Pensioni 2022: il piano del governo in 4 mosse, 64, 41, Opzione Donna e Ape

Il piano del governo è pronto, ecco le ipotesi più attendibili.

Potrebbero essere 4 gli interventi in materia previdenziale che potrebbero fare capolino in vista del 2022 e dello stop a quota 100. Ipotizzare una riforma delle pensioni degna di questo nome, con un decreto a se stante, un decreto ad hoc distaccato da tutto il resto, appare azzardato.

Più facile che si intervenga a fine anno, con la solita legge di Bilancio e l’altrettanto solito pacchetto pensioni. La legge di Bilancio è un contenitore di misure multi settore e anche le pensioni potrebbero fare capolino. E allora ecco cosa il governo ha in mente.

Pensioni 2022, il piano del governo

I sindacati da una parte, con la loro pensione flessibile dai 62 anni senza penalizzazioni e con l’altrettanto neutra quota 41 per tutti. Dall’altra parte incvece, il governo, con una riforma in 4 mosse, tra sostenibilità in termini di spesa pubblica e misure di pensionamento anticipate alternative alla quota 100.

E ai sindacati il governo proporrà proprio le sue soluzioni, tutte da tempo discusse e sulle quali ci sono meno limiti di fattibilità rispetto alle linee di intervento care alle parti sociali. La prima misura che il governo metterà sul piatto potrebbe essere la pensione 64+20 per tutti e non solo per i contributivi puri come oggi è ammesso.

Infatti per chi non ha contributi versati antecedenti il 1996, oggi la pensione si centra con 64 anni di età e 20 anni di contributi. Ma a condizione che la pensione sia superiore a 1.288 euro al mese, cioè sopra 2,8 volte l’assegno sociale.

Anche la Corte dei Conti ha suggerito di allargare pure ai retributivi questa soluzione, cancellando una evidente disparità di trattamento. Tesi dei 64 anni avvalorata pure dal fatto che la quota 100 è stata sfruttata relativamente poco dai quotisti puri, quelli con 62 anni esatti di età e 38 di contributi.

Sarà per un evidente maggiore importo della pensione o semplicemente per via dell’elevato numero di anni di contribuzione richiesto (38 anni), fatto sta che anche se quota 100 prevedeva l’uscita già a 62 anni, è stata 64 l’età media maggiormente usata.

Pensioni nel 2022: dai lavori gravosi alle donne

Una misura che sembra trovare, per lo meno a parole, una specie di unione di pensiero è la quota 41 per tutti. Infatti questa misura è caldeggiata da tempo dai sindacati ma lo è altrettanto da parte del governo, o almeno dalla componente leghista del governo.

Parliamo però di una misura che abbasserebbe per tutti e senza penalizzazioni, la soglia dell’età contributiva delle pensioni anticipate oggi e domani ferme a 42,10 per gli uomini e 41,10 per le donne. Difficile da realizzare per i suoi elevati costi, come la stessa Corte dei Conti ha sottolineato.

Più facile continuare sull’agevolare determinate categorie, prorogando al 2022 Opzione Donna e Ape Sociale, trasformandole addirittura in misure strutturali. In altri termini, appare senza dubbio fattibile portare l’uscita a 63 anni con 30 o 36 anni di contributi, ad estendersi oltre la scadenza del 31 dicembre 2021.

Resterebbe una misura comunque appannaggio di lavoratori impegnati in attività gravose, disoccupati di lungo corso, disabili e caregiver. E stessa sorte per Opzione Donna, a cui verrebbe concessa, sempre, la facoltà di richiedere la pensione anticipata raggiunti i 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e i 59 anni di età per le lavoratrici autonome, sempre con i soliti 35 anni di contributi, e dicendo di si ad un assegno calcolato con il solo metodo contributivo.