Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

17
Gen 2020

Pensioni: 36% degli assegni sotto le 1000 euro, donne svantaggiate dal divario di genere

Oltre 7,4 milioni di famiglie vedono le proprie pensioni come l’unica fonte di reddito, ma gli assegni per molti restano bassi.

Più di un terzo dei pensionati non possiede un assegno in grado di superare le 1000 euro al mese lorde, mentre il 12,2% non riesce a superare neanche le 500 euro al mese. Il dato è preoccupante e scatta una fotografia delle difficoltà che ancora oggi (nonostante i recenti interventi di welfare e di sostegno ai redditi più bassi) caratterizza gli assegni previdenziali. A confermarsi al di sopra della fascia più alta di reddito vi è infatti appena il 24,7% dei pensionati, che però può beneficiare di un assegno lordo mensile superiore alle 2mila euro.

Il divario di genere e lo svantaggio delle donne

A risultare tra i soggetti più deboli, secondo i dati elaborati dall’istituto di ricerche statistiche, sarebbero purtroppo le donne. Il divario di genere risulta evidente se si pensa che quest’ultime appaiono come le più rappresentate nella fascia degli assegni che vanno fino alle 1500 euro al mese. Al contrario, gli uomini concentrano le proprie posizioni nelle fasce di reddito più alte, ovvero sopra le 3000 euro lorde.
Le donne rappresentano invece la maggioranza come pensionate, risultando intestatarie di un assegno previdenziale nel 52,2% dei casi, pur percependo complessivamente il 44,1% di quanto erogato dall’Inps per le pensioni.
Lo svantaggio economico può essere spiegato con stipendi e retribuzioni più basse, che sviluppano assegni pensionistici inferiori in virtù del gap contributivo rispetto agli uomini. Così, le pensioni delle donne sono mediamente inferiori del 27,9%.

Il commento del CODS sui dati in arrivo dall’Istat

Sul punto è intervenuta nelle scorse ore anche l’amministratrice del CODS Orietta Armiliato, evidenziando le carriere discontinue e le disparità salariali come i due principali fattori di svantaggio che determinano per le donne le iniquità pensionistiche. La fondatrice Orietta Armiliato ha quindi chiesto di colmare questo gap “da norme che possano garantire alla Donne riconoscimenti previdenziali che non siano fini a se stessi, ma che vadano a coniugarsi parallelamente ad un adeguato sistema educativo che introduca nella nostra società un fondamentale cambio di passo nella riduttiva radicata cultura familiare. Cultura che fino ad oggi è stata sostenuta da un sistema che ha visto le Donne come veicolo da sfruttare per sopperire alle carenze strutturali esistenti nel nostro Paese (che sono molteplici e complesse)”. Se non si interverrà in tal senso, “il divario fra lavoratrici e lavoratori sarà sempre più profondo, per arrivare ad essere insanabile”.

L’altro allarme dei dati Istat: la pensione dei nonni mette in salvo 7 milioni di famiglie

Sempre dal rapporto stilato dall’Istat emergono altri dati da considerare con attenzione per comprendere la funzione di garanzia fornita dal sistema previdenziale nel contrasto alla povertà. Secondo le rilevazioni, per quasi 7,4 milioni di famiglie gli assegni pensionistici rappresentano la principale entrata, mentre per il 21,9% è l’unica vera e propria forma di sostegno reddituale. Tenendo in considerazione il dato, è possibile quindi affermare che la presenza di una pensione all’interno di molti nuclei familiari consente di dimezzare il rischio di povertà.

Nel corso del 2018 è salita ulteriormente la spesa pensionistica

Infine, se si fa il punto della situazione a livello complessivo si scopre che durante il 2018 la spesa per le pensioni è salita ulteriormente del 2,2% rispetto all’anno precedente, attestandosi attorno ai 293 miliardi di euro. Lo scorso anno i pensionati sono stati circa 16 milioni, mentre i trattamenti (considerando coloro che percepiscono più di un assegno) sono arrivati a 23 milioni. Tenendo presenti questi dati, l’Istat certifica che il peso del comparto previdenziale sul Prodotto Interno Lordo si attesta al 16,6%, con un leggere aumento rispetto all’anno precedente (quando il dato si fermava al 16,5%).