Autore: Stefano Calicchio

INPS - Pensione - Quota 100

14
Feb

Pensioni, Baretta (MEF): ‘la riforma può partire con lo stop alla quota 100’

Si punta ad avviare la riforma delle pensioni con i risparmi derivanti da uno stop anticipato della quota 100, ma per i sindacati le risorse devono risultare significativamente maggiori.

Le ultime novità sulle pensioni ad oggi 14 febbraio 2020 vedono arrivare nuove dichiarazioni da parte del MEF in merito alla possibilità di avviare la flessibilità in uscita dal lavoro attraverso l’impiego degli accantonamenti destinati alla quota 100.

Un punto che è stato ribadito e approfondito nella giornata di ieri anche dalla stampa specializzata. Sulla questione sono emerse però anche le prime considerazioni da parte dei sindacati, che ritengono insufficienti tali risorse per avviare una vera riforma del settore previdenziale.

Il commento del Sottosegretario Baretta sulla quota 100 e sulla riforma delle pensioni

Dall’esecutivo arrivano nuovi commenti in merito alla riforma del sistema previdenziale ed al confronto con i sindacati. Ad esprimersi è stato in particolare il Sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta, dal quale sono state raccolte alcune dichiarazioni durante la presentazione del settimo rapporto sul bilancio del Sistema Previdenziale Italiano.

Secondo l’esponente del MEF, “il tema è la simultaneità per evitare che si creino dei buchi” all’interno del bilancio pubblico. Per questo motivo, “tutto quello che viene dalla lotta all’evasione deve andare alla riforma dell’Irpef e tutto quello che viene da quota 100 deve andare alla riforma previdenziale, altrimenti non si riesce a fare tutte e due le cose”.

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Riforma pensioni: i fondi potrebbero arrivare dallo stop alla quota 100

Anche dalla stampa specializzata emerge l’ipotesi di dare il via alla riforma del settore previdenziale ricorrendo allo stop della quota 100 e utilizzando così i relativi fondi per consentire nuovi meccanismi di flessibilità in uscita dal lavoro.

In tal senso, all’interno di un recente articolo il Sole 24 Ore ha sottolineato che la quadratura del cerchio da parte della maggioranza dovrebbe essere trovata grazie ad un intervento sui costi e sui tagli agli stanziamenti già decisi in precedenza per la quota 100. Sul piatto vi sarebbero, in particolare, 8,4 miliardi di euro nel 2020 e 8,7 miliardi nel 2021.

Se appare quantomeno improbabile che si possa andare ad intervenire nell’anno in corso, con la nuova legge di bilancio si potrebbe puntare ad un passo indietro rispetto alla provvedimento che attualmente garantisce l’uscita dal lavoro ad almeno 62 anni di età e 38 anni di versamenti. In questo modo, si potrebbe però garantire immediatamente il via libera alla riforma strutturale delle pensioni.

L’intervento potrebbe inoltre agire in tandem con la rimodulazione delle aliquote Irpef. Due meccanismi che sembra impossibile far decollare già nel 2022 senza un ripensamento sulla quota 100, cioè una chiusura anticipata della sperimentazione.

Proietti (UIL): per avviare la riforma del sistema previdenziale “non bastano i risparmi della quota 100”

Sul punto non si è fatta attendere la replica dei sindacati, che esprimono perplessità rispetto all’ipotesi di avviare la flessibilità in uscita dal lavoro facendo leva sui risparmi che è possibile ottenere tramite la quota 100.

Secondo quanto evidenziato dal Segretario Confederale della Uil Domenico Proietti, “il confronto in atto tra governo e sindacati deve portare alla definizione di una flessibilità più diffusa di accesso alla pensione intorno a 62 anni, come avviene nel resto d’Europa”.

Stante queste fondamentale premessa, il sindacalista evidenzia che “per conseguire questo obiettivo, insieme a tutti gli altri contenuti nella piattaforma sul capitolo previdenza, il governo deve postare risorse significativamente maggiori dei risparmi ottenuti con quota 100”.

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Ganga (Cisl) chiede di portare a termine la sperimentazione sulla quota 100

Anche dalla Cisl si punta il dito contro l’ipotesi di una interruzione anticipata della sperimentazione sulla quota 100. Secondo quanto dichiarato da Ignazio Ganga, “in materia previdenziale il governo conosce le proposte del sindacato, che sono state ampiamente illustrate nei quattro incontri già avvenuti”.

In tal senso, la “Quota 100 non è stato un privilegio, ma ha rappresentato una opportunità importante che non va messa in discussione prima della sua scadenza naturale. Ora si tratta di strutturare una misura stabile che guardi al futuro, evitando di perpetrare ulteriori ingiustizie su coloro i quali hanno sopportato le precedenti riforme pensionistiche”.

L’esponente della Cisl prosegue quindi chiedendo risposte concrete all’esecutivo. “Proprio perché da quota 100 si sono generati risparmi, sarebbe importante capire dal Governo come il recente risparmio previdenziale potrà essere indirizzato nel negoziato appena aperto”.