Pensioni 2022 ai nati fino al 1958 con età flessibile

Pensioni 2022 ai nati fino al 1958 con età flessibile

Sono almeno 6 le proposte di riforma pensioni in campo, con una che prevede l’uscita dai 64 anni di età.

C’è da riformare il sistema pensionistico italiano e se mai non fosse possibile, c’è quanto meno da aggiornarlo. Lo snodo infatti è la chiusura di quota 100 prevista per il 31 dicembre 2021. Va via una delle tante misure alternative ai due pilastri del sistema, cioè la pensione anticipata ordinaria e la pensione di vecchiaia ordinaria.

Occorre trovare misure alternative e quanto più vicine alle esigenze di uscita dei lavoratori. In campo ci sono diverse proposte di riforma. Ce ne sono almeno 6. Oggi ne analizziamo una che punta sulla flessibilità in uscita.

Cosa accade nel 2022 alle pensioni

Come detto, stop a quota 100 dal 1° gennaio prossimo. Senza entrare nel dettaglio della misura tanto cara alla Lega di Matteo Salvini e Claudio Durigon, la quota 100 permette di andare in pensione 5 anni prima come età anagrafica rispetto alla pensione di vecchiaia ordinaria e se raggiunta l’età di 62 anni, poco meno di 5 anni prima come età contributiva, rispetto alla pensione anticipata ordinaria.

Infatti la pensione di vecchiaia si centra con 67 anni di età e 20 anni di contributi, la quota 100 invece si centra a 62 anni. Allo stesso tempo, per la pensione anticipata ordinaria il tetto è di 42,10 anni di contributi versati, mentre per la quota 100 il limite è cdi 38 anni di contribuzione.

Pertanto, senza la quota 100 è evidente che siamo di fronte ad uno scalone di 5 anni, cioè di 5 anni di differenza tra chi ha avuto la fortuna di centrare i requisiti con la quota 100 attiva e chi non li ha raggiunti in tempo utile.

Pensioni 2022 a 64 anni, lo chiede il sistema

Ciò che è stato evidente in questi 3 anni di sperimentazione di quota 100 (la misura è nata nel 2019 e cessa nel 2021) è che sono stati meno del previsto i pensionandi usciti a 62 anni. Come dire che i 5 anni di anticipo offerti dalla quota 100, sembrano essere stati una esagerazione.

L’età media dei pensionati di quota 100, cioè quelli che hanno lasciato il lavoro con questa misura in questi 3 anni è di 64 anni. Ecco quindi che si propone di sostituire la quota 100 con una misura ad età flessibile dai 64 anni (e senza i 38 anni di contributi necessari, perché ne potrebbero bastare 20 come la pensione di vecchiaia ordinaria).

Nel dettaglio, si tratterebbe di estendere i benefici previsti dalla legge Dini per chi ha tutta la pensione calcolata nel regime contributivo (lavoratori che hanno cominciato a lavorare dal 1996 in poi, i cosiddetti contributivi puri) anche ai lavoratori più anziani che stanno nel regime misto (retributivo fino al 1995, contributivo dopo).

Naturalmente occorrono dei correttivi all’estensione «tout court» della pensione anticipata contributiva anche ai misti. Infatti quanto previsto dalla riforma Dini fissa la possibilità di uscita a 64+20 per chi ottiene una pensione di importo pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, ovvero, circa 1.288 euro al mese. La soluzione potrebbe essere il ridurre ad 1,5 volte l’assegno sociale tale limite.