Autore: Stefano Calicchio

INPS - Pensione

Pensioni 2020, la preoccupazione di Brambilla sull’effetto Covid: in arrivo 100.000 pensionati in più

Secondo le stime dell’esperto nel corso del 2020 dovrebbero concretizzarsi 100.000 pensionati in più a carico dell’Inps per via del Coronavirus. Serve ripensare il sistema previdenziale e di welfare.

Sulle pensioni l’effetto Covid-19 si fa sentire anche attraverso un aumento del numero di lavoratori che ha richiesto di accedere in modo anticipato all’Inps. Lo rende noto l’esperto di previdenza Alberto Brambilla, pubblicando i risultati di un nuovo studio a opera dell’istituto di ricerca che dirige. In particolare, le ultime proiezioni indicano che nel corso del 2020 il numero di pensionati dovrebbe subire un incremento di 100.000 unità.

Oltre a ciò, il dato sembra destinato a salire anche successivamente. Un aspetto che desta preoccupazione soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra lavoratori attivi (che versano contributi) e persone che hanno ottenuto la quiescenza. Il rischio è di produrre un ulteriore deterioramento di questo rapporto, che è tra i parametri alla base della sostenibilità di qualsiasi sistema previdenziale.

Pensioni e aumento delle persone che lasciano il lavoro: i dati dell’8° rapporto sul sistema previdenziale

Dal punto di vista statistico, i dati evidenziati all’interno dell’8° rapporto sul bilancio del sistema previdenziale pubblico mettono in rilievo i risvolti della crisi dettata dal coronavirus sul sistema pensionistico. In particolare, il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali esprime preoccupazione sull’incremento di uscite anticipate dal lavoro dovute alla diffusione della pandemia.

La situazione contingente potrebbe portare molti lavoratori a scegliere su base volontaria di accedere in via anticipata all’Inps. Ad esempio facendo ricorso alla quota 100, che permette l’uscita anticipata dal lavoro a partire dai 62 anni di età e con 38 anni di contributi. L’opzione è disponibile in via sperimentale fino al termine dell’anno, ma sulla questione si attende di comprendere se vi sarà una ulteriore proroga o se sarà sostituita da una nuova misura di flessibilità.

In ogni caso, nella situazione appena descritta il meccanismo di prepensionamento sembra poter agire come una sorta di strumento di welfare, accompagnando i lavoratori in età avanzata a rischio alla quiescenza con diversi anni di anticipo.

Sulle pensioni pesano anche le difficoltà occupazionali dettate dalla crisi

Rispetto a quanto appena esposto, vi sono poi da evidenziare le difficoltà che molti potenziali lavoratori si trovano ad affrontare nell’attuale contesto pandemico. A essere penalizzati non sono solo coloro che hanno perso il proprio impiego per via del coronavirus. Anche chi era alla ricerca attiva di un nuovo impiego deve confrontarsi con un contesto di evidente difficoltà.

La spesa pubblica pensionistica e di welfare dovrà inevitabilmente scontrarsi contro la difficile situazione del mondo del lavoro e per questo motivo arriverà a toccare livelli che non si vedevano dall’ormai lontano 2008. Nel biennio 2020-21 le stime del potenziale rosso di bilancio per le casse dell’Inps ammontano a 33 miliardi di euro, mentre livelli più ordinari dovrebbero essere ripristinati solo a partire dal 2023.

I nodi da sciogliere restano comunque molteplici. Ma la crisi potrebbe anche rappresentare un’opportunità per rendere maggiormente stabile il sistema. A partire dalla necessità di ripensare la legge Fornero, rendendo più semplice l’accesso all’Inps con interventi di qualità (ad esempio facendo ricorso ai fondi di solidarietà o ad altre misure che prevedono la partecipazione delle aziende per garantire il ricambio generazionale).

Mentre sul fronte dell’occupazione è fondamentale il corretto impiego dei fondi e delle risorse europee, al fine di arrivare a un pieno recupero dell’occupazione persa per via della pandemia.