Pensioni 5 anni prima con lo scivolo Orlando

Poco pubblicizzata la proposta del Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, fissa a 62 anni l’età minima di pensionamento, ma a condizioni determinate.

Pensione a 62 anni con lo scivolo Orlando, così titolano diversi siti Web. E fanno riferimento ad una proposta di riforma delle pensioni che ha nel suo artefice il Ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Non è una novità assoluta, cioè una proposta innovativa come lo è per esempio la proposta di Pasquale Tridico, Presidente dell’Inps con la sua quiescenza in due quote.

Il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, pensa ad estendere una misura già attiva e piuttosto particolare, a quanti più lavoratori possibile. Una soluzione anti scalone di quota 100, con congelamento dell’età minima di uscita a 62 anni.

Scivolo Orlando, come estendere la pensione a 62 anni a tutti o quasi

In pensione a 62 anni, questo il contenuto della proposta di Andrea Orlando, Ministro del Lavoro. E se uno dei principali rappresentanti del governo dice sì ad una misura che prevede una così bassa età pensionabile, che sia la volta buona per i lavoratori?

Si tratta di una estensione netta del contratto di espansione, con platea nettamente ampliata. Senza quota 100 sparisce l’età pensionabile a 62 anni dal 2022. E allora il Ministro Orlando punta a rendere più fruibile la misura che oggi consente a qualcuno di accedere ai contratti di espansione e quindi, ad accedere alla pensione con cinque anni in anticipo.

Pensione a 62 anni con lo scivolo esteso

La proposta di Andrea Orlando, rappresentante PD e Ministro del Lavoro del governo di Mario Draghi, punta ad ampliare la platea dei lavoratori, che hanno la possibilità di accedere ai contratti di espansione.

Il potenziamento del contratto di espansione, che va ricordato, è una misura partorita con la Legge di Bilancio 2021, sarebbe di facile applicazione. Infatti il meccanismo è piuttosto semplice ed economico per le casse dello Stato.

Si rende possibile la pensione cinque anni prima rispetto ai requisiti previsti dalla pensione di vecchiaia o per la pensione anticipata. Pertanto, uscita a 62 anni o con 37,10 di contributi. Ma serve accordo tra datore di lavoro e sindacati da sottoscrivere al Ministero del Lavoro.

L’accordo al Ministero è necessario perché serve che nel documento, oltre all’uscita anticipata dal lavoro dei dipendenti, deve essere annotata pure la programmazione di un determinato numero di nuove assunzioni qualificate.

Infatti il contratto di espansione nasce con l’obbiettivo di consentire a determinate aziende di svecchiare il parco dipendenti, sostituendo alcuni di quelli mandati prima in pensione, con nuovi addetti più propensi alle nuove tecnologie e modernità.

Il lavoratore otterrebbe una pensione anticipata di 5 anni, di importo pari a quella effettivamente maturata alla data di uscita. L’azienda raggiungete l’obbiettivo di svecchiare l’organico, ma pagando l’indennità di prepensionamento al lavoratore, scontata della Naspi spettante allo stesso.

Solo se l’anticipo è relativo alla pensione anticipata, l’azienda deve versare anche il corrispettivo dei contributi mancanti per i 5 anni di anticipo. Leggi anche: Pensioni in due quote dai 62 anni: perché sarebbe un vantaggio