Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni: Quota 41 per tutti, ecco perché potrebbe essere penalizzante

Se davvero nel sistema previdenziale entrerà la quota 41 per tutti, potrebbero decidere di renderla penalizzante.

Per Salvini anche ai tempi del suo governo con il Movimento 5 Stelle era diventata una specie di cavallo di battaglia. Su Facebook, sugli altri social network, sul Web e dal vivo, sono molteplici i comitati, i gruppi e le associazioni di lavoratori che sperano che faccia parte della nuova riforma delle pensioni. Parliamo di quota 41, naturalmente per tutti e non limitata a precoci disagiati come quella che oggi è in vigore.

La quota 41 entra sempre in qualsiasi ipotesi di riforma, proposta di intervento normativo e in qualsiasi discorso relativo al mondo previdenziale. La cosa che appare certa però è che anche venendo davvero varata, probabilmente l’unica via è quella di prevedere una sorta di penalizzazione in termini di assegno previdenziale. Queste le ultime indiscrezioni sulla ancora ipotetica e sempre complicata riforma delle pensioni per il post quota 100.

Quota 41 con penalizzazioni, cosa significa?

La quota 41 oggi vigente è una misura che sembra più vicina ad essere assistenziale che previdenziale. Nonostante si tratti di una pensione anticipata della anticipata, perché consente di uscire dal lavoro con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età, rispetto ai 42 anni e 10 mesi della pensione anticipata ordinaria (per le donne 41 anni e 10 mesi), la quota 41 è appannaggio di soggetti che hanno almeno un anno di contributi versati prima del compimento del 19° anno di età e soprattutto, che hanno gravi situazioni di disagio.

L’attuale quota 41 è destinata a chi è disoccupato di lungo corso (da 3 mesi senza la Naspi), invalido o con invalido a carico (almeno il 74% di invalidità accertata), o alle prese con una delle attività di lavoro gravosopreviste dal governo.

La quota 41 che potremmo definire di Salvini o dei gruppi Facebook che fanno di questa misura il loro cavallo di battaglia, è un’altra cosa. Si tratta della nuova pensione anticipata, perché andrebbe a sostituire quella di oggi che come dicevamo permette il pensionamento a qualsiasi età con 42,10 o 41,10 anni di contributi versati.

Sull’introduzione di quota 41 inizia a prendere corpo una ipotesi che potrebbe essere negativa per i futuri pensionati. In pratica, la quota 41 potrebbe nascere con penalizzazioni. In altri termini, si potrebbe riuscire ad accedere prima alla pensione, ma perdendo parte della pensione stessa.

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Come funzionerebbe la penalizzazione per quota 41

Ok a quota 41 ma con un assegno più basso, questo in definitiva l’ultima ipotesi che accompagna la misura. Ipotesi abbiamo detto perché tutto ciò che riguarda quota 41 è ipotetico dal momento che la riforma delle pensioni è ben lontana dal diventare realtà, soprattutto alla luce del fatto che siamo ancora alle prese con l’emergenza Covid e con la crisi economica che il coronavirus ha provocato. Quota 41 costerebbe alle casse dello Stato qualcosa come 12 miliardi di euro.

Un spesa improponibile, dato il periodo storico che stiamo attraversando e la crisi di cui accennavamo prima. Ecco perché si inizia a valutare come risparmiare qualcosa in termini di spesa pubblica. E la soluzione sarebbe tagliare gli assegni per chi esce dal lavoro con quota 41, obbligando i beneficiari di questa nuova pensione anticipata, ad accettare che la liquidazione della pensione avvenga interamente con il metodo contributivo.

In pratica per tutti i periodi di lavoro effettuati fino al 31 dicembre 1995, che normalmente godevano di una trasformazione in pensione più favorevole per il pensionato, rientrando nel sistema retributivo, si potrebbe dover accettare che vengano calcolati con il sistema contributivo. Un taglio molto pesante, soprattutto per chi ha molti anni di contributi nel sistema retributivo, cioè precedenti al 1996.