Pensioni 2022 a 63 anni: proroga anticipo pensionistico probabile

In alto mare la riforma delle pensioni e appare sempre più probabile che proseguire con l’Ape potrebbe essere la via.

E dal momento che la riforma delle pensioni tutto è tranne che facile da realizzare, cominciano ad intravedersi gli scenari futuri del post quota 100. Manca poco al 2022, fatidico anno a partire dal quale la quota 100 sparirà. Nessuna novità in materia previdenziale è in procinto di essere emanata.

E allora, in una specie di piano B, si pensa a organizzare delle proroghe a misure già oggi in vigore, come per esempio l’Ape sociale. E così i nati fino al 1959 potrebbero avere un canale di uscita in più rispetto alle previsioni, perché il 31 dicembre prossimo oltre alla quota 100 va in scadenza pure l’anticipo pensionistico a 63 anni.

Pensioni 2022, la riforma in ritardo

Al momento nessun vertice, nessuna riunione o nessun summit in materia pensionistica è stato ancora convocato o messo in agenda. Eppure fin dal suo insediamento, il Ministro del Lavoro Andrea Orlando aveva parlato di capitolo pensioni come di priorità.

Niente incontri e così la riforma delle pensioni man mano che passano i giorni diventa sempre più un miraggio. Ormai siamo a luglio, e presto le operazioni parlamentari andranno in pausa per le vacanze estive.

Al ritorno ci sarà ancora da organizzare la legge di Bilancio, la prosecuzione della campagna vaccinale, l’eventuale (e speriamo di no) contrasto alla variante Delta del virus e la riapertura delle scuole. Sono solo alcune delle priorità che avrà il governo e che rischieranno di fare passare la riforma delle pensioni in secondo piano.

E così che anche Salvini con la sua Lega, tra le righe pensano a proporre quello che sembrava improponibile, cioè chiedere un altro anno di quota 100. E per contro dal governo trapela l’ipotesi di prorogare misure oggi attive ed in scadenza alla fine del 2021.

Più facile fare così, posticipando il problema di riforma del sistema al 2022, quando si spera che la pandemia diventi un ricordo e che il governo sia più libero per una riforma che da anni è tanto attesa.

Anticipo pensionistico a 63 anni nel 2022?

Non costa tanto alle casse dello Stato. È una misura a platea limitata, più assistenziale che previdenziale. È una misura di accompagnamento alla pensione, non reversibile per morte del beneficiario, che non prevede tredicesima, a importo limitato, che non prevede assegni familiari o maggiorazioni sociali.

Parliamo dell’anticipo pensionistico sociale, misura che permette l’uscita dal lavoro già a 63 anni. Ed è l’Ape sociale una delle misure (insieme ad opzione donna) che potrebbero decidere di prorogare al 2022, anche se c’è chi la vorrebbe strutturale.

Dal momento che la misura ha tra i possibili beneficiari, i lavori gravosi, e dal momento che i lavori gravosi sono argomento che entra in qualsiasi ipotesi o proposta di riforma, una proroga dell’Ape non è da considerare tanti azzardata.

Magari si può decidere di ampliare la platea di quelle attività considerate come gravose. Ma come si uscirebbe dal lavoro nel 2022 con l’Ape Sociale? Per il 2021 questa facoltà è stata appannaggio dei nati fino al 1958. Nel 2022 si potrebbe aprire ai nati fino al 1959, evidentemente oggi esclusi dalla misura se pure l’anticipo pensionistico cesserà di funzionare il 31 dicembre prossimo come la misura oggi prevede.

Servono almeno 63 anni di età, ma anche determinate condizioni di età contributiva e di tipologia di condizione. La misura infatti riguarda:

  • Disoccupati
  • Caregivers
  • Invalidi
  • Lavori gravosi

I disoccupati devono avere almeno 30 anni di contributi versati e devono aver completato la fruizione della Naspi da almeno 3 mesi prima di presentare domanda. I caregivers, termine che indica coloro che assistono un familiare stretto disabile grave e convivente, devono aver iniziato ad assistere l’invalido da non meno di 6 mesi prima di presentare domanda.

Gli invalidi invece devono avere una percentuale di disabilità riconosciuta dalle competenti autorità Asl (commissioni mediche invalidi civili) superiore al 74%. Le attività gravose invece devono essere state svolte per almeno 6 degli ultimi 7 anni di attività o al più, per almeno 7 degli ultimi 10.

Al momento, salvo cambiamenti e interventi normativi di cui si accennava in precedenza, le attività che sarebbero diritti all’uscita nel 2022, proroga alla misura permettendo sono:

  • Agricoli;
  • Edili;
  • Gruisti;
  • Facchini;
  • Maestre scuola di infanzia e educatori asili nido;
  • Infermieri e ostetriche di sale operatorie e sale parto;
  • Siderurgici;
  • Marittimi;
  • Pescatori;
  • Addetti ai rifiuti;
  • Addetti alle pulizie;
  • Addetti all’assistenza di persone non autosufficienti;
  • Conciatori di pelli e pellicce;
  • Macchinisti dei treni e personale ferroviario viaggiante;
  • Camionisti.