Pensioni 2021: dalle misure ordinarie alle anticipate, la mappa dopo le proroghe della manovra

Pensioni 2021: dalle misure ordinarie alle anticipate, la mappa dopo le proroghe della manovra

Come andare in pensione nel 2021 con le classiche misure di pensionamento ordinario, con le anticipate e con le nuove proroghe della legge di Bilancio

Per avere misure di pensionamento nuove occorrerà attendere il 2022. Infatti nella legge di Bilancio ci sono solo alcune proroghe a misure già attive che anziché scadere il 31 dicembre 2020, scadranno il 31 dicembre 2021. Parliamo di Ape sociale e opzione donna che insieme alla quota 100, che scadrà anch’essa il 31 dicembre del 2021, rappresentano le vie di uscita alternative alla pensione con età pensionabile a 67 anni e alle pensioni anticipate ordinarie o con la quota 41 per i precoci.

C’è già un programma di lavoro tra governo e sindacati che dovrebbe produrre novità sostanziali proprio dal 2022. Per esperienza e in base al normale funzionamento della macchina Stato, probabilmente una nuova riforma, con nuove misure anti scalone quota 100 ed anti Fornero, dovrebbero sopraggiungere con la legge di Bilancio di dicembre 2021. Questo, a meno che non si passi ad una legge delega in corso d’anno, cosa rara ma non del tutto impossibile. Nel frattempo il quadro delle misure previdenziali possibili nel 2021 è abbastanza chiaro.

Pensione anticipata e pensione di vecchiaia 2021

Con la pensione di vecchiaia si potrà lasciare il lavoro con 20 anni di contributi versati e 67 anni di età compiuti. Alternative a questa misura, sempre a 67 anni sono le uscite con 15 anni di contributi, cioè le uscite con le deroghe Amato con 15 anni di versamenti prima del 1993, con l’autorizzazione ai versamenti volontari ottenuta entro il 31 dicembre 1992 o per chi ha carriere con anni di lavoro per periodi inferiori a 52 settimane. Anche l’opzione Dini consente di accedere alla quiescenza con 15 anni di contributi, ma la misura è conosciuta come opzione contributiva poiché prevede il calcolo della pensione esclusivamente con il metodo dei contributi versati.

La pensione anticipata invece è distaccata da limiti di età e si centra con 42,10 anni di contributi per i lavoratori e 41,10 anni di contributi per le lavoratrici. Servono 35 anni di contribuzione effettiva per chi ha versamenti in epoca retributiva o massimo 5 anni di contributi figurativi per chi è senza versamenti prima del 1993.

Alternative alla pensione anticipata senza limiti di età è la quota 41, che permette l’uscita, come dice il nome della misura, con 41 anni di versamenti, ma a condizione che ci siano almeno 12 mesi anche discontinui di contributi effettivi prima dei 19 anni di età e che si rientri in 4 macro categorie di lavoratori, cioè i disoccupati senza Naspi da almeno 3 mesi, gli invalidi con il 74% di disabilità accertata, i caregivers che assistono da almeno 6 mesi un parente disabile almeno al 74% e i lavori gravosi che in 7 degli ultimi 10 anni o in 6 degli ultimi 7 anni, hanno svolto una o più attività logoranti tra le 15 previste.

Sia per le anticipate che per la quota 41 finestra di decorrenza di tre mesi rispetto alla data di maturazione dei requisiti.

Scivoli e deroghe ai 67 anni di età

Passando alle misure alternative a quelle sopra citate e strutturali, ci sono le misure sperimentali e temporanee, ma che nel 2021 permetteranno uscite anticipate rispetto alla soglia dei 67 anni di età. Quota 100 per esempio, possibilità aperta a tutti i lavoratori con almeno 62 anni di età ed almeno 38 di contributi. La misura prevede una finestra di tre mesi per i lavoratori del settore privato e 6 mesi per i lavoratori del settore pubblico.

Poi c’è l’Ape sociale, che consente di uscire con 63 anni di età minima e 30 anni di contribuzione, altrettanto minima, per disoccupati, caregivers e invalidi, della stessa tipologia prima descritta per la quota 41. Con almeno 63 anni di età ed almeno 36 di contributi invece si può uscire con l’Ape sociale come lavoro gravoso, anche in questo caso con le stesse caratteristiche descritte per i lavori gravosi della Quota 41.

Solo per le donne invece, c’è l’opzione donna, che permette uscite con 58 o 59 anni di età, rispettivamente per lavoratrici dipendenti e lavoratrici autonome, e tutte con almeno 35 anni di contributi versati. Sia l’Ape sociale che opzione donna sono misure che la legge di Bilancio dovrebbe confermare, ma la cui effettività si avrà solo a manovra licenziata.

Altre misure che anticipano l’età di uscita sono molto particolareggiate e destinate a piccole platee di lavoratori. Per esempio la pensione di vecchiaia anticipata contributiva, che prevede l’uscita a 64 anni con 20 di contributi, ma solo per contributivi puri e solo se la pensione liquidata di importo è pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale. Ci sarebbe anche la pensione di vecchiaia a 56 anni per le donne ed a 61 per gli uomini, ma solo per chi ha una invalidità civile confermata anche come invalidità pensionabile dall’Inps, pari ad almeno l’80%.

La pensione per usuranti invece è quella misura che consente di accedere alla quiescenza con 61,7 anni di età e 35 di contributi con la correlativa chiusura di quota 97,6. Misura questa che è appannaggio di autisti di mezzi di trasporto pubblico, operai delle industrie che operano con la linea a catena e poi per una serie di lavoratori alle prese con particolarissime attività come per esempio i lavoratori delle miniere o i palombari.

Sempre per i lavori usuranti, ma anche per i lavori gravosi, la pensione di vecchiaia si può centrare con 66,7 anni di età e con 30 di contributi. Questo perché per queste categorie di lavoratori non è stato previsto lo scatto per l’aspettativa di vita che produsse l’innalzamento dell’età pensionabile nel 2019, da 66,7 a 67 anni.