Pensioni: Il prezzo salato lo pagano i nati dal 1960, per loro l’uscita è un miraggio

Non sono pochi i lavoratori che se andasse in porto il ritorno alla riforma Fornero, pur se graduale, sarebbero seriamente penalizzati

Ma non si era detto che la quota 100 per le pensioni non era servita a superare la legge Fornero? Il dubbio è evidente dal momento che adesso che la quota 100 scomparirà, molti lavoratori rischiano davvero di tornare indietro negli anni e ripiombare alle misure della riforma Fornero senza particolari scivoli.

Infatti il governo parla già di quota 102, poi di 103 ed infine di 104. In pratica, un ritocco graduale anno per anno in modo tale che alla fine di un altro triennio, la quota 100 resterà solo un ricordo e non ci saranno più sue tracce. Il prezzo da pagare però sarà elevatissimo per milioni di lavoratori, ecco perché.

Quota 100 addio, all’orizzonte la quota 102, e per i 61enni di oggi sono dolori

La cosa certa è che dal 1° gennaio 2022 quota 100 non ci sarà più. E con la sua scomparsa, dopo tre anni in cui molti lavoratori hanno potuto prendere lo scivolo già a 62 anni di età con 38 di contributi, molti verranno penalizzati dalla nuova quota 102 che il governo intende varare. Si, quota 102, con un inasprimento di età che salirà da 62 a 64 anni.

Chi oggi malauguratamente si trova con 61 anni di età compiuti, e con il 62esimo compleanno solo nel 2022, sarebbe tagliato fuori sia da quota 100 che da quota 102. Troppo giovane per centrare nel 2021 la quota 100 e troppo giovane perfino per la quota 102. Ciò che penalizza questi soggetti ancora di più è che dovranno rincorrere la pensione per anni.

Di rincorsa è necessario parlare, perché il progetto del governo prevede anno dopo anno un inasprimento di quota che dovrebbe salire a 103 e poi a 104, issando l’età pensionabile a 66 anni anche con una misura di anticipo, che finirebbe con l’essere un anno soltanto più favorevole della pensione di vecchiaia ordinaria.

Per i nati nel 1960, una rincorsa infinita per la pensione

Come il maratoneta, che man mano che si avvicina al traguardo, quest’ultimo sembra sempre più lontano per la fatica. Questa la sensazione che avranno i lavoratori nati nel 1960 nei confronti del traguardo della pensione. Nel 2021 hanno 61 anni, e la pensione con quota 100 si centrava a 62 anni.

Nel 2022 compiranno i fatidici 62 anni, ma il traguardo è stato spostato dai 62 anni di quota 100 ai 64 di quota 102. Nel 2023 invece, compiranno 63 anni, ma la pensione non disterà solo un anno, perché dai 64 di quota 102 si passerà ai 65 di quota 103.

E nel 2024 stessa sorte, perché un anno di età in più viene azzerato da un anno in più di età per la pensione con 38 anni di contributi. Oltre che la fatica di una autentica maratona che è quella della caccia al meritato riposo, per questi lavoratori è come se man mano che si partecipa ad una gara podistica il traguardo si allontana sempre di più.

Se lo scopo di quota 102 era limitare lo scalone di 5 anni che il post quota 100 lascerà nel sistema, la quota 102 per i nati dal 1960 non risolve un bel niente. Infatti per loro se tutto va bene la pensione si centrerà a 66 anni nel 2026 o nel 2027 a 67 anni, quando la pensione di vecchiaia e la sua relativa età pensionabile saranno centrate. Sempre che nel frattempo non intervengano ritocchi alle età sopra citate, per via di ipotetici aumenti delle aspettative di vita.