Autore: B.A

Pensione

29
Dic 2019

Pensioni a 71 anni per i giovani perché?

I motivi per cui le generazioni future saranno penalizzate in materia previdenziale.

L’Ocse ha avvertito l’Italia sulle problematiche di sostenibilità del sistema pensionistico della penisola. Eliminare le misure di anticipo pensionistico e ripristinare il collegamento delle soglie di uscita, alla aspettativa di vita è il suggerimento dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo per l’Italia. Si esce troppo giovani dal mondo del lavoro, questo il concetto dell’Ocse, che sottolinea come, il continuare su questa strada, potrebbe avere conseguenze gravi per il sistema pensionistico italiano.

Quando si va in pensione in Italia?

Età pensionabile a 67 anni, ma in media, si va in pensione diversi anni prima. È il quadro che emerge dallo studio Ocse, con gli uomini che mediamente, escono dal lavoro a 63,3 anni e con le donne che lo fanno a 61,5 anni. E secondo l’organizzazione, il sistema non sarà in grado di reggere a lungo. La soluzione suggerita è quello di innalzare l’età pensionabile.

Si entra nel pieno del sistema contributivo

Un articolo uscito sul sito «adnkronos.com», riporta nei minimi dettagli questa situazione di pericolo per l’intero sistema previdenziale nostrano. Innalzare l’età pensionabile, cancellando tutte le varie misure che consentono di anticipare la quiescenza e ripristinando in pieno gli adeguamenti all’aspettativa di vita, potrebbe essere una necessità. Il sistema contributivo però, verrà in aiuto delle casse statali, finendo con l’assecondare i suggerimenti dell’Ocse. In effetti, nel 2020 si sentirà sempre di più, l’impatto del metodo di calcolo delle pensioni, basato sui contributi versati. Per esempio, uscire con quota 100 l’anno venturo, significa per i lavoratori, ottenere tra il 60 e 65% della propria pensione, calcolata con il metodo contributivo. E questo, tradotto in soldi, significa perdere il 10% di pensione per tutta la vita del pensionato.

In pensione oltre i 70 anni di età

Il sistema contributivo, produce una pensione in linea con i contributi versati e questo alla lunga significa risparmio in termini di spesa pubblica per il sistema. Allo stesso tempo però, il sistema contributivo costringerà i giovani di oggi ad andare in pensione molti anni più tardi rispetto ad oggi. La pensione per chi ha iniziato a lavorare solo dopo il 31 dicembre 1995, potrebbe arrivare a 71 anni come età pensionabile. Questi lavoratori, che vengono chiamati «contributivi puri», avranno una unica alternativa alla pensione di vecchiaia a 71 anni. Si tratta della pensione di vecchiaia contributiva, che prevede l’uscita a 64 anni, ma a condizione di vedersi liquidare una pensione pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè circa 1.300 euro al mese. Una cifra spropositata come vincolo, soprattutto alla luce delle attuali condizioni del mercato del lavoro. Precariato e disoccupazione sono fardelli che non consentono ai giovani di avere carriere lavorative continue. Per questo si troverebbero ad avere montanti contributivi, che difficilmente garantiranno loro una pensione da 1.300 euro al mese.