Pensioni 2022: importi minime, assegno sociale, perequazione

Rivalutazione degli assegni previdenziali da gennaio, con indicizzazione al tasso di inflazione previsionale, quali sono i pensionati interessati dagli aumenti, in che misura e perché.

Con la pensione di gennaio, salgono gli assegni per milioni di pensionati. Sono gli effetti del meccanismo della perequazione. Si tratta dell’adeguamento degli importi della pensione al tasso di inflazione stabilito dall’Istat, ma in via previsionale.

In altri termini, viene calcolata una inflazione provvisoria, in attesa che a fine 2022 si passi al dato definitivo, che può confermare il tasso applicato o modificarlo producendo i classici conguagli a debito o a credito. Ciò che maggiormente interessa, nell’immediato, i pensionati però, è l’aumento che si troveranno con il rateo di pensione di gennaio.

Le pensioni aumenteranno e lo faranno con un ritorno al meccanismo a scaglioni, notoriamente più favorevole per tutti i pensionati. Anche per coloro che per importo di pensione, non riescono a recuperare in aumento, il 100% del tasso di inflazione.

Inflazione e pensioni, come aumentano e come viene fuori la percentuale da applicare

Tramite un decreto ministeriale ogni anno viene calcolato l’aumento dell’indice dei prezzi che produce l’aliquota di incremento dei trattamenti pensionistici da applicare al 1° gennaio dell’anno successivo. E come prassi, il 27 novembre scorso il MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) ha emanato proprio questo decreto.

I dati partono dalle informazioni che rende pubbliche l’Istat e che riguardano l’andamento dell’inflazione sia effettivo, alla data della rilevazione, che presumibile, cioè quello che si prevede dalla data della rilevazione e fino alla fine dell’anno.

L’obbiettivo di un decreto prematuro, cioè che arriva prima che diventi ufficiale il tasso di inflazione rilevato, è il facilitare il compito dell’Inps. Infatti prima che si chiuda l’anno di riferimento si da facoltà all’Inps di soddisfare il compito di applicare gli aumenti.

In pratica, serve a permettere all’Istituto di provvedere a ricalcolare gli assegni dal gennaio successivo, che sarebbe impossibile se si attendessero i dati definitivi Istat. Un ricalcolo provvisorio quindi, in attesa che i dati Istat diventino ufficiali, e che con la rivalutazione dell’anno successivo, si effettuino i conguagli.

Gli aumenti del 2022, dal trattamento minimo all’assegno sociale

L’adeguamento delle pensioni al tasso previsionale del gennaio 2021 è stato confermato col nuovo decreto. Nessun conguaglio quindi. Per quanto riguarda il nuovo invece, la perequazione è all’1,7%. E così saliranno le pensioni, cioè aumenteranno dell’1,7%.

I primi effetti sui trattamenti al minimo. Gli assegni integrati al minimo salgono a 524,34 euro (quest’anno erano fermi a 515,58 euro al mese). Aumenta anche l’assegno sociale, misura assistenziale per eccellenza. Dai 460,28 di oggi si arriva a 468,10 euro, naturalmente al mese. E sale inevitabilmente anche la pensione minima che nel 2022 sarà pari a 515,58 euro al mese.

L’aumento degli assegni, criteri, fasce, meccanismo

Come detto in precedenza, l’aumento degli assegni previdenziali scatteranno già con il rateo di gennaio. La misura è pari all’1,7%, come il previsionale del tasso di inflazione. Ma non per tutti la pensione presenterà un aumento pari all’1,7%. Qualcuno avrà una rivalutazione parziale, commisurata all’importo della pensione, in base ad un meccanismo per fascia e a scaglioni.

L’aumento sarà in misura piena, solo per quei pensionati che hanno assegni fino a 4 volte il trattamento minimo Inps. Significa, in base alla nuova pensione minima 2022 pari a 515,58 euro, che la rivalutazione piena sarà appannaggio di pensionati con assegno entro il tetto massimo di 2.062,32 euro.

Chi supera le 4 volte il trattamento minimo e non supera le 5 volte, riceverà un adeguamento degli assegni più basso, pari al 90% dell’1,7%. Si tratta di assegni di importo compreso nella forbice tra 2.062,33 e 2.577,90 euro al mese.

Rivalutazione pari al 75% dell’1,7% per assegni superiori alle 5 volte il trattamento minimo e quindi da 2.577,91 euro a salire. L’ultima cosa da sottolineare è il ritorno al meccanismo a scaglioni progressivi. Infatti la rivalutazione parziale per la seconda e terza fascia riguarderà solo la parte eccedente l’importo soglia della fascia precedente.