Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS - TFR

Pensioni Quota 100: arriva il nuovo decreto per l’anticipo del TFR e TFS

Si sblocca lo stallo per l’anticipo della liquidazione in relazione alle pensioni anticipate tramite quota 100 per i lavoratori del settore pubblico: atteso a breve il decreto finale.

Il governo ha dato l’ok definitivo al decreto finalizzato a sbloccare l’erogazione anticipata della liquidazione in favore dei lavoratori pubblici che hanno deciso di aderire alle pensioni flessibili tramite quota 100. La situazione sembra quindi potersi finalmente sbloccare, dopo uno stallo durato ormai parecchi mesi e che di fatto aveva creato un’ingiusta discriminazione rispetto a quanto avveniva nel settore privato.

I dipendenti statali che decidevano di aderire all’opzione di prepensionamento si sono infatti trovati davanti alla rigidità delle regole decise con la precedente riforma Fornero, che impedivano di fatto la percezione della liquidazione legandone l’erogazione alla maturazione dell’età ordinaria di pensionamento. Attualmente tale opzione di uscita prevede la maturazione di almeno 67 anni di età (con un’anzianità contributiva di 20 anni).

Pensioni quota 100 e lavoratori pubblici: lo sblocco del TFS avviene con un anticipo bancario

Per cercare di ovviare alla situazione il governo aveva avviato un meccanismo di anticipo legato al sistema bancario, che permetteva di ottenere una parte del trattamento di fine servizio (TFS/TFR) attraverso l’intermediazione degli istituti di credito. Il meccanismo era stato previsto già a partire dall’inizio di gennaio 2019, quando era stato inserito all’interno del decreto n.4/2019.

Purtroppo a livello operativo il provvedimento risultava ancora in fase di stallo, mancando i decreti attuativi in grado di dare seguito alle domande. Lo sblocco definitivo sembra quindi poter arrivare in breve tempo con un nuovo decreto annunciato nelle scorse ore dalla Ministra della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone.

Il decreto risulta già registrato presso la Corte dei Conti e prevede per i lavoratori pubblici in prepensionamento la possibilità di ottenere un anticipo della liquidazione per una cifra che può arrivare fino a 45mila euro, con un tasso di interesse che nelle ipotesi definitive non dovrebbe comunque superare il 2% l’anno. Allo stesso tempo, i richiedenti potranno beneficiari di un credito d’imposta utile a sterilizzare l’impatto degli oneri passivi tramite la dichiarazione dei redditi.

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Pensioni anticipate e cessione del TFR: come funziona il meccanismo ideato dal governo

Dal punto di vista operativo, l’anticipo del trattamento di fine rapporto o servizio funziona tramite la cessione del credito ad un istituto bancario. Il prestito viene quindi rimborsato tramite l’Inps nel momento in cui prenderà luogo l’erogazione vera e propria da parte dell’Istituto pubblico di previdenza. La banca ottiene così una garanzia legata all’erogazione del capitale in favore del neo pensionato.

Al contempo, sul contratto di prestito opererà anche una tutela pubblica tramite un fondo di garanzia che agisce a salvaguardia di eventuali (e remote) problematiche che potrebbero insorgere da parte dell’Inps. Al fine dell’ottenimento, il richiedente deve quindi ottenere una certificazione da parte dell’Inps, in grado di definire con precisione anche la data di erogazione del TFS.

Riforma pensioni: cosa prevede la legge Fornero per l’erogazione della liquidazione nel settore pubblico

La richiesta di anticipo della liquidazione resta comunque una scelta volontaria da parte del neo pensionato, che può decidere anche di attendere i tempi ordinari previsti dall’attuale legislazione. La legge prevede per l’erogazione del TFS in relazione ai primi 50mila euro (in caso di pensionamento ordinario) un’attesa di 12 mesi per la cessazione del servizio o di 24 mesi per dimissioni o licenziamento.

Le somme in eccesso rispetto a tale soglia richiedono inoltre un’attesa di ulteriori 12 mesi fino a 100mila euro, mentre un altro anno è richiesto per l’eventuale parte restante. Il procedimento diventa però ancora più lungo per i lavoratori pubblici che decidono di andare in pensione con la quota 100.

La legge Fornero prevede infatti che i lavoratori che usufruiscono di una pensione anticipata dai 62 anni (età minima per richiedere la quota 100 assieme a 38 anni di versamenti) attendano fino a cinque anni per poter ricevere l’accredito della liquidazione (al fine di raggiungere la già citata soglia anagrafica dei 67 anni previsti per l’assegno di vecchiaia).

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