Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni anticipate, allo studio quota 102 dai 64 anni per superare la legge Fornero

Sulle pensioni flessibili i tecnici dell’esecutivo stanno studiano l’ipotesi della quota 102, ma il limite anagrafico sarà più elevato rispetto all’attuale meccanismo anticipato della quota 100.

Le nuove pensioni anticipate potrebbero passare per la quota 102. Il meccanismo allo studio del governo per superare la legge Fornero sembra basarsi ancora una volta sul principio delle quote, ma con criteri stringenti rispetto alle regole attuali. La questione non è immediata, visto che la sperimentazione legata alla quota 100 continuerà a risultare disponibile fino al termine dell’anno.

Ma i prossimi 12 mesi saranno fondamentali per giungere a una riforma delle regole di accesso all’Inps. Lavoratori e sindacati chiedono una misura strutturale che possa finalmente superare le criticità della legge Fornero. Mentre un intervento è comunque indispensabile, considerando che dal 2022 (salvo ulteriori rinnovi) termineranno le sperimentazioni legate alla quota 100, ma anche all’Ape sociale e all’opzione donna.

Riforma pensioni: si cerca un meccanismo in grado di sostenere l’intera platea

Sullo sfondo si prospetta quindi una discussione accesa, anche considerando che finora il sistema pensionistico è stato caratterizzato dal moltiplicarsi di salvaguardie e misure a tempo. Le regole della quota 100 consentono attualmente l’accesso alla pensione anticipata con almeno 62 anni di età e 38 anni di versamenti, ma la risposta dei lavoratori è stata al di sotto delle attese.

Secondo le ultime indiscrezioni di stampa, la nuova flessibilità dovrebbe prendere forma attraverso una possibile quota 102, con un criterio anagrafico peggiorativo. Si passerà infatti dai 62 ai 64 anni di età, mentre resterebbe fermo il parametro contributivo dei 38 anni. Ma un simile meccanismo, di fatto, continuerebbe a tagliare fuori dalla flessibilità previdenziale proprio coloro che hanno avuto una carriera difficile, come nel caso dei lavoratori discontinui e precari.

Oltre a ciò, le ipotesi prevedono l’applicazione di una penalizzazione fino al 3% per ogni anno di anticipo, fatto che potrebbe scoraggiare ulteriormente ad aderire anche coloro che possiedono effettivamente i requisiti utili per poter beneficiare della quota 102.

Pensioni anticipate, lo scontro con i sindacati e la ricerca di un compromesso sui costi

Se le condizioni della proposta governativa ipotizzata nei principali organi di stampa dovessero risultare confermate, appare chiaro che si profila un possibile scontro con i sindacati. Le parti sociali chiedono da tempo misure di flessibilità generalizzata, con l’accesso alla pensione dai 62 anni (con 20 anni di versamenti). Mentre per i lavoratori precoci si chiede la quota 41 per tutti.

Distanza c’è anche sul nodo dei costi. I rappresentanti dei lavoratori ricordano infatti la progressiva adozione e prevalenza del calcolo contributivo puro rispetto a quello retributivo o misto negli assegni che verranno erogati durante i prossimi anni. Di fatto, questo significa che ai lavoratori che sceglieranno il pensionamento anticipato verrà restituito semplicemente ciò che hanno versato.

Ma il problema di fondo resta quello delle coperture. Consentire una flessibilità generalizzata potrebbe costare fino a 20 miliardi di euro, mentre il governo sarebbe pronto a spendere al massimo un quinto della cifra. Anche per questo i conti sulle pensioni non tornano.