Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

5
Feb 2020

Pensioni, Gualtieri (MEF): ‘quota 100 non può essere prorogata’, serve una misura diversa

La Uil torna a chiedere le pensioni anticipate a partire dai 62 anni per tutti, mentre i Consulenti del lavoro esprimono preoccupazione sugli importi dei futuri assegni con il sistema contributivo puro.

Le ultime novità sulle pensioni ad oggi 5 febbraio 2020 vedono emergere nuove dichiarazioni e prese di posizione dal Ministro dell’Economia Gualtieri sulla quota 100 e sul reddito di cittadinanza. Nel frattempo dalla Uil si torna a chiedere una flessibilità diffusa a partire dai 62 anni di età, mentre la Cgil chiede di abbassare il carico fiscale sugli italiani. Infine, i Consulenti del lavoro lanciano l’allarme sugli importi dei futuri assegni.

L’intervento del Ministro Gualtieri sulla Quota 100 e sul reddito di cittadinanza

Dal Ministero dell’Economia arrivano nuove prese di posizione in merito ai provvedimenti previdenziali e di welfare approvati dal precedente esecutivo e mantenuti con l’attuale Governo Conte. Secondo quanto dichiarato da Roberto Gualtieri durante un proprio intervento nel programma “L’aria che tira” del canale La7, “il reddito di cittadinanza è una misura giusta che difendo”, ma dal punto di vista delle politiche attive “non funziona”. Rispetto invece alle pensioni anticipate tramite la quota 100, il Ministro ha indicato che l’opzione “non può essere prorogata”.

Al fine di garantire la flessibilità previdenziale si procederà quindi a studiare “una misura che serva un sistema equilibrato, ma che sia equo per tutti i cittadini”. Infine, per quanto concerne l’economia italiana, l’esponente del MEF ha anche sottolineato che “il conto del Papeete lo abbiamo pagato, è stato impegnativo ma lo abbiamo pagato. Abbiamo ereditato un Paese fermo, che non cresce in modo adeguato da molto tempo, la produttività è bassa da 20 anni”, ha quindi concluso.

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Proietti (Uil): flessibilità diffusa intorno ai 62 anni

Dalla Uil si torna a chiedere di realizzare una riforma della previdenza che preveda la “flessibilità diffusa intorno ai 62 anni di età per accedere alla pensione, che corrisponde esattamente alla media dei Paesi dell’Unione”. Lo afferma il Segretario Confederale della Uil Domenico Proietti, spiegando che “tale proposta è sostenibile economicamente, in quanto la spesa per le pensioni in Italia è sotto il 12% del Pil”. Il sindacalista è intervenuto dopo aver incontrato il Vicepresidente Valdis Dombrovskis , parlando del nuovo indirizzo economico della Commissione europea e della svolta ecologica decisa recentemente, assieme all’idea di sviluppare ulteriormente la digitalizzazione dell’Unione.

La Uil sottolinea inoltre la necessità di lasciare al di fuori del patto di stabilità (e quindi del rapporto tra deficit e pil) le spese e gli investimenti produttivi, aumentando al contempo il fondo destinato allo sviluppo e alla gestione della transizione digitale. Infine, si chiede di uniformare le politiche fiscali dei Paesi dell’Unione con l’obiettivo di avviare una efficace lotta all’evasione e di contrastare i paradisi fiscali.

Landini (Cgil): ‘abbassare il carico dei pensionati e delle pensionate’

“Un primo passo in previsione della più complessiva riforma fiscale che dovrà prevedere un ulteriore abbassamento della pressione anche a carico dei pensionati e delle pensionate”. Lo afferma il leader della Cgil Maurizio Landini, evidenziando che oltre a ciò serve “una rimodulazione delle clausole Iva, una razionalizzazione del sistema delle detrazioni, una revisione delle tax expenditures e dei sussidi ambientalmente dannosi e un intervento di riduzione dell’imposizione sugli incrementi contrattuali che sostenga la stagione dei rinnovi dei contratti nazionali”.

Oltre a ciò, Landini ha ricordato la necessità di rilanciare “le misure a favore dei pensionati della legge sulla non autosufficienza al mancato intervento sulla rivalutazione delle pensioni in essere”. Ma mancano anche “strumenti e risorse sia per affrontare l’emergenza abitativa che per contrastare la povertà educativa e affermare istruzione, formazione e conoscenza come assi strategici per un nuovo modello di sviluppo”.

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Consulenti del Lavoro: meno ore lavorate, forte impatto sulle pensioni future

Dai Consulenti del Lavoro arriva un nuovo allarme rispetto alle future pensioni. Secondo quanto indicato all’interno di un nuovo rapporto intitolato “Verso la riforma previdenziale”, nel decennio 2008 - 2018 si sono perse oltre 2 miliardi di ore lavorate.

Un problema che non riguarda solo l’attuale contesto del mondo del lavoro, ma che avrà inevitabili riverberi dal punto di vista pensionistico, anche considerando i limiti del sistema contributivo puro. Le criticità presenti nel mondo del lavoro potrebbero quindi avere un impatto rilevante in futuro, ponendo degli interrogativi sull’adeguatezza dei futuri assegni.

Per questo motivo, risulta “quanto mai necessario, soprattutto fra le nuove generazioni, sensibilizzare i lavoratori italiani ad una adeguata gestione del Tfr e, più in generale, all’investimento in previdenza complementare per garantirsi un reddito adeguato nella vecchiaia".