Pensioni 5 anni prima: Recupero anni mancanti vantaggioso

Recuperare 5 anni di contributi è facile ed economico grazie alle novità della Pace Contributiva

Alla fine il perimetro di intervento per il dopo quota 100 potrebbe essere una misura di pensione che consente ai lavoratori di riempire di 5 anni il proprio estratto conto dei contributi. Lo scalone che lascerà quota 100 in termini di età pensionabile è proprio di 5 anni.

E così si pensa ad agevolare alcuni lavoratori nella ricerca della giusta età contributiva, coprendo i vuoti di contributi pagando un onere relativamente basso. La Pace Contributiva, questo lo strumento a cui si lavora con gli opportuni correttivi.

Pace Contributiva, cos’è?

Per chi è nato nel 1959 ed ha la fortuna di aver completato al 31 dicembre 2021 i 38 anni di contribuzione necessari, la quota 100 è perfettamente fruibile. Chi invece è nato nel 1960, anche con 38 anni di contributi maturati entro il prossimo 31 dicembre, la stessa possibilità non ci sarà. Ed è questo lo scalone che la fine di quota 100 lascerà.

Un anno di differenza come data di nascita (ma anche pochi mesi o pochi giorni), costringeranno o nati nel 1960 a 5 anni si attesa, perché non ci sarà che aspettare i 67 anni di età della pensione di vecchiaia. Ma c’è la Pace Contributiva, la cui proroga con correttivi e miglioramenti potrebbe essere una delle soluzioni al vaglio.

E qualcuno potrebbe beneficiarne. Infatti si tratta di andare a riempire la propria carriera di contributi, rendendo utili al calcolo i periodi non coperti da contribuzione. Riempire fino a 5 anni, questo ciò che permette la misura. Naturalmente con onere a carico del direttamente interessato, ma con vantaggi maggiori rispetto alla misura oggi vigente, in modo tale da garantire maggiore appeal allo strumento.

Pace Contributiva, se ne discuterà al tavolo coi sindacati

Il Ministro del Lavoro Andrea Orlando ha già provveduto a convocare i sindacati per discutere del post quota 100. Appuntamento calendarizzato per il 27 luglio. E nelle ultime ore sale la Pace Contributiva come opzione sul tavolo.

Una Pace Contributiva con annessi incentivi alla misura. Infatti dal momento che parliamo di una misura con oneri a carico degli interessati, occorreva donarle un determinato appeal.

A maggior ragione se si pensa che chi uscirà dal mondo del lavoro lo farà a condizioni nettamente più sfavorevoli di oggi. La Pace Contributiva tenta di attenuare il danno da scalone. La versione su cui si lavora, permetterebbe ai lavoratori di coprire i vuoti contributivi accumulati durante la propria carriera.

Sembra poco, ma è una misura che potrebbe fare comodo a chi si trova a dover raggiungere la soglia dei 42 anni e 10 mesi di lavoro come pensione anticipata ordinaria prevede (per le donne 41 anni e 10 mesi).

Anche un soggetto nato nel 1960, tra quelli che non potrebbero sfruttare la quota 100, recuperando fino a 5 anni così, potrebbero non dover aspettare il 2027 per lasciare il lavoro, evitando lo scalone e non aspettando i 67 anni per la pensione di vecchiaia.

Pace Contributiva, proroga e miglioramenti

La Pace Contributiva esiste già ma scade il 31 dicembre 2021. Allo studio del governo la proroga da proporre ai sindacati nell’imminente vertice. Una proroga accompagnata da qualche novità nell’interesse dei lavoratori e per rendere più appetibile la misura.

Riempire i buchi che si sono accumulati via via durante la carriera dei lavoratori, sarebbe possibile dietro pagamento di un corrispettivo. Libera la scelta del lavoratore in questo caso, che deve optare per spendere qualcosa per andare prima in pensione o al peggio, subire lo scalone di 5 anni.

Ad oggi la misura offre la possibilità di detrarre dal reddito il 50% della spesa sostenuta per riscattare questi periodi. Una detrazione significa poter scaricare dal reddito ciò che si è speso, o meglio la metà di ciò che si è speso, in 10 rate annuali su pari importo. Leggi anche: Pensioni 2022 a 63 anni, la spunta l’Inps? Ecco a chi conviene