Autore: B.A

16
Gen 2020

Pensioni 2020: anche quelle di vecchiaia saranno più basse, sono le regole del contributivo

Le pensioni per chi ci andrà nei prossimi anni saranno sempre più basse, perché sono sempre meno quelli che hanno diritto al calcolo con il retributivo.

Sulle regole di calcolo degli assegni previdenziali ormai si sa tutto o quasi. Il sistema retributivo prevede la liquidazione delle pensioni in base agli ultimi stipendi percepiti. Il sistema contributivo invece, basa il calcolo sul montante dei contributi versati. Il sistema misto invece, liquida la pensione calcolando la pensione in base a quando i lavoratori hanno versato i contributi, un po con il sistema retributivo ed un pò con il contributivo. man mano che passano gli anni, sono sempre meno le persone che hanno diritto al calcolo retributivo e sono sempre meno gli anni di lavoro che rientrano in questo sistema che è molto più favorevole rispetto al contributivo.

Pensioni sempre più basse e sempre più lontane

La linea di confine è il 31 dicembre 1995. Chi ha iniziato a lavorare dopo tale data, avrà una pensione più bassa rispetto a chi ha iniziato a lavorare prima. Chi ha il primo contributo versato dopo il 31 dicembre 1995 è definito, contributivo puro, cioè un lavoratore che ha iniziato a lavorare dopo l’ingresso del sistema contributivo nel Mondo previdenziale italiano. E stando alle stime, la pensione per costoro potrebbe essere pari al 66% dell’ultimo stipendio percepito. E se dal punti di vista economico, il salasso è evidente, non è da meno quello dell’età pensionabile, perché molti contributivi puri potrebbero andare in pensione alla veneranda età di 71 anni.

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Cosa succede alle pensioni di vecchiaia?

Le pensioni di vecchiaia si percepiscono a 67 anni di età con almeno 20 anni di carriera lavorativa coperta dai contributi. E anche questa misura previdenziale, uno dei capisaldi del sistema, penalizzerà chi ci arriverà nei prossimi anni. Ormai sono in minima parte i pensionati che possono essere considerati retributivi puri, cioè che hanno il piano diritto al calcolo retributivo della pensione.

Secondo dati dell’istituto Previdenziale, sono solo alcuni dei lavoratori nati tra il 1955 ed il 1959 a poter ricevere ancora questo favorevole metodo di liquidazione delle pensioni. Sono i lavoratori che possono far valere almeno 18 anni di contributi prima dell’ingresso nel sistema della riforma Dini, che appunto entrò dopo il 1995. Per quanti non hanno almeno 18 anni di contributi prima del 1° gennaio 1996, la pensione viene liquidata, per i contributi versati fino al 31 dicembre 1995, con il sistema retributivo, mentre con i successivi, con il sistema contributivo. Liquidazione quindi con il sistema misto. E meno anni di contributi sono stati versati prima del 1996, meno si percepisce di pensione, perché meno peso avrà il sistema retributivo nel calcolo della stessa.

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Le pensioni future saranno più basse rispetto a quelle del passato, a parità di contribuzione e di età. Ma ricevere una pensione pari al 60% della retribuzione media, come accadrà a molti di questi lavoratori, non è l’unico problema che si abbatterà sulle generazioni future. Quando inizieranno a poter andare in pensione i contributivi puri, solo chi ha avuto carriere lavorative lunghe e continue, potrà avere la pensione a 67 anni. O in alternativa, chi avrà avuto carriere corte ma con stipendi elevati e quindi con contributi previdenziali di un certo rilievo.

Infatti una regola del sistema contributivo, che si applica proprio ai contributivi puri è che la pensione di vecchiaia, per essere liquidata con 67 anni di età e 20 di contributi (le soglie attuali, ma probabilmente saliranno in futuro, soprattutto l’età pensionabile), deve essere pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale. Ed ottenere una pensione di questo tipo, che in base al valore dell’assegno sociale del 2020, è pari a circa 690 euro al mese, potrebbe essere difficile con soli 20 anni di contributi, da passare con le ferree regole del sistema dei coefficienti, come prevede il contributivo. Per questi, in assenza di una pensione pari o superiore a ad una volta e mezzo l’assegno sociale, le porte per la pensione di vecchiaia si apriranno solo a 71 anni.

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