Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni anticipate, ancora proposte sulla quota 100: ‘ognuno si paghi la sua uscita flessibile’

Sulle pensioni flessibili continuano ad arrivare nuove proposte di riforma del settore, mentre proseguono gli appuntamenti di confronto istituzionale.

Le ultime novità sulle pensioni ad oggi 25 febbraio 2020 vedono emergere nuove dichiarazioni tecniche in merito alla flessibilità previdenziale e alla necessità di mantenere in equilibrio il sistema pubblico. Tra queste, spiccano le critiche alla quota 100 ed alle altre opzioni di prepensionamento quando queste non sono equilibrate da meccanismi compensativi, stante la prospettiva per molti giovani di raggiungere l’agognata quiescenza solo a 70 anni di età.

Pensioni anticipate e quota 100: “un inganno, perché non supera la legge Fornero”

Prosegue l’alternarsi di dichiarazioni tecniche e politiche in merito alla quota 100 ed ai meccanismi di riforma del settore previdenziale. Secondo quanto indicato dal Professore di diritto dell’Università Statale di Milano Pietro Ichino al sito Formiche.net, l’opzione di uscita dal lavoro a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di versamenti rappresenterebbe “un inganno, perché è stata presentata come un superamento della riforma Fornero, ma non è così”.

L’esperto di previdenza propone quindi un’alternativa flessibile che risulti basata su rendite vitalizie “calcolate in base alla minore contribuzione” in caso di anticipo. Questo per evitare che a pagare i prepensionamenti siano figli e nipoti, dando vita ad “una gravissima ingiustizia intergenerazionale”.

Secondo quanto evidenziato dal tecnico, non sarebbe sufficiente nemmeno l’ipotesi di penalizzazione del 2% l’anno, circolata nelle scorse settimane. Tale scenario viene infatti descritto come “assolutamente insufficiente” visto che i giovani rischiano di andare in quiescenza “solo dopo i 70 anni, sempre che riescano ad andarci”.

Infine, critiche hanno riguardato anche l’ipotesi del ricambio generazionale, visto che sul piano macroeconomico “se il pensionamento è a carico dello Stato, produce debito e sottrae risorse o agli investimenti pubblici, o alla spesa per servizi e quindi alla creazione di nuove occasioni di lavoro”.

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Pensioni: oggi l’audizione di Tridico in Parlamento

Proseguirà in tarda mattina l’audizione del Presidente dell’Inps Pasquale Tridico presso l’aula di Palazzo San Macuto davanti alla commissione parlamentare di controllo sulle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.

Lo rende noto l’agenzia Askanews, evidenziato che l’economista riferirà in merito all’indagine conoscitiva sulle funzionalità del sistema previdenziale, riferendosi in particolare all’efficienza del servizio e delle prestazioni garantite in favore dei cittadini, oltre che in merito alle condizioni di equilibrio delle diverse gestioni.

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Cazzola ed i dati sulle pensioni anticipate nel sistema pubblico

Anche l’economista Giuliano Cazzola è tornato recentemente ad evidenziare i dati diffusi dall’Inps e analizzati all’interno dell’ultimo dossier redatto da Itinerari Previdenziali. Secondo l’esperto di previdenza, all’interno della pubblica amministrazione i pensionamento anticipati sono il quadruplo di quelli che avvengono con i criteri dell’uscita di vecchiaia. Un dato che rende esplicito un fatto: “l’Italia è il Paese dell’anticipo della pensione”, prosegue l’ex Parlamentare.

“Se si considerano infatti non solo il settore pubblico ma anche quello privato” sottolinea Cazzola, “emergono dati abbastanza clamorosi che non sono percepiti come tali dall’opinione pubblica”. Infatti, “al 31 dicembre del 2018 le pensioni di anzianità erano più di 6 milioni (il 36,1% del totale), quelle di vecchiaia 5,2 milioni (il 31,4%), quelle di invalidità previdenziale 1,1 milioni (il 6,8%) e quelle ai superstiti 4,3 milioni (il 25,7%).