Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni anticipate, Misiani (MEF) spiega che quota 100 non verrà rinnovata

Sulle pensioni flessibili il Viceministro Misiani esprime nuovamente la posizione del governo: no al rinnovo della quota 100, ma c’è incertezza su come verrà attuata la riforma del sistema.

Le pensioni tengono banco nel dibattito politico, tanto che continuano ad arrivare nuove prese di posizione in merito alla flessibilità previdenziale e in particolare agli interventi che verranno portati avanti dal governo al fine di garantire la riforma complessiva del sistema. L’obiettivo (difficile) resta quello di trovare la quadra tra la necessità dei lavoratori di ottenere un meccanismo ragionevole di accesso all’Inps e l’obbligo di garantire la tenuta dei conti pubblici.

Nel nodo da sciogliere rientra quindi l’attuale rigidità delle regole di pensionamento decise con l’ormai lontana legge Fornero, mentre sul punto si prospetta una situazione complicata anche per la fine della quota 100. L’opzione garantisce l’uscita dal lavoro a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di versamenti, senza l’applicazione di ulteriori penalizzazioni e con il semplice divieto di cumulo rispetto a un’attività lavorativa come dipendente o autonoma.

Riforma Pensioni, la presa di posizione del Vice Ministro Misiani

Su quanto appena evidenziato si è espresso recentemente anche il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze Antonio Misiani durante il proprio intervento alla Summer School della Scuola di Politiche. L’esponente Dem ha spiegato che “Quota 100 scade a fine 2021 e non verrà prorogata”, ma si è espresso anche in merito al funzionamento del welfare spiegando che “il reddito di cittadinanza va cambiato e reso molto più simile agli strumenti degli altri Paesi”.

La presa di posizione da parte del MEF va a rafforzare un indirizzo d’azione che era stato già evidenziato in passato e che porta alla conclusione della quota 100 a partire dal 2022. Il primo gennaio dello stesso anno dovrà quindi prendere forma un nuovo meccanismo di flessibilità previdenziale, visto che in caso diverso il ritorno alla legge Fornero pura significherebbe per i lavoratori coinvolti dover fare fronte a uno scalone lungo fino a cinque anni.

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Le ipotesi sulle pensioni flessibili: Quota 41 e uscita per tutti dai 62 anni di età

Se è vero che sembra ormai certa la conclusione della sperimentazione sulle pensioni anticipate tramite la quota 100, resta grande incertezza su quella che potrebbe essere la nuova misura di flessibilità introdotta a partire dal 1° gennaio 2022. Al momento si parla di una possibile ipotesi dai 62 anni di età con un monte contributivo attorno ai 30-35 anni e una penalizzazione attorno al 3% l’anno.

Considerando che l’età di accesso alla pensione di vecchiaia è fissata a 67 anni, la decurtazione massima dovrebbe quindi arrivare al 15% per tutti coloro che dovessero scegliere di fruire del massimo anticipo. In alternativa, si studia una possibile quota 41 da estendere a tutti i lavoratori (al momento non è chiaro se verrà applicata un’eventuale penalizzazione), mentre al momento l’opzione risulta possibile solo per alcune specifiche di categorie di lavoratori coinvolti in situazioni di disagio.

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