Pensioni 2022: da 60 a 64 anni, il ventaglio delle uscite anticipate, ecco le misure

Pensioni 2022: da 60 a 64 anni, il ventaglio delle uscite anticipate, ecco le misure

Nel pacchetto pensioni della legge di Bilancio esce fuori un variegato ventaglio di opzioni per anticipare la quiescenza prima dei 67 anni di età.

Una promessa è un debito, si dice così e questo motto vale anche per le pensioni e per il governo. La promessa era di cancellare la quota 100, e il destinatario di questa era la UE. L’Italia, il suo governo, il suo Premier sono stati di parola, la quota 100 è morta e sepolta.

Dal 1° gennaio 2022 scomparirà dai radar del sistema previdenziale. Ma non per questo, o almeno non necessariamente verranno meno delle opzioni per anticipare la pensione prima di arrivare alla fatidica età di 67 anni che vuol dire pensione di vecchiaia ordinaria.

Infatti nella manovra che sta approntando il governo e nel suo classico pacchetto pensioni, ci sono diverse misure che lo permetteranno. Certo, nulla a che vedere con la vantaggiosa quota 100, ma sono pur sempre opzioni favorevoli a qualcuno. Vediamo adesso di fare un quadro preciso di cosa stanno per varare i legislatori.

La quota 102 per le pensioni, il governo si china alla UE e sposta la riforma delle pensioni a discussioni future

Come si legge sul Messaggero, il pensionamento con 62 annidi età e 38 anni di contributi non ci sarà più nel 2022. Sparisce la quota 100 quindi. Ma come anticipato in premessa, tra vecchie e nuove possibilità, non mancano le opzioni per anticipare la pensione.

La prima novità sarà la quota 102, che permetterà di anticipare la pensione ma solo con almeno 64 anni di età e sempre con 38 anni di contributi previdenziali versati. Una soluzione che appare tampone, nel senso che serve a tenere buona la UE, soprattutto adesso che ci sono i soldi dei Recovery Plan e per spostare al 2022 le discussioni su una vera riforma delle pensioni.

Tutte le scorciatoie possibili prima dei 64 anni di età

Nella manovra ci sono 600 milioni di euro per la costituzione di un fondo ad hoc in materia pensioni. Certo, 600 milioni non sembrano un granché, ma resta il fatto che si apre un fondo da cui attingere per pensionare prima alcuni lavoratori. Chi sono costoro?

Lo spiega bene la bozza del testo della legge nel punto in cui tratta proprio di questo argomento. “Fondo per l’uscita anticipata, su base convenzionale, dei lavoratori delle imprese in crisi”, questo il nome del nuovo strumento. Ed è evidente che riguarda lavoratori di aziende in crisi.

La nuova misura, sarà appannaggio dei lavoratori dipendenti di piccole e medie imprese in crisi. La condizione “sine qua non” per garantirsi lo scivolo, è che si trovino ad aver già compiuto i 62 anni di età, la stessa che permetteva di uscire con quota 100. Sono 600 milioni quindi, ma su base triennale, cioè 200 milioni di euro all’anno.

Il fondo per lavoratori delle aziende in crisi si affiancherà ai contratti di espansione e all’Isopensione, che sono gli altri strumenti utili a prepensionare i lavoratori di determinate aziende (in questi casi non in crisi ma con progetti di innovazione e rinnovo personale). E se il contratto di espansione prevede una uscita a partire dai 62 anni di età, l’Isopensione la prevede addirittura a 60 anni.

Le altre due misure del pacchetto pensioni della manovra finanziaria

La quota 102 e il fondo per le aziende in crisi sono le due novità vere della manovra. Infatti il pacchetto pensioni sarà composto da 4 misure, ma le altre due oltre alle prime già citate sono proroghe di misure che scadevano il 31 dicembre prossimo.

Parliamo di Opzione Donna che consente l’uscita a 58 o 59 anni, rispettivamente per lavoratrici dipendenti e lavoratrici autonome e che sarà valida anche nel 2022 a condizione che età e contributi (necessari 35 anni di versamenti) siano completati entro la fine del 2021.

L’altra proroga è l’Ape sociale. Si tratta dell’Anticipo pensionistico che permette uscite a 63 anni con 30 anni di contributi per disoccupati, invalidi e con invalidi a carico, e 36 anni di contributi per i lavori gravosi. E la novità potrebbe essere una estensione a 31 attività gravose di questo scivolo che fino a fine anno riguarda 15 categorie di lavoro logorante.