Pensioni anticipate dai 62 anni nella PA: ipotesi scivolo di 5 anni, le opinioni e i dubbi dei lavoratori

Sulle pensioni anticipate è emersa negli scorsi giorni l’ipotesi dello scivolo Brunetta con Quota 92. Per il ricambio generazionale sarebbe possibile ottenere fino a 5 anni di sconto rispetto ai criteri ordinari, ecco cosa ne pensano i lavoratori.

La riforma delle pensioni è al centro dei tavoli tecnici sul quale sta lavorando il Ministero del Lavoro, ma negli scorsi giorni sono emerse molteplici ipotesi d’intervento. Tra queste ha fatto molto discutere l’opzione di un prepensionamento destinato ai lavoratori della pubblica amministrazione. L’ipotesi, definita anche «scivolo Brunetta» (dal nome dell’ideatore) potrebbe garantire fino a 5 anni di sconto rispetto ai requisiti ordinari di quiescenza per l’Inps.

In cambio, la pubblica amministrazione si impegnerebbe ad assumere giovani neolaureati, con un duplice effetto positivo. Il primo riguarda l’evidente azione di contrasto alla disoccupazione giovanile. Il secondo la possibilità di portare nuove competenze all’interno del pubblico impiego, in una fase durante la quale si assiste al forte trend della digitalizzazione.

Ma quale opinione hanno maturato i lavoratori al riguardo? Per cercare di capirlo abbiamo lanciato un sondaggio sulla pagina «Riforma pensioni e Lavoro». Al momento della stesura di questo articolo sono state raggiunte oltre 43mila persone in meno di una settimana, mentre le interazioni hanno superato quota 9500. Abbiamo quindi raccolto alcuni dei commenti più votati, in modo da evidenziare quali sono le opinioni (ma anche i dubbi) dei lavoratori rispetto a questa proposta.

Riforma pensioni e scivolo PA: i dubbi sulla distinzione tra pubblico e privato

Rispetto alla proposta di turn over nel settore pubblico, molti dubbi sono emersi ancora prima di entrare nel merito dei criteri di accesso alla possibile misura. Uno dei commenti più votati al riguardo è di Milva C., la quale spiega che «non si dovrebbe fare distinzione tra pubblico e privato».

Per Elisabetta P. si rischia «una guerra tra lavoratori privati e lavoratori pubblici. Per esperienza pluridecennale sia nel pubblico che nel privato, posso affermare che i vagabondi sono sia da una parte che dall’altra, così come le persone responsabili e coscienziose. Basta con questi luoghi comuni, questa guerra tra poveri, dobbiamo invece indignarci per chi prende cifre spropositate senza renderne conto e non all’altezza delle responsabilità che sono state loro assegnate. Di esempi ne potremmo fare a migliaia e i risultati sono sotto gli occhi di tutti e tutti ne paghiamo le conseguenze.»

Rita M. ricorda invece che «la PA necessita di gente giovane, sveglia, energica e un minimo preparata, votata allo sfoltimento di burocrazie spesso farraginose e parzialmente ormai inutili. Cominciamo ad inserire giovani e ci sarà un salto di qualità.»

Pensioni anticipate e riforma 2021, per lo scivolo attenzione alle categorie

Sul punto c’è chi propone di spostare l’attenzione dal tipo di contratto (privato o pubblico impiego) al tipo di lavoro. Secondo Porzia S. «dipende dalle categorie... un bracciante agricolo, un pescatore, un muratore, un autista non puoi mandarlo in pensione a 67 anni. Sopratutto per la donna che fa il doppio del lavoro, questa legge è ingiusta.»

In generale, il richiamo a un alleggerimento delle regole di accesso alla pensione resta condiviso in tutti i commenti. Fiorella P. chiede, ad esempio, maggiore inclusività: «o tutti o niente... Dopo I sessant’anni si dovrebbe poter scegliere se continuare a lavorare o andare in pensione con il calcolo dei contributi maturati. Così, chi non riesce più a lavorare potrebbe avere un mezzo di sussistenza. Mentre oggi chi ha lavorato 30 anni e perde il lavoro viene trattato come chi non ha mai versato.»