Pensioni a 62 anni: e se la soluzione fosse il fondo di solidarietà?

Estendere ciò che accade per esempio con le banche o le assicurazioni potrebbe essere la soluzione per le pensioni.

Il sistema previdenziale deve essere ritoccato in modo tale da risolvere ciò che Quota 100 lascerà in eredità. Al termine del 2021 quando quota 100 non sarà più a disposizione, per accedere alle pensioni occorrerà aspettare 5 anni in più arrivando ai 67 anni previsto dalla ordinaria pensione di vecchiaia. Evidente che uno scalone di questo tipo necessita di ritocchi.

Lavoratori da tutelare dopo quota 100

Si fa un gran parlare di diverse misure, da quota 102 ad una eventuale quota 41 per tutti. Si tratta di misure ipotetiche, piene di vincoli e paletti atti ad evitare che il concedere uscite anticipate dalla pensione produca un esborso in termini di spesa pensionistica insostenibile per il sistema. In parole povere, va evitato ciò che è successo con quota 100, misura che è costata troppo a detta di tecnici ed esperti. Per questo, nuove misure si, ma che costino poco in termini di spesa pubblica.

Per questo tornano in auge i fondi di solidarietà, o meglio, si pensa di estendere questi strumenti che da tempo funzionano in determinati settori del lavoro, a una più ampia fetta di lavoratori. Infatti se c’è una cosa buona di questi fondi di solidarietà è il costo zero per le casse dello Stato.

I fondi che già operano nel sistema riguardano il settore bancario e quello delle assicurazioni. Ed è tramite questi strumenti che è stato concesso ad almeno 80.000 lavoratori di banche e assicurazione di anticipare la pensione di ben 5 anni, uscendo a partire dai 62 anni di età e dai 35 anni di contributi. E come dicevamo, si tratta di un anticipo senza costi per le casse dello Stato, cioè tutto a carico del fondo stesso.

A chi si estenderebbe la struttura dei fondi di solidarietà

Lavoratori con problemi di salute, lavoratori che hanno familiari conviventi bisognosi di assistenza, lavoratori alle prese con attività logoranti e lavoratori precoci, queste le categorie che più di altre necessitano di interventi per consentire uscite dal lavoro più rapide di quelle offerte dalla legge Fornero che potrebbero diventare le uniche disponibili dal 2022 senza quota 100.

Si tratta di lavoratori che da tempo sono sotto stretta attenzione da parte dei vari governi che si sono succeduti, tanto è vero che per esempio, caregivers, invalidi disoccupati e lavori gravosi sono stati inseriti tra i beneficiari dell’Ape sociale e di quota 41, e per quest’ultima misura anche i precoci.

Il delimitare in questo modo la platea dei beneficiari di una misura previdenziale, oltre che agevolare soggetti evidentemente in stato di necessità e disagiati di varia natura, produce il non certo meno importante per lo Stato, risparmio di spesa pubblica.

Proprio in ottica contenimento della spesa che il fondo di solidarietà può venire incontro, tanto è che si pensa a inserire in un progetto del genere i lavoratori dell’industria, quelli del commercio, dell’artigianato e dell’agricoltura, seguendo il già citato modello del settore bancario ed assicurativo.

Infatti i fondi di solidarietà, che sono fondi bilaterali, sono finanziati già attualmente con una contribuzione pari allo 0,32% della retribuzione annua lorda, e di questo 0,32%, 1/3 è a carico dei lavoratori.

Il lavoratore riuscirebbe così ad accedere ad un prepensionamento fino a 5 anni, restando nel cosiddetto fondo esuberi fino al compimento dell’età anagrafica per conseguire la pensione di vecchiaia, a 67 anni, con alcuni giorni di lavori socialmente utili anche per la futura e vera pensione e soprattutto, senza incidere in alcun modo sulle casse statali.