Autore: G.M

Pensione

26
Lug

Pensioni: 67 anni di età fino al 2021, poi si sale fino a 70 anni

Cosa accadrà alle pensioni nei prossimi anni.

Dal primo gennaio 2019 l’età pensionabile degli italiani è salita di 5 mesi. Si tratta dell’aumento dei requisiti per le pensioni che scaturisce dall’applicazione dei dati Istat sulla aspettativa di vita in materia previdenziale. Si è passati da 66 anni e 7 mesi a 67 anni. Parliamo dell’età utile, insieme a 20 anni di contribuzione, per accedere alla pensione di vecchiaia.

Sempre in base ai dati Istat, quelli provenienti dall’ultimo scenario demografico e di cui tratta abbondantemente anche l’ultimo rapporto della ragioneria generale dello Stato, questa soglia dovrebbe restare invariata anche nel 2020 e nel 2021 e forse anche più in là nel tempo. Oltretutto, anche la misura delle pensioni, cioè la modalità con cui viene calcolato un assegno, tra sistema contributivo e coefficienti di trasformazione dovrebbe restare sostanzialmente identica.

Pensioni: scenari a breve termine

Nei prossimi due anni età per la pensione e coefficienti di trasformazione dei contributi in pensione, dovrebbero restare inalterati rispetto ad oggi. Tutto deriva dal fatto che l’Istat dal 2017, cioè dall’ultimo anno in cui ha chiuso uno studio sull’andamento demografico della popolazione, sta rilevando un sostanziale stallo della stima di vita degli italiani se non addirittura un calo. In pratica, gli italiani vivono di meno e se la notizia è negativa demograficamente, dal punto di vista della spesa previdenziale è una notizia doc.

È una cosa brutta da dirsi ma la realtà è che meno vivono gli italiani e meno pensioni l’Inps è costretta a pagare. La spesa pubblica per le quiescenza senza dubbio ne trae giovamento. Ed essendo «positivo» in termini di spesa, questo fattore determina gioco forza un potenziale congelamento di tutto lo scenario previdenziale di oggi anche per i prossimi due anni.

Cosa accade per le pensioni

Fino a tutto il 2021 no vi dovrebbero essere scatti in termini di età pensionabile per le pensioni di vecchiaia e per le pensioni anticipate. In definitiva, si dovrebbe poter andare in pensione anche per i prossimi anni a 67 anni di età. Lo stesso vale per le pensioni anticipate, quelle che dall’avvento della Fornero hanno sostituito le pensioni di anzianità. Questo strumento previdenziale nel 2019 si centra senza limiti di età con 42 anni e 10 mesi di contribuzione versata per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Insieme ai due capisaldi del sistema, lo stesso accadrà per la quota 41 per i precoci, per l’Ape volontario (l’Ape sociale invece scade a fine 2019) e naturalmente per lo scivolo usuranti sul quale il congelamento degli attuali requisiti di accesso è stato già legiferato fino al 2026 a prescindere dagli scenari demografici.

I dati Istat

In base agli scenari dell’istituto nazionale di statistica, dopo lo stop all’innalzamento dei requisiti fino al 2021, si passerà ad aumenti di 3 mesi ogni due anni, per 4 bienni consecutivi. In pratica l’età pensionabile salirà di 3 mesi ogni due anni fino al 2030. Per il biennio successivo si salirebbe di un solo mese per poi tornare a scatti di tre mesi fino al 2054. Ciò significa che se tutto sarà confermato dal punto di vista demografico, già nel 2029 ci vorranno 68 anni per la pensione di vecchiaia e addirittura 70 nel 2055.

Il calcolo degli assegni

In attesa che il Ministero dell’economia e delle finanze certifichi tramite decreto questo stop all’aspettativa di vita per i prossimi due anni, si può già ipotizzare che anche le modalità di calcolo delle pensioni resterà identico ad oggi. In pratica nessuna variazione dei coefficienti di trasformazione. Si tratta di quei parametri che utilizza l’Inps per trasformare in pensione i contributi versati. Anche questi coefficienti infatti sono collegati alla stima di vita degli italiani che restando invariata o calando, non produrrà variazioni in termini di assegno pensionistico.