Autore: B.A

Pensione

30
Dic 2019

Pensioni anticipate: come funzionerebbe la pensione a coefficienti di gravosità?

Diverse le proposte di riforma delle pensioni, con quella del Presidente Tridico che spinge verso una pensione flessibile differenziata tra professioni.

«Un minatore deve poter andare in pensione prima perché fa un lavoro piuttosto pesante», questo un esempio che il Presidente dell’Inps ha prodotto in una sua recente intervista, in cui ha proposto una sua visione di riforma del sistema pensionistico italiano. Una pensione a punti, o meglio, una pensione a coefficienti di gravosità. In pratica, l’idea è di differenziare le soglie di uscita in base alla tipologia di professione o attività lavorativa che un soggetto svolge nella sua vita. E sarebbe la cura alla carenza di flessibilità di cui soffre il nostro sistema previdenziale.

Gli effetti della riforma Fornero

La riforma del Governo Monti, quella che ha prodotto la legge Fornero, ha ingessato il sistema dal punto di vista dei requisiti di accesso alle misura pensionistiche. Per la pensione di vecchiaia si deve arrivare ormai a 67 anni di età con 20 di contribuzione versata. Per la pensione anticipata, che proprio Fornero ha chiamato così, cancellando le vecchie pensioni di anzianità, servono 42 anni e 10 mesi nel caso in cui il richiedente è maschio, mentre sono necessari anni e 10 mesi nel caso in cui il richiedente è femmina. E sono misure che rappresentano i due pilastri del sistema, ma che non offrono scelta ai lavoratori. O si arriva a quelle soglie oppure non si può andare in pensione.

Negli anni sono intervenute diverse altre misure, ma che hanno prodotto solo scivoli e anticipi destinati a salvaguardare poche cerchie di lavoratori. Misure spesso sperimentali, che non hanno riformato il sistema. In tutti i paesi dove vige il sistema di calcolo contributivo delle pensioni, la flessibilità è un principio che esiste. In Italia però questa qualità al sistema manca. Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, cioè nel sistema contributivo, la pensione sarà liquidata in base a quanto si è versato di contributi. Questo fattore è molto importante, perché di fatto, più si lavora, più si versano contributi e di conseguenza, più si guadagna di pensione.

Evidente che prima si esce dal lavoro e meno si prende di pensione, perché inevitabilmente meno si versa di contribuzione. Ecco perché da più parti si suggerisce di creare misure che lascino al lavoratore la scelta di lasciare il lavoro o di restarci, in base alle sue esigenze reddituali (pensione più bassa o più alta), ed in base alla tipologia di attività svolta (lavori gravosi o meno gravosi).

La soluzione di Tridico

Ed è proprio sui lavori gravosi che si basa la teoria o la proposta di Pasquale Tridico. Occorrerebbe prevedere una misura, che fissata una soglia minima di età, permetta a chi svolge lavori pesanti, di poter lasciare anticipatamente il lavoro. Le attività lavorative e le professioni, andrebbero catalogate proprio in base al logorio che le stesse hanno su coloro che le svolgono. Andrebbero individuati dei coefficienti di gravosità, una specie di graduatoria delle attività di lavoro, classificate in base al logorio che producono. E così facendo, secondo Tridico, ogni categoria avrebbe le sue soglie di uscita.