Pensioni 2022: tre opzioni per anticipare la quiescenza, ma sono meglio di quota 100?

Come si andrà in pensione nel 2022 dopo la fine di quota 100? Domanda che molti si pongono, alla luce delle molteplici opzioni in campo.

Un vero incubo è quello che potrebbe materializzarsi per molti lavoratori con la fine del triennio di sperimentazione di quota 100. Verrà infatti a mancare nel 2022, la misura che consente di anticipare a 62 anni la pensione. E come vedremo, occorre assolutamente limitare i danni, nel senso che occorrono misure nuove che permettano di limitare i 5 anni di scalone che quota 100 lascerà in campo.

Perché è così drammatico lo stop di quota 100?

Usare la parola drammatico per definire lo scenario attuale per le pensioni nel 2022 non è sbagliato. Drammatico perché tra gli ultimi a beneficiare dello scivolo introdotto nel 2019 dal governo Conte uno con Di Maio e Salvini Vice Premier, ed i primi ad essere esclusi, la pensione si distanzia di 5 anni.

I più penalizzati sono quelli che non hanno compiuto entro il 31 dicembre 2021 i 62 anni di età minima richiesti, e quelli che non sono riusciti alla stessa data a completare i 38 anni di contributi minimi necessari.

Tra un nato nel 1959 che completa le condizioni per avere quota 100, ed un nato nel 1960 che per questioni anagrafiche, non vi riesce, ci saranno anche 5 anni di differenza in termini di data di pensionamento.

Il primo infatti uscirebbe già nel 2021, o magari nel 2022 per via della finestra di 3 o 6 mesi (in base all’essere lavoratore del settore privato o un dipendente pubblico), o per via della cristallizzazione.

Il secondo invece non avrebbe altra via che restare in servizio fino ai 67 anni di età o fino al raggiungimento dei 42,10 anni di contributi utili alla pensione anticipata (per le donne un anno in meno). Stessa sorte per chi anche per poche settimane, non completa i 38 anni di contributi.

In questo caso l’evidente penalizzazione riguarderebbe soggetti nati anche nello stesso anno, magari anche i nati nel 1959, che come età, entrambi rientrano in quota 100, ma con il secondo penalizzato da una carriera lavorativa troppo corta.

Le tre opzioni in campo per ovviare al problema scalone

In pista rimangono sostanzialmente 3 soluzioni al post quota 100, anche se in materia previdenziale le sorprese possono essere sempre dietro l’angolo (e con la prossima legge di Bilancio nel pacchetto pensioni dovrebbero finire misure che sindacati e governo in questi giorni stanno trattando). Le tre misure forse più dibattute sono:

  • La quota 41 per tutti;
  • La pensione flessibile a quota 100, ma dai 64 anni;
  • La pensione in due quote di Tridico.

Con la quota 41 per tutti si tratterebbe di una nuova pensione anticipata, perché manderebbe a riposo i lavoratori senza limiti di età una volta completati i 41 anni di versamenti. La formula, le regole di calcolo dell’assegno ed eventuali vincoli sono tutti da mettere a punto.

Una misura ottima per chi ha tanti anni di contributi e una carriera continua ma che non permetterebbe certo di evitare lo scalone a chi ha per poche settimane perduto il treno di quota 100 (non avendo raggiunto i 38 anni di contributi).

Per un lavoratore che ha solo sfiorato la quota 100, si tratterebbe comunque di restare al lavoro per più di 3 anni. L’altra via sarebbe la pensione a quota 100 allungando a 64 anni l’età minima ed abbassando a 36 anni l’età contributiva necessaria.

Servirebbero almeno 64 anni di età e 36 di contributi. Ma il 62enne del 2022, dovrebbe restare al lavoro anche in questo caso per altri anni, arrivando a 64 anni di età. E in ultimo c’è la proposta di Tridico, forse quella che avvicina di più la pensione in termini di permanenza al lavoro.

Un nato nel 1959 che ha mancato la quota 100 per via della carriera lavorativa più corta dei 38 anni, potrebbe uscire già nel 2022, ma accettando una pensione calcolata solo sulla quota contributiva per tutti gli anni di anticipo.

La quota retributiva scatterebbe successivamente a 67 anni. Una penalità temporanea quindi, ma che consentirebbe comunque di uscire dal lavoro in età simile alla quota 100, ovvero a 63 anni di età. Leggi anche: Pensioni: uscire in anticipo anche nel 2022, quando serve l’Eco Cert