Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni anticipate, dopo la quota 100 si rafforza l’ipotesi della quota 41 contributiva: ecco tutti i dettagli su come potrebbe funzionare

Le ultime indiscrezioni di stampa per la nuova opzione di accesso anticipato alle pensioni parlano di avviare una quota 41 per tutti, ma con la penalizzazione del contributivo puro.

Sul delicato tema delle pensioni anticipate si torna a parlare dei lavoratori precoci, ovvero di coloro che hanno iniziato a lavorare in giovane o giovanissima età e che attendono una misura generalizzata di flessibilità nell’uscita dal lavoro. È quanto emerge dal Ministero del Lavoro secondo le ultime ipotesi di stampa e in particolare da quanto riportato all’interno di un recente articolo pubblicato su Il Giornale, nel quale si fa riferimento all’ipotesi di avviare una nuova quota 41 per tutti al termine della sperimentazione legata alla quota 100.

Quest’ultima risulta in scadenza naturale al prossimo 31 dicembre 2021, consentendo fino a quel momento di ottenere l’accesso anticipato alla pensione con almeno 62 anni di età e 38 anni di versamenti. L’opzione non presenta l’applicazione di penalizzazioni, ma richiede la non cumulabilità con ulteriori redditi da lavoro dipendente o autonomo fino al raggiungimento dell’età utile per la pensione di vecchiaia (67 anni).

Pensioni anticipate, l’ipotesi della nuova quota 41 con ricalcolo contributivo

Secondo quanto emerso negli scorsi giorni, al fine di ovviare allo scalone che si creerà a partire dal 2022 con la fine della quota 100 e il pieno ritorno dei criteri di pensionamento della legge Fornero si potrebbe avviare una nuova quota 41 per tutti. L’ipotesi prevede di garantire il pensionamento anticipato indipendentemente dall’effettiva età raggiunta a tutti quei lavoratori che accumulano almeno 41 anni di contribuzione nel proprio montante previdenziale.

Attualmente la legge Fornero prevede invece, per il raggiungimento della pensione anticipata, la maturazione di almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne). Esiste anche una quota 41, ma è fortemente limitata dai requisiti d’ingresso in quanto destinata a lavoratori con almeno un anno di versamenti prima del 19mo anno di età e che rientrano nelle categorie di disagio previste dal legislatore (invalidi, caregiver, disoccupati e attività gravose o usuranti).

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Riforma pensioni: l’ipotesi del ricalcolo contributivo puro

Stante la situazione appena evidenziata, il principale problema da risolvere resterebbe quello della quadra sui conti pubblici. La tenuta del sistema rappresenta una priorità, visto anche il grave impatto della crisi economica dovuta al Coronavirus sul bilancio dello Stato. Per riuscirci il governo potrebbe agganciare la nuova quota 41 al ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, come già avviene per l’opzione donna.

Di fatto, il meccanismo potrebbe garantire l’equità sociale, perché punta semplicemente a restituire al lavoratore quanto accantonato. Quest’ultimo accetta di percepire un assegno più basso per un lasso di tempo più lungo. Il tutto al prezzo di un assegno più basso, con un taglio che per alcuni lavoratori potrebbe diventare importante e raggiungere la misura del -20 o -30%.

Otre a ciò, bisogna considerare che la scelta di farsi liquidare un assegno secondo il metodo del sistema contributivo puro sarebbe irreversibile per il lavoratore. Ma il meccanismo permetterebbe anche di azzerare il costo della riforma per le casse dello Stato, garantendo comunque la possibilità di scegliere su base volontaria ai lavoratori precoci di anticipare il proprio ingresso nell’Inps.

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