Autore: Stefano Calicchio

INPS - Pensione

13
Feb

Pensioni, Catalfo (MdL) annuncia nuovi tavoli tecnici con le forze di maggioranza

Cresce l’attesa nei prossimi giorni per i tavoli tecnici del governo su lavoro e pensioni, mentre dall’Inps emergono dati importanti rispetto al tema della separazione tra assistenza e previdenza.

Le ultime novità sulle pensioni ad oggi 13 febbraio 2020 vedono arrivare ulteriori aggiornamenti dal governo in merito all’avvio di nuovi tavoli tecnici riguardanti la riforma del lavoro, del welfare e delle pensioni. Nel frattempo dai sindacati si torna a chiedere la flessibilizzazione dei criteri di uscita dal lavoro, mentre i dati Inps mettono in rilievo il peso degli oneri di natura assistenziale rispetto a quelli di stampo previdenziale.

Al via i tavoli tecnici con le forze di governo: tra i temi chiave anche la riforma delle pensioni

Nella serata di ieri la Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo è tornata a prendere posizione sui prossimi impegni istituzionali riguardanti le riforme in corso di progettazione (tra cui quella previdenziale), specificando che domani si terrà proprio presso la sede del MdL una importante giornata di confronto.

“Ho convocato le forze di maggioranza venerdì mattina al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per proseguire il percorso iniziato due giorni fa a Palazzo Chigi con il presidente Conte", ha spiegato Catalfo. A proposito delle tematiche affrontate, l’esponente del governo ha confermato il salario minimo, l’equo compenso e la rappresentanza sindacale.

“Torneremo poi a incontrarci lunedì pomeriggio quando ci confronteremo sulle pensioni e sulla formazione, interventi volti a rilanciare l’occupazione e (ultima ma non meno importante) la riforma degli ammortizzatori sociali, che per me devono diventare strumenti di politica attiva” ha concluso la rappresentante del Ministero. Si punta così a realizzare “la migliore soluzione possibile per i cittadini”, lavorando “in modo costruttivo per dare loro le risposte che aspettano da anni”.

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CIDA: “la riforma delle pensioni tenga conto delle istanze delle parti sociali”

Dalla Cida, la confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità, si chiede al governo di tenere conto delle istanze in arrivo dalle parti sociali nel portare avanti la nuova riforma del sistema pensionistico. È quanto emerge da un recente comunicato, nel quale si riprende la presentazione del 7mo rapporto di Itinerari Previdenziali sulla spesa pensionistica.

Secondo quanto inserito all’interno del documento, la spesa previdenziale italiana risulta allineata a quella degli altri Paesi occidentali, mentre a risultare fuori controllo è quella di natura assistenziale. Tutto ciò “senza migliorare il welfare, né ridurre le sacche di povertà”, ha spiegato il Presidente Mario Mantovani.

L’augurio espresso dalla Cida è quindi che l’esecutivo tenga conto di quanto evidenziato. “Come Cida insistiamo sulla necessità di intervenire sulla flessibilità in uscita dal lavoro e di poter accedere alla pensione senza le rigidità della legge Fornero e con un’apertura verso il possibile utilizzo, nel mondo del lavoro, delle competenze e della professionalità dei pensionati”

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I dati Inps sulle pensioni nel 2019: la spesa per l’assistenza verso un aumento a 110 miliardi

Dal settimo rapporto sulle pensioni elaborato da Itinerari Previdenziali emerge la preoccupazione per la crescita della spesa assistenziale tra gli assegni erogati dall’Inps. Secondo quanto indicato dall’Istituto di ricerca, continua infatti a crescere il peso delle attività di welfare che risultano a carico della fiscalità generale.

La stima era di 105,6 miliardi nel corso del 2018 ed è salita nell’anno successivo fino a raggiungere quota 110 miliardi di euro. Se il sistema risulta quindi sostenibile, attenzione andrebbe data al modo in cui vengono elaborate le politiche previdenziali non direttamente collegate ai versamenti dei lavoratori.

In questo senso, per il Presidente di Itinerari Previdenziali Alberto Brambilla “fa oggettivamente riflettere che un Paese appartenente al G7 come l’Italia abbia quasi il 50% di pensionati totalmente o parzialmente assistiti”, riferendosi a “soggetti che in 66 anni di vita non sono riusciti a versare neppure 15/17 anni di contributi regolari”. Si tratta infatti di una situazione che “non sembra corrispondere alle effettive condizioni economiche italiane”.

In conclusione, per l’economista “il nocciolo del problema è che mentre le prestazioni previdenziali sono state ridotte a mezzo di stringenti riforme, quelle assistenziali continuano ad aumentare sia per le continue promesse politiche, sia per l’inefficienza della macchina organizzativa, priva di un’anagrafe centralizzata e di un adeguato sistema di controlli".