Pensioni anticipate a 60 o 62 anni con l’aiuto del datore di lavoro: opzioni, differenze e requisiti

Pensioni anticipate a 60 o 62 anni con l'aiuto del datore di lavoro: opzioni, differenze e requisiti

Oltre ai classici strumenti previdenziali che permettono il pensionamento, ci sono due misure che offrono tra i 5 ed i 7 anni di anticipo ma con l’aiuto dell’azienda per cui si lavora.

Andare in pensione oggi è possibile con diverse misure previdenziali, qualcuna strutturale ed altre a scadenza. Per il 2021 e quindi per i restanti mesi di questo particolare anno, ci sono i due pilastri del sistema, cioè pensione di vecchiaia e pensione anticipata, poi quota 100, Ape sociale, Opzione donna, anticipata contributiva, scivolo usuranti, quota 41 precoci, pensioni quindicenni e deroghe varie ai requisiti Fornero.

Queste sono le misure classiche di pensionamento, che vedono nel diretto interessato, cioè nel futuro pensionato, l’attore unico di tutta l’operazione. Ogni misura ha determinati requisiti da centrare, e nel momento in cui un lavoratore li centra, quest’ultimo non deve chiedere niente a nessuno per andare in quiescenza.

Ma ci sono due misure, di cui una recentemente potenziata dal governo, che permettono pensionamenti con l’aiuto del datore di lavoro. Parliamo di Isopensione e contratto di espansione. E sono due misure che hanno nell’anticipo il loro appeal, perché si può lasciare il lavoro addirittura 7 anni prima, ben 84 mesi prima del compimento dei 67 anni utili alla pensione di vecchiaia.

Differenze tra Isopensione e contratto di espansione

In entrambi i casi e per entrambe le misure la figura del datore di lavoro, intesa come azienda per cui si presta attività, è fondamentale. L’Isopensione è una di reddito ponte, uno strumento che accompagna i lavoratori alla pensione.

Nasce con la legge Fornero e pertanto, è una soluzione che da anni molti lavoratori e molte aziende possono sfruttare per i reciproci e convergenti interessi. Infatti il lavoratore riesce a centrare prima la pensione, l’azienda riesce a gestire meglio gli esuberi di personale.

Infatti oltre che Isopensione, la misura viene chiamata incentivo all’esodo. Si parte dall’età di 60 anni, perché la misura riguarda soggetti che si trovano a 7 anni dal compimento dei 67 anni di età che permettono l’accesso alla pensione di vecchiaia. Durante gli anni di reddito ponte, l’assegno pari alla pensione maturata, viene pagato dall’azienda.

Ed oltre allo stipendio l’azienda copre pure i contributi previdenziali dalla data di uscita con l’esodo, alla data di maturazione del requisito pensionistico effettivo. La legge di Bilancio 2021 ha esteso l’Ispoensione fino al 2023. Occorre trovare un accordo con i datori di lavoro su base sindacale naturalmente.

Il contratto di espansione

Una misura gemella dell’Isopensione è il contratto di espansione. Gemella perché tira dentro le aziende, ma piuttosto diversa a partire dagli anni di anticipo. Infatti con il contratto di espansione l’usicta è consentita a chi si trova a 5 anni o dalla pensione anticipata o da quella di vecchiaia.

E nel primo caso l’azienda copre anche la contribuzione previdenziale durante gli anni di anticipo, mentre per le pensioni di vecchiaia no. Se per l’incentivo all’esodo è stata la legge Fornero a dargli i natali, per il contratto di espansione la nascita è più recente, perché è stato il decreto Crescita ad istituirlo e adesso nel decreto Sostegni si ritocca la misura estendendola anche alle piccole aziende.

I contratto di espansione è uno scivolo pensionistico che permette al datore di lavoro di licenziare i dipendenti più anziani mandandoli in prepensionamento. Ricapitolando, con l’Isopensione o incentivo all’esodo che dir si voglia, grazie ad un accordo su base sindacale i lavoratori possono andare in pensione fino a 7 anni prima rispetto ai requisiti normalmente previsti dalla Legge Fornero, sia per la pensione anticipata che per la pensione di vecchiaia.

I lavoratori in questione, con l’esodo ricevono un’indennità da parte dell’azienda pari allo stesso importo di quella che sarebbe stata la pensione calcolata al momento dell’anticipo del pensionamento. A pagare è sempre l’Inps, perché l’azienda non fa altro che versare all’Istituto le somme dovute a titolo di assegno e di contribuzione.

Somme che poi l’Inps eroga mensilmente al pensionato come accade normalmente per la pensione canonica. Anche con il contratto di espansione l’azienda non fa altro che caricarsi l’onere di pagare al prepensionato, una indennità pari al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

L’Isopensione riguarda i lavoratori di qualsiasi settore purché il datore di lavoro abbia non meno di 15 dipendenti a libro paga, cioè assunti e sempre che ci sia stato accordo con i sindacati nell’individuare i nomi dei lavoratori a cui concedere questa uscita. L’accordo tra azienda e parti sociali deve essere ratificato pure dall’Inps.

Con il contratto di espansione invece, bisogna essere assunti in aziende che occupano minimo 250 lavoratori (ma nel decreto Sostegni Bis si parla di estendere la misura ad aziende da 100 dipendenti in su). Per il contratto di espansione occorre che l’azienda sia interessata da piani di trasformazione delle proprie attività e da piani di riorganizzazione aziendale che portino a modificare i processi aziendali stessi.