Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni, con il Coronavirus crolla il Pil e gli assegni si riducono fino al 3%

Tra i settori coinvolti dalla crisi economica scatenata da Covid-19 c’è anche quello previdenziale. Le stime indicano che le pensioni potrebbero ridursi alla fine del 2020 di tre punti percentuali.

La grave emergenza sanitaria ed economica che ha colpito il Paese con il drammatico emergere del Coronavirus rischia di toccare anche il settore previdenziale, andando a colpire l’entità degli assegni erogati secondo il principio del sistema contributivo. Si tratta del secondo segnale di come la diffusione di Covid-19 potrebbe influenzare il comparto, dopo che nelle scorse settimane era già emerso un primo allarme sui rendimenti dei fondi pensione legati alla previdenza integrativa.

In questo caso ad essere colpiti sono gli assegni ordinari, stante il grave impatto del virus sul Prodotto Interno Lordo e gli inevitabili riverberi sui montanti previdenziali. Nello specifico, le ultime stime in arrivo dal Def indicano che il Pil potrebbe scendere del 9,5% nel corso dell’anno, salvo lo stabilizzarsi della situazione e quindi l’eventualità che non si verifichi una seconda ondata nella diffusione del virus.

In che modo Covid potrebbe avere un impatto sulle future pensioni

Il problema dell’impatto di Covid-19 sulle future pensioni si pone in particolare rispetto all’adeguamento dei montanti previsto nel meccanismo di funzionamento del sistema contributivo misto o puro. Nella pratica, tutti i versamenti effettuati a partire dal primo gennaio del 1996 concorreranno alla formulazione di un assegno pensato per restituire semplicemente quanto è stato versato.

In questo meccanismo, i montanti previdenziali vengono aggiornati sulla base dell’andamento del Pil, al fine di mantenere in ordine i conti pubblici. Ma se tale principio sarà applicato anche nei prossimi anni, l’impatto del Coronavirus risulterà oggettivamente pesante, andando a produrre una riduzione permanente degli assegni liquidati a partire dal 2022/23 di circa il 2,5-3%.

Nella pratica, questo accade quando il coefficiente di rivalutazione del montante accumulato dal lavoratore grazie ai versamenti diventa negativo. Il dato funziona come una media dell’andamento del Pil nel quinquennio precedente, ma a partire dallo scorso 1996 è risultato quasi sempre positivo (con l’eccezione del 2015, dove si è registrato un -0,001927 sterilizzato dal governo in carica al tempo).

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La decisione del governo sul prossimo aggiornamento del coefficiente legato alle future pensioni

Stante la situazione appena descritta, oggi è chiaro che l’andamento del Pil nel corso dell’anno porterà ad un dato negativo nel tasso di rivalutazione dei montanti contributivi. La prospettiva è quindi quella di un taglio sull’entità dei futuri assegni, anche se una parola definitiva al riguardo spetterà al futuro esecutivo. Il governo potrebbe infatti decidere di sterilizzare ancora una volta la rivalutazione negativa, così come già avvenuto nello scorso 2015.

D’altra parte, al momento appare certamente prematura una simile considerazione, viste anche le evidenti difficoltà nella gestione della crisi economica, oltre all’incertezza rispetto al superamento definitivo della pandemia. Resta il fatto che un’eventuale piena applicazione del coefficiente negativo comporterà una perdita permanente sul valore degli assegni erogati, comprovando l’impatto di Covid-19 sul comparto pensionistico.

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