Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni: Quota 41 per tutti, torna sul tavolo la misura tanto attesa dai lavoratori

Il dopo quota 100 con l’inserimento di Quota 41 per tutti, al tavolo tra governo e sindacati se ne riparlerà.

Il 16 settembre è previsto un nuovo tavolo di discussione sul tema previdenziale, tra governo e parti sociali. La riforma del sistema pensionistico italiano è di strettissima attualità, anche perché c’è la legge di Bilancio da varare e come consuetudine, dentro la manovra trovano sempre spazio misure previdenziali in un autentico pacchetto pensioni.

Occorre ricordare che in materia pensioni, la situazione attuale segna due misure piuttosto importanti in scadenza il 31 dicembre prossimo (Opzione donna e Ape sociale), una misura che pur se discussa e discutibile, resterà in vigore fino a tutto il 2021 (quota 100) e una riforma che resta necessaria dal momento che dal 2022 senza la quota 100 potrebbe tornare in piena forza la legge Fornero.

E si torna così a parlare di quota 41 per tutti, un cavallo di battaglia di Salvini e della Lega, ma anche una misura su cui si spendono da tempo i sindacati che dopo domani saranno seduti al tavolo con i rappresentanti del governo. Oggi la quota 41 sembra essere tornata di attualità, come riportano molti articoli di stampa anche nazionale, come “Il Messaggero “ o il “Corriere della Sera”.

Pensione anticipata con 41 anni di contributi

Rendere più flessibile il sistema pensionistico italiano, questo l’obbiettivo che sia governo che sindacati si pongono. Ma è un obbiettivo che oltre che difficile da centrare, prevede misure e posizioni che oggi appaiono differenti tra esecutivo e sindacati. Il giorno 16 settembre è in calendario un nuovo summit tra esecutivo e parti sociali. Ed in quell’occasione i sindacati torneranno a spingere per la quota 41 per tutti, la nuova versione di pensione anticipata. Una misura di cui si parlò già durante il varo di quota 100.

Già allora la quota 41 per tutti era una misura su cui si discuteva, rimasta al palo per via degli alti costi che la stessa avrebbe avuto sulle casse dello Stato, arrivando a costare fin dal primo anno di avvio, circa 12 miliardi. Quota 41 significa in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Unico vincolo, la caratteristica di precoce del lavoratore. In pratica, occorre avere almeno un anno di contributi prima dei 19 anni di età per poter accedere alla quota 41.

Quello che già accade per la misura oggi attiva, che ha lo stesso nome di quella che chiedono i sindacati, ma che si rivolge a disoccupati, caregivers, invalidi e lavori gravosi. Lo scalone di 5 anni che si formerà tra chi è riuscito ad andare a riposo con 62 anni di età e 38 di contributi con quota 100, e chi dal 2022 non ci riuscirà, restando impigliato nelle pesanti norma Fornero, secondo i sindacati si supera anche con quota 41.

Occorre superare la sperimentazione di Quota 100 e anticipare l’età della pensione al di sotto dei 67 anni previsti dalla legge Fornero. In altre parole, a prescindere dal livello di anzianità, con una quota 41, come si legge sul sito Internet del «Corriere della sera», sarebbe possibile ritirarsi dal lavoro.

E se restasse in vigore quota 100?

Si ragiona quindi sul post quota 100, dando per scontato che la misura non supererà il 31 dicembre 2021. Eppure ci sono voci circa un ragionamento al tavolo della trattativa, su una estensione della quota 100 oltre la sua scadenza di fine 2021. Magari inserendo penalizzazioni di assegno (le voci indicano nel 3% annuo questo taglio) per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni della pensione di vecchiaia.

Ma tutto è ancora in discussione, con Ape sociale e Opzione Donna, le due misure in scadenza nel 2020, che potrebbero ottenere una proroga a tutto il 2021. Questi i due interventi previdenziali che con ogni probabilità hanno maggiori chance di entrare nella legge di Bilancio. D’altronde, per quanto riguarda il superamento di quota 100, magari con quota 41, c’è tempo di lavorare anche durante l’anno 2021.