Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni: Riscatto laurea agevolato 2021, quando serve per andare in quiescenza prima

Il riscatto si laurea agevolato può garantire ad alcuni lavoratori un vantaggio in termini di uscita dal lavoro

Il cosiddetto decretone, il Dl 4/2019 con il quale il governo Conte uno ha varato reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza e quota 100, ha introdotto anche il riscatto agevolato della laurea. Il riscatto della laurea agevolato è una misura che si affianca al riscatto ordinario e che presenta inevitabili vantaggi. Anche nel 2021 la misura sarà sfruttabile per permettere di rendere utili ai fini pensionistici i periodi dedicati al corso di laurea.

Riscatto di laurea agevolato

Il riscatto agevolato della laurea rispetto al quello ordinario dal punto di vista economico ha un evidente vantaggio. E proprio per il vantaggio economico che la misura non è aperta a tutti prevedendo una serie di limitazioni.

Rispetto al riscatto ordinario, il riscatto agevolato del corso della laurea prevede costi fissi che prescindono dal periodo storico dove ricadono gli anni dedicati allo studio. Infatti il costo fisso resta tale anche se il periodo di studio è antecedente il 1996 e ricade quindi nel sistema retributivo.

Con il riscatto agevolato per ogni anno si paga 5.260 euro di contributo fisso, mentre nel riscatto ordinario l’Inps provvede a calcolare l’ammontare del dovuto basandosi sulla retribuzione degli ultimi anni di carriera e quindi con costi maggiori con il salire delle retribuzioni e con cifre che si adeguano venendo rivalutati annualmente per farli diventare in linea con l’epoca in cui sono stati versati.

Rateizzazione del dovuto

A conti fatti mediamente i lavoratori con il riscatto agevolato arrivano a ridurre anche del 50% quanto avrebbero dovuto pagare con il riscatto ordinario. Altro fattore da considerare è che con il riscatto agevolato del corso di studio universitario si può pagare pure a rate. Una possibilità di dilazione che può arrivare a 5 anni, cioè fino a 120 rate mensili.

Il riscatto dei periodi di studio universitario può essere utile sia per maturare un diritto alla pensione che per aumentare l’importo dell’assegno di quiescenza. E in entrambi i casi la misura può diventare il veicolo per poter accedere alla pensione.

A chi manca qualche anno di contribuzione per arrivare ai 20 anni che servono per la pensione di vecchiaia (senza i requisiti per accedere alle deroghe Amato o all’Opzione Dini), oppure ai 42 anni e 10 mesi per la pensione anticipata (per le donne 41 anni e 10 mesi), il riscatto può tornare utile per trovare le anzianità necessarie.

E per esempio, diventando utili al calcolo dell’assegno gli anni riscattati, potrebbe salire l’assegno previdenziale, che in alcune misure è determinante per poter avere accesso alla pensione. Basti pensare che la pensione di vecchiaia per contributivi puri oltre ai 64 anni di età e ai 20 anni di contributi ha come vincolo quello economico, con la pensione assegnata a condizione che l’assegno sia almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale.