Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS - Ape volontaria e Social

Pensioni anticipate e APE sociale donna dai 63 anni: come funziona lo sconto contributivo per chi ha figli

L’APE sociale permette l’accesso alla pensione anticipata dai 63 anni, purché siano presenti i requisiti contributivi e di disagio sociale: ecco cosa cambia per chi ha figli.

Tra i provvedimenti sperimentali di accesso anticipato alla pensione (in corso di scadenza entro il termine del 2020) c’è anche l’APE sociale, un meccanismo che prevede di garantire una importante tutela in favore di coloro che vivono particolari situazioni di disagio. Il rinnovo del provvedimento sarà tra i temi chiave in discussione nei tavoli negoziali in avvio tra governo e sindacati la prossima settimana.

A livello pratico, questa opzione di uscita flessibile dal lavoro è circoscritta a tutte le lavoratrici e ai lavoratori con almeno 63 anni di età e 30-36 anni di contribuzione, in base allo specifico profilo riconosciuto dalla legge, con uno sconto in favore delle lavoratrici con figli circoscritto ad alcuni casi particolari.

In senso generale, la tutela previdenziale si attiva in favore di quattro specifiche categorie, ovvero dei disoccupati di lungo termine, dei caregivers, dei lavoratori con invalidità uguale o superiore al 74% e di chi ha svolto le attività gravose e usuranti riconosciute dalla legge (in questo ultimo caso è necessario aver maturato almeno 36 anni di versamenti).

In pensione con l’APE sociale donna: le tutele previste per le lavoratrici con figli

Al fine di procedere a un parziale riconoscimento del lavoro di cura svolto dalle donne il legislatore ha implementato un importante correttivo rispetto ai requisiti contributivi appena evidenziati, concedendo uno sconto per le lavoratrici che hanno figli. In particolare, è stato riconosciuto uno sconto di 12 mesi per ogni figlio (con un limite massimo al beneficio di due anni) per le lavoratrici che rientrano nel primo e nel terzo profilo.

Il riferimento va quindi alle disoccupate di lungo termine rimaste senza ammortizzatori sociali e alle lavoratrici dipendenti che hanno svolto attività gravose o usuranti. In presenza di tutti gli altri requisiti richiesti dalla legge, queste contribuenti potranno quindi accedere all’APE sociale rispettivamente con 28 anni e con 34 anni di versamenti.

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Riforma pensioni: la necessità di ampliare il riconoscimento del lavoro di cura

Sebbene l’arrivo di uno sconto contributivo per il riconoscimento del lavoro di cura sia stato accolto come un passo in avanti da molte lavoratrici, resta il fatto che il gender gap presente all’interno del nostro sistema previdenziale necessiti ancora di un vasto intervento al fine di essere colmato. Un concetto ripreso in più occasioni dalle stesse lavoratrici, come avviene ad esempio all’interno del Comitato Opzione Donna Social.

“Spesso ci si dimentica che le donne non sono a prescindere soggetti deputati alla cura, specie se debbono rinunciare a essere persone realizzate per indossare le vesti di chef, lavandaie, autiste, badanti, baby sitter etc.etc., salvo scegliere di farlo”, spiega Orietta Armiliato all’interno di uno dei post pubblicati sul CODS. “Finché questi concetti non saranno il loro credo, passi avanti se ne faranno pochi. E infatti, la storia, insegna”, conclude l’amministratrice del Comitato.

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