Pensioni anticipate 2020: le uscite di anzianità sorpassano la quota 100, pochi pensionamenti con opzione donna

Pensioni anticipate 2020: le uscite di anzianità sorpassano la quota 100, pochi pensionamenti con opzione donna

Gli ultimi dati sulle pensioni flessibili vedono indietreggiare la quota 100 rispetto agli altri meccanismi di uscita anticipata dal lavoro. Il prossimo anno sono previste moltissime uscite nella scuola.

Emergono importanti aggiornamenti sulle pensioni anticipate dagli ultimi dati diffusi dall’Inps. A poco più di un mese dall’approvazione della legge di bilancio 2021, che dovrebbe portare a novità e aggiornamenti importanti proprio sui meccanismi di uscita flessibile dal lavoro, si consolida la tendenza a ricorrere alla pensione di anzianità anziché all’opzione sperimentale di prepensionamento della quota 100. Quest’ultima consente l’uscita dal lavoro a partire dai 62 anni di età e con 38 anni di versamenti, garantendo allo stesso tempo l’assenza di penalizzazioni sul futuro emolumento previdenziale (e con il solo vincolo a non riprendere l’attività lavorativa).

Le persone che hanno usufruito della quota 100 a partire dallo scorso mese di giugno e fino a settembre 2020 sono state circa 40mila, mentre complessivamente dall’inizio della sperimentazione (risalente al mese di gennaio 2019) si contano circa 242mila pensionamenti. L’opzione resterà comunque in vigore per tutto il 2021, visto che il governo ha indicato di voler portare a scadenza il provvedimento (che termina il 31 dicembre del prossimo anno).

Pensioni anticipate e Quota 100: il divario tra le richieste di uscita e le stime di 300mila pensionamenti l’anno

Quello che si è effettivamente concretizzato sino a oggi è un vero e proprio divario tra le stime iniziali di fruizione della quota 100 e le effettive richieste pervenute all’Inps da parte dei lavoratori. I tecnici dell’esecutivo avevano infatti stimato le uscite per anno tramite quota 100 attorno alle 300mila unità, contro i dati appena evidenziati. Al contrario, sembra che molti lavoratori abbiano ottenuto l’accesso all’Inps tramite la pensione di anzianità, che non prevede alcun vincolo anagrafico.

Attualmente l’unico criterio necessario per accedere a quest’ultima opzione (prevista dalla legge Fornero) richiede la maturazione di almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti per gli uomini, che diventano 41 anni e 10 mesi per le donne. Il parametro resta sterilizzato rispetto agli adeguamenti all’aspettativa di vita fino all’anno 2026. Nei quattro mesi indicati all’inizio dell’articolo sono state certificate dall’Inps circa 55mila uscite con tale meccanismo, contro le 40mila attribuibili alla quota 100.

Le uscite anticipate tramite opzione donna: domande a rilento per via del ricalcolo dell’assegno

All’interno di questo contesto è da segnalare il numero contenuto delle richieste di accesso anticipato alla pensione tramite opzione donna, che presenta un parametro particolarmente favorevole dal punto di vista anagrafico e contributivo (l’uscita è consentita dai 58 anni di età e 35 anni di versamenti), ma al contempo va a penalizzare in modo permanente e importante l’entità del futuro assegno per via del ricalcolo contributivo puro.

Per queste lavoratrici si prospettano tagli sul valore della pensione a doppia cifra percentuale, che nei casi peggiori possono superare il 20%. I dati indicano pochi accessi anche per la quota 41 dei lavoratori precoci. L’opzione raccoglie circa 10mila uscite dall’inizio dell’anno, probabilmente per via dei requisiti stringenti nell’accesso (contro le circa 13mila del 2019).

I motivi dietro al flop della quota 100 e la corsa alle pensioni anticipate nella scuola

Complessivamente, l’interesse per la quota 100 sembra quindi andare calando, mentre cresce il ricorso alle altre opzioni di accesso anticipato alla pensione presenti nel nostro ordinamento. Sul punto ha avuto probabilmente un impatto anche la grave crisi economica seguita alla pandemia, visto che i lavoratori in età avanzata che possono contare su uno stipendio sicuro puntano ad attendere i criteri ordinari di uscita per garantirsi un assegno più alto.

Infatti, sebbene la quota 100 non preveda l’applicazione di alcuna penalizzazione, gli anni di mancata contribuzione e il divieto di cumulo con altri redditi hanno comunque un impatto sul valore del futuro assegno (che non può essere integrato con ulteriori versamenti fino al compimento dei 67 anni di età). A questo punto gli occhi restano quindi puntati su quello che potrebbe accadere il prossimo anno, ovvero quello conclusivo della sperimentazione.

L’attesa è per un maggiore interesse verso l’opzione, visto che a partire dal primo gennaio 2022 non potrà più essere scelta. In particolare, la quota 100 dovrebbe avere un forte ritorno d’interesse nel secondo semestre del 2021, che rappresenterà l’ultima finestra utile per l’adesione. Un trend che potrebbe riguardare, in particolare, il settore della scuola (che ha fortemente subito l’emergenza coronavirus). In tale ambito, si attende infatti un vero e proprio picco di uscite.