Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni a 63 anni anche nel 2021 e pure per disoccupati di lungo corso e fragili

Partito il tavolo di riforma delle pensioni, incontro governo sindacati, si parla di come superare quota 100 e riformare il sistema.

L’incontro tra governo e sindacati con il tavolo di riforma del sistema previdenziale è ripartito dopo i mesi di stop dovuti all’emergenza epidemiologica. Infatti, dopo gli incontri di fine 2019, con il governo impegnato giustamente sul campo della pandemia e della crisi economica da essa generata, la piattaforma di rinnovo del sistema previdenziale si era fermata.

Adesso riparte quella che a tutti gli effetti può essere considerata una vera e propria trattativa, con i sindacati che hanno diverse proposte messe nel piatto e con il governo che deve operare tra le forche caudine dei conti pubblici, con la Ue a monitorare la situazione.

Ma cosa potrebbe succedere adesso e su cosa si basa l’inizio di questa trattativa? Vediamo nel dettaglio tutte le misure sul tavolo e cosa potrebbe accadere a partire dalla ormai imminente legge di Bilancio, soprattutto dopo il summit che ha confermato l’intenzione di proseguire con opzione donna e Ape sociale anche l’anno venturo.

Quota 100 prorogata con penalità? L’ipotesi sembra tramontata

Fino a pochi giorni fa sembrava in procinto di iniziare ad essere lavorata una sorta di proroga di quota 100. La misura così tanto discussa, resta quella su cui parte tutto il ragionamento sulla riforma del sistema.

La quota 100 dovrebbe chiudere i battenti il 31 dicembre 2021 e il pericolo, senza interventi previdenziali è che dopo la sua scadenza, i primi esclusi dalla misura, coloro che non hanno ancora 62 anni di età o 38 di contributi, dovranno aspettare più o meno 5 anni per la propria uscita dal mondo del lavoro, aspettando la pensione di vecchiaia.

Uno scalone enorme che toglie il sonno tanto ai lavoratori, quando ai legislatori. Prorogare la quota 100, con tutti i contestatori della misura presenti anche nella maggioranza di governo, non è cosa semplice. La quota 100 per molti è stata un errore e per molti andrebbe cancellata.

Ipotizzare che ci sia un accordo sulla proroga della misura, magari imponendo tagli di assegno ogni giorno che passa è sempre meno probabile. Nel summit tra governo e sindacati in cui il Ministro del Lavoro Catalfo ha incontrato la CGIL, la CISL e la UIL, di proroga di quota 100 non si è neppure parlato. Così come non si è parlato di quota 102, la misura che qualcuno proverebbe a produrre per superare quota 100.

Opzione donna e Ape sociale, si va verso la proroga

Invece hanno fatto capolino nel summit le proroghe di opzione donna e dell’Ape sociale. Queste due misure sono davvero quelle che potrebbero essere prorogate.

Per opzione donna, con la proroga si permetterebbe alle lavoratrici nate entro il 31 dicembre 1962 e alle lavoratrici autonome nate entro il 31 dicembre 1961, di accedere alla pensione anticipata calcolata con il sistema contributivo, con 35 anni di contributi. Il vincolo sarebbe l’aver maturato i 35 anni di versamenti entro la fine del corrente anno, cioè entro il 31 dicembre 2020.

Per l’Ape sociale invece, oltre alla proroga di un anno, cioè fino al 31 dicembre 2021, che lascerebbe intatta la possibilità di accedere alla pensione a 63 anni di età con 30 o 36 anni di contributi invalidi, caregivers, disoccupati e lavori gravosi, potrebbe allargarsi la platea dei beneficiari.

Infatti pare che dall’incontro sia emersa la posizione condivisa di risolvere alcune anomalie dell’Ape sociale. Anomalie riguardanti l’esclusione dai beneficiari durante questi anni di funzionamento dell’Ape sociale, di disoccupati senza Naspi e di lungo corso e di invalidi, anche gravi, ma senza il 74% di invalidità.

Infatti l’Ape sociale è destinata a disoccupati che hanno incassato tutta la Naspi spettante e che sono da tre mesi senza sussidio per disoccupati. E poi è destinata a invalidi che hanno almeno il 74% di disabilità certificata. Con quella che ormai più che probabile, sembra una scontata proroga della misura, rientrerebbero nel beneficio della pensione anticipata a 63 anni anche i disoccupati senza Naspi e quindi di lungo corso, e gli invalidi senza il 74% di invalidità, ma con patologie oncologiche o simili, che li espongono ai rischi più gravi se contagiati dal Covid-19 e cioè i lavoratori fragili.