Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

10
Feb 2020

Pensioni, Sbarra (Cisl): ‘la flessibilità in uscita è una priorità sociale’

Dalla Cisl si ribadiscono le richieste di flessibilizzazione nell’accesso alla pensione, puntando a cambiare il sistema in modo stabile per il prossimo decennio.

Dopo l’incontro di questa mattina al Ministero del Lavoro dalla Cisl si registrano nuove prese di posizione in merito al tema della flessibilità previdenziale, indicata come “una priorità sociale ed economica”. A dichiararlo è il Segretario generale aggiunto del sindacato Luigi Sbarra, evidenziando al contempo la necessità di arrivare a criteri di calcolo nell’accesso all’Inps maggiormente equi sia tra i generi che tra generazioni.

Secondo Sbarra questo processo deve quindi garantire la restituzione ai lavoratori di regole certe nell’accesso alla pensione perlomeno nel prossimo decennio, consentendo innanzitutto un meccanismo di flessibilità in uscita dal lavoro a partire dai 62 anni di età. Tutto ciò senza procedere ancora per provvedimenti estemporanei. “Non dev’essere l’ennesima norma sperimentale” prosegue il sindacalista, indicando che l’impegno attuale è focalizzato nell’avere “certezze di strutturalità”.

TI POTREBBE INTERESSARE: Pensioni flessibili, Ghiselli (Cgil) sull’incontro con il governo: ‘la nostra proposta è finanziariamente sostenibile’

Riforma pensioni, gli altri punti sui quali è necessario intervenire per garantire maggiore flessibilità

Entrando nel merito delle altre richieste avanzate all’attenzione del governo la Cisl ha ribadito la necessità di “estendere la platea del lavoro usurante e gravoso”, sottolineando al contempo l’esigenza di trasformare in senso strutturale l’APE sociale (che consente l’uscita dal lavoro a partire dai 63 anni con 30-36 anni di versamenti).

Si punta inoltre il dito contro il meccanismo che attualmente limita l’accesso alle pensione anticipata contributiva quando non si raggiunge il vincolo di un importo corrispondente a 2,8 volte l’assegno sociale per chi ha 64 anni, oppure di 1,5 volte la minima per chi raggiunge i 67 anni.

In aggiunta, si chiede di ripensare il funzionamento dei coefficienti di trasformazione nonché l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita. Per le donne si suggerisce infine il riconoscimento di almeno un anno di anticipo per ogni figlio valorizzando così il lavoro di cura.

TI POTREBBE INTERESSARE: Pensioni, oggi 10 febbraio 2020 giornata chiave per la flessibilità: nuovo tavolo tra governo e sindacati