Pensioni anticipate con ipotesi Quota 92 dai 62 anni di età e 30 di versamenti: i commenti dei lavoratori

Pensioni anticipate con ipotesi Quota 92 dai 62 anni di età e 30 di versamenti: i commenti dei lavoratori

Sulle pensioni anticipate emerge nuovamente l’ipotesi di una quota 92 con un minimo di 62 anni, ma l’uscita sarebbe legata a una penalizzazione sul futuro assegno. Ecco cosa ne pensano i lavoratori potenzialmente interessati dalla misura.

La riforma delle pensioni del 2021 - 2022 potrebbe passare ancora una volta per il sistema a quote. A proporre l’idea di rilanciare lo strumento di flessibilità è stato nelle scorse ore l’esponente Dem Graziano Del Rio, ipotizzando l’avvio di una quota 92 in sostituzione della quota 100. Quest’ultima è in scadenza al 31 dicembre del 2021 e il suo mancato rinnovo rischia di provocare un vero e proprio scalone per molti lavoratori, che si vedrebbero costretti a tornare improvvisamente alle regole previste con la legge Fornero.

La nuova quota 92 dovrebbe quindi garantire continuità alla flessibilità in uscita dal lavoro, con criteri anche più favorevoli rispetto alla quota 100. I pensionandi potrebbero infatti ottenere l’accesso all’Inps a partire dai 62 anni di età e con appena 30 anni di versamenti, contro i 38 anni della quota 100.

Sul punto pende però anche l’applicazione di una possibile penalizzazione sull’assegno. In passato si è parlato di un possibile taglio del 3% annuo. Questo significa che un anticipo di cinque anni potrebbe portare a una perdita complessiva del 15% dell’importo pensionistico rispetto a coloro che attenderanno i requisiti ordinari della pensione di vecchiaia (fissati a 67 anni di età e 20 anni di contribuzione).

Pensioni anticipate, l’opinione dei lavoratori sull’ipotesi di una quota 92

Stante la situazione appena evidenziata, abbiamo chiesto direttamente ai lavoratori iscritti alla pagina Facebook “Riforma pensioni e lavoro” di raccontarci la loro opinione in merito all’ipotesi della quota 92. Nell’arco di poche ore si sono concretizzati oltre 650 commenti, segno del forte interesse verso la tematica. D’altra parte, le opinioni restano contrastanti, sebbene la necessità di maggiore flessibilità nelle regole di accesso alla pensione siano riconosciute e condivise universalmente.

A far discutere maggiormente è l’applicazione dell’eventuale penalizzazione sull’assegno. Maria Grazia domanda «perché ci devono essere penalizzazioni se c’è chi prende il reddito di cittadinanza senza aver mai lavorato e percepisce quanto uno che ha lavorato e versato i contributi». Per Marina «dipende da che penalizzazione: troverei più equo andare in pensione con i contributi versati senza penalizzazione partendo da un limite di età a un massimo... e poi ognuno di noi farà i propri calcoli».

Le perplessità sulle pensioni flessibili tramite quota 92 dei lavoratori precoci e delle donne

Tra le maggiori perplessità emergono quelle dei lavoratori precoci, che esprimono la propria contrarietà rispetto all’impostazione del parametro anagrafico. Jo chiede «perché 62 anni? Ho 38 anni di lavoro e 55 anni, perché devo aspettare 62 anni se ho iniziato presto? 41 anni per tutti senza età. Vado in pensione e prendo per quello che gli ho pagato». Antonio spiega di avere «39 anni di contributi interamente versati e 57 anni di età: cosa dovrei dirvi? No. Ditemelo voi».

Alessandro chiede maggiore equilibrio in senso generale, favorendo al contempo l’occupazione giovanile. «Penso che un lavoratore con un montante dai 35 anni di contributi in su abbia il diritto di andar in pensione senza penalizzazione, lasciando il posto di lavoro ai giovani». Infine, sono tantissime anche le donne che ricordano l’impatto del lavoro di cura e chiedono quindi di evitare l’applicazione di penalizzazioni, viste le conseguenze del gender gap.

Antonella ricorda che «una donna lavora per 38 anni sia fuori casa che in casa. Cucina, stira pulisce, fa la segretaria, l’educatrice, la psicologa... a volte pure l’infermiera. Tutto ciò per il bene della sua famiglia, per i figli e per suo marito, che nel migliore dei casi collabora. Una donna che fa tutto questo per 38 anni... Ditemi perché deve essere anche penalizzata per smettere di lavorare fuori casa e percepire una pensione! Prego rispondere. Forse doveva non sposarsi e non fare figli. Fare carriera senza avere una famiglia, per non essere penalizzata. Questa è l’unica colpa», conclude la lavoratrice.