Pensioni a 62, 63 e 64 anni nel 2021: come possono uscire i nati nel 1957, 1958 e 1959

Pensioni a 62, 63 e 64 anni nel 2021: come possono uscire i nati nel 1957, 1958 e 1959

Il quadro della normativa vigente e le vie di uscita per chi non ha i 67 anni per le pensioni di vecchiaia, ecco cosa offre il sistema.

La pensione di vecchiaia a 67 anni con 20 di contributi e la pensione anticipata con 42,10 anni di contributi per gli uomini e 41,10 per le donne sono i due pilastri del sistema ed i due punti di riferimento per tutti i lavoratori.

Si tratta delle due misure classiche, il punto di arrivo per chi deve uscire dal lavoro raggiungendo l’età pensionabile e chi in vece grazie a carriere lunghe e continue può ovviare al requisito anagrafico. Per tutti gli altri, cioè per chi non ha carriere così lunghe da farlo rientrare nelle pensioni anticipate o per chi non è nato nel 1954, il sistema prevede alcune scorciatoie per poter andare in pensione anche nel 2021.

E sono misure molto importanti perché possono rappresentare davvero l’unica possibilità di uscita per questi lavoratori in vista di una riforma delle pensioni che potrebbe stravolgere tutti i requisiti di accesso a tutte le misure pensionistiche rispetto a come oggi le conosciamo.

Pensioni: per i nati nel 1959 la quota 100

Per chi nel 2021 compirà almeno 62 anni di età, cioè per chi è nato entro l’anno 1959, la quota 100 è senza dubbio la soluzione, naturalmente rispettando tutte le condizioni previste dalla misura. Si, proprio quota 100, la misura che scadendo nel 2021, rischia di lasciare senza pensione molti lavoratori che potrebbero essere costretti a subire lo scalone di 5 anni se dal legislatore non uscirà alcuna nuova misura in sua sostituzione.

Infatti chi per esempio è nato nel 1960, per il solo fatto di non riuscire a completare i 62 anni di età nel corso del 2021, potrebbe avere come canale di uscita dal lavoro solo la pensione di vecchiaia ordinaria a 67 anni di cui accennavamo in premessa. Basta un compleanno il 1° gennaio 2022 per tagliare fuori dalla quota 100 un lavoratore, spostando per quest’ultimo la pensione 5 anni più in la nel tempo.

Tornando ai nati a partire dal 1959, completando anche 38 anni di contributi entro la fine del 2021, si può maturare il diritto alla quota 100. Con 62 anni di età e 38 di contributi questi lavoratori possono acquisire il diritto alla quiescenza anche scegliendo di non sfruttare la misura nell’immediato. Infatti chi matura i requisiti entro la fine del 2021 ha il diritto cristallizzato e sfruttabile anche negli anni a venire.

Uscita nel 2021 per chi ha almeno 63 anni di età

Chi è nato nel 1958, oltre a poter rientrare in quota 100 (ma senza i 38 anni di contributi completati alla stessa data non si può) c’è la via dell’Ape sociale. Si tratta però di una misura assistenziale che ha profonde differenze rispetto alle misure pensionistiche e anche a quota 100. Infatti siamo di fronte ad una misura che non prevede tredicesima mensilità, che non ha integrazione al trattamento minimo, che non ha possibilità di assegni nucleo familiare, che non è reversibile a causa di decesso del beneficiario e che scade al compimento dei 67 anni di età.

Inoltre è una prestazione che non riguarda tutti i lavoratori ma solo determinate categorie che per un motivo o per l’altro hanno disagi fisici, reddituali, lavorativi e sociali. L’Ape sociale è l’Anticipo pensionistico a carico dello Stato che come la quota 100, scade il 31 dicembre 2021. Salvo proroghe, questo sarà l’ultimo anno di utilizzo di questa forma di anticipo pensionistico che consente l’uscita con 63 anni di età e con 30 anni di contributi versati per invalidi, caregivers e disoccupati.

Nello specifico il disoccupato deve aver terminato di percepire la Naspi da almeno 3 mesi prima di presentare domanda. L’Invalido deve avere una disabilità certificata dalle competenti autorità delle Asl (la Commissione Medica Invalidità Civile) pari ad almeno il 74%. Il caregivers invece deve aver iniziato a prestare assistenza ad un parente disabile da almeno 6 mesi prima di produrre domanda (anche in questo caso per invalido si intende il soggetto cui la Commissione ha riconosciuto almeno il 74% di disabilità).

Anche i lavori gravosi, definizione che attualmente riguarda 15 categorie che vanno dagli edili alle maestre di asilo o dagli infermieri delle sale operatorie alle badanti, possono avere accesso all’Ape sociale a 63 anni, ma servono 36 anni di contributi versati. Per questi l’attività gravosa deve essere stata svolta per 6 degli ultimi 7 anni di carriera o al più per 7 degli ultimi 10 anni.

Per qualche nato nel 1957 bastano 20 anni di contributi

C’è una misura, che però è destinata a pochi lavoratori, che permette di anticipare l’uscita a 64 anni di età anche nel 2021 e senza dover superare, a volte abbondantemente, i 30 anni di contributi versati. Si chiama pensione anticipata contributiva e nel 2021 riguarderà i soggetti nati entro il 1957. Ma bisogna essere contributivi puri, cioè avere una anzianità di carriera non antecedente il 1996.

Il primo contributo a qualsiasi titolo versato deve essere antecedente il 1° gennaio 1996, cioè ricadere in epoca contributiva. In questo modo la possibilità di uscita con questa misura scatta a 64 anni con 20 anni di contributi versati.

La condizione ulteriore richiesta a chi può rientrare in questa misura è che la prestazione pensionistica liquidata dall’Inps deve essere pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale vigente. In pratica, dal momento che per il 2021 l’assegno sociale è pari a 460,28 euro al mese, la pensione liquidata al primo rateo deve essere pari ad almeno 1.289 euro.