Pensioni anticipate, clamoroso: indebitarsi per andare in pensione, due soluzioni allo studio

Allo studio due soluzioni per mandare in pensione prima i lavoratori, ma che sarebbero costretti ad accendere un vero e proprio mutuo.

E se alla fine per centrare la pensione prima al lavoratore venisse imposto un mutuo? Questa l’ultima ipotesi che sta prendendo piede per quanto riguarda l’ipotetica riforma delle pensioni per il post quota 100.

Per carità, nulla di nuovo, dal momento che qualche anno fa fu creata una misura che prevedeva proprio l’accensione di una specie di finanziamento da parte del pensionato per poter accedere prima alla pensione.

La misura era l’Ape volontario, che però ha funzionato poco perché chiedeva al pensionato di restituire quanto percepito di pensione anticipata dai 63 anni, una volta compiuti i 67 anni di età.

Un prestito vero e proprio che torna a fare capolino tra le ipotesi allo studio, come si legge su un articolo del quotidiano Il Giornale.

A dire il vero, oltre a questa nuova idea che ricalca ciò che è successo con l’Ape volontario, anche una parte della famosa proposta di riforma con pensione in quote di Pasquale Tridico aveva una ipotesi che richiamava al prestito per il pensionato.

La pensione anticipata in cambio di un mutuo

In pensione prima, ma con un mutuo, così titola il quotidiano Il Giornale. Un mutuo per poter accedere alla pensione con 4 anni di anticipo rispetto ai 67 anni di età.

Il lavoratore dovrebbe rinunciare ad una parte dell’assegno mensile raggiunto quando compirà 67 anni di età, per restituire i soldi alla banca che ha anticipato il denaro per tutti i 4 anni di anticipo. Si aprirebbe quindi ad un nuovo scivolo di quattro anni di anticipo dietro la sottoscrizione di un vero e proprio contratto di mutuo.

Un prestito a tasso agevolato, perché sempre come si legge sul quotidiano, grazie a dei fondi di finanziamento complementari a garanzia statale, gli interessati che si trovano a 4 o meno anni dalla quiescenza, potrebbero ottenere condizioni di prestito favorevoli.

Ciò non toglie che il pensionato a 67 anni si troverebbe una vera e propria rata di mutuo da rimborsare mensilmente mediante trattenuta sulla pensione. E il TFR del lavoratore, maturato fino alla data di uscita, diventerebbe la garanzia necessaria per ottenere il prestito.

Anche Tridico avrebbe una soluzione simile

Il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico tempo fa aveva proposto come soluzione post quota 100, una pensione anticipata a 62 o 63 anni, con un duplice calcolo dell’assegno. Infatti alla data di uscita anticipata, il lavoratore avrebbe dovuto percepire solo la pensione calcolata con il sistema contributivo.

Poi, a 67 anni, al termine dell’anticipo, al lavoratore stesso sarebbe stata ricalcolata la pensione con il retributivo come originariamente spettante. La via alternativa di questa proposta di Tridico prevedeva una specie di prestito, anche se a differenza dell’Ape volontaria, o della ipotetica misura di cui tratta il Giornale, non tira dentro banche e Istituti di credito.

La via alternativa, che renderebbe più appetibile l’uscita nell’immediato, ma che costerebbe cara ai pensionati, è quella del prestito. Infatti alla data di uscita con l’anticipo di cui parla il numero uno dell’Inps, il lavoratore otterrebbe la pensione intera, calcolata con il sistema misto e non con il contributivo fino a 67 anni.

La parte eccedente di pensione erogata immediatamente, andrebbe però restituita una volta raggiunti proprio i 67 anni che significano pensione di vecchiaia. Ed anche in questo caso, in rate mensili trattenute sulla pensione futura. Leggi anche: Pensioni 5 anni prima con lo scivolo Orlando