Autore: Guido Michelini

Pensione

Pensione quota 100, età, contributi e scadenza

Come funziona la quota 100 e tutto ciò che bisogna sapere sulla misura in scadenza il 31 dicembre 2021.

La quota 100 è una misura previdenziale nata con la legge di Bilancio del primo esecutivo Conte. Una misura introdotta dal cosiddetto governo giallo-verde, con Movimento 5 Stelle e Lega in maggioranza. La misura di varata come primo passo per superare la riforma Fornero e dalla sua nascita, è diventato un cavallo di battaglia di Matteo Salvini, così come il reddito di cittadinanza è cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle.

La misura è tra le più criticate di sempre perché, a fronte di una elevata spesa per le casse statali, molti la considerano una misura fruibile solo da una limitata platea di beneficiari. Ma come funziona e quali sono i punti cardine della misura? Ecco una esaustiva guida alla quota 100.

Quota 100, come è nata

Quota 100 è stata introdotta con un atto di governo che è stato immediatamente ribattezzato «decretone». È l’atto con cui il governo giallo-verde introdusse oltre a quota 100 anche il reddito di cittadinanza.

Tutti ricordano che il governo Conte uno si reggeva su un contratto di governo tra Lega e Movimenti 5 Stelle e tra i punti dell’accordo c’erano reddito di cittadinanza, fortemente voluto dai grillini e quota 100 di matrice leghista.

La quota 100 fu introdotta in via sperimentale, con una durata prestabilita di tre anni. Il suo funzionamento quindi è stato previsto per il periodo 1° gennaio 2019 - 31 dicembre 2021. Nelle mire di Salvini e del Carroccio, la quota 100 sarebbe stata l’apripista di quota 41 per tutti, con l’obbiettivo pubblicamente dichiarato, di arrivare a fine legislatura a depennare la riforma Fornero dal sistema.

Poi arrivò agosto 2019, Salvini uscì dalla maggioranza e al governo coi pentastellati salì il PD (anche Italia Viva e Leu). La quota 100 ha resistito già nella legge di Bilancio 2019, quella del primo governo giallo-rosso, a duri attacchi che ne minacciavano la prosecuzione della sua sperimentazione. E anche quest’anno sembra che la quota 100 non sarà toccata, restando in vigore fino a fine sperimentazione.

Quota 100, i beneficiari e cosa occorre

La quota 100 consente l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti coloro che vantano almeno 38 anni di contributi con un’età anagrafica minima di 62 anni. La misura non è limitata a determinate platee di lavoratori ma si applica alla generalità di essi. Chiunque rispetti il doppio requisito potrà scegliere di lasciare il lavoro. 62 anni di età e 38 di contribuzione versata infatti sono le soglie minime da detenere nel momento in cui si opta per questo canale di uscita anticipato.

La misura infatti è opzionale, perché a partire dai 62 anni un lavoratore può scegliere di lasciare il lavoro al raggiungimento di almeno 38 anni di contribuzione. Pertanto, un lavoratore che magari ha già 40 anni di contributi, se ha 60 anni, nonostante la somma di età e contributi arrivi a 100, dovrà aspettare il compimento dei 62 anni per rientrare nella misura.

Così come dovrà aspettare i 38 anni di contribuzione colui che si trova con 62 anni di età e «solo» 37 anni di contribuzione versata. Con quota 100 infatti, le combinazioni possibili per centrare la pensione fino a 5 anni prima rispetto alla pensione di vecchiaia (che si centra con 67 anni di età e 20 di contributi) sono 62+38, 63+38, 64+38, 65+38 e 66+38.

Pensione con quota 100, penalizzazione o no?

Con quota 100 non vengono previste penalizzazioni di assegno come spesso vengono previste da misure che consentono uscite anticipate dal lavoro rispetto alle regole delle misure ordinarie (pensione di vecchiaia e pensione anticipata). Nessun ricalcolo contributivo della pensione e nessuna penalizzazione in base agli anni di anticipo rispetto all’età pensionabile della pensione di vecchiaia.

Naturalmente la pensione erogata con quota 100 non potrà mai essere di importo identico alla pensione di vecchiaia, se si considera che uscire in anticipo significa fermare i versamenti di contribuzione.

Infatti l’assegno con quota 100 e liquidato in misura pari alla pensione maturata alla data di uscita con la misura, cioè alla data in cui si completato 62 anni di età e 38 di contributi, piuttosto che una qualsiasi delle combinazioni prima citate. Anche le regole di liquidazione, contributive o il sistema misto, sono quelle applicabili alla data di maturazione del diritto a quota 100 e della relativa domanda di pensione.

Inoltre, come il sistema previdenziale italiano prevede, più giovani si esce dal lavoro, meno favorevoli sono i coefficienti di trasformazione del montante contributivo in pensione. Quindi uscire a 62 anni causa una trasformazione dei contributi in pensione meno favorevole rispetto ai 63 anni, ai 64 e così via, fino ai 67 anni della pensione di vecchiaia ordinaria.

Una stima precisa di quanto si perde uscendo con quota 100 rispetto alla pensione di vecchiaia non è fattibile dal momento che tutto dipende dalla storia contributiva dei lavoratori, dal numero di anni di contribuzione versati nel sistema contributivo, dall’età di uscita e così via. In pratica, i costi di quota 100 in termini di rateo mensile della pensione incassato, rispetto ai benefici dell’uscita anticipata, dipendono da soggetto a soggetto.

Quota 100, calcolo della pensione

Il calcolo della pensione con quota 100 quindi, segue le solite regole ordinarie, cioè con quelle del sistema retributivo, del sistema misto o del sistema contributivo a seconda dei versamenti.

Con quota 100 sono validi i contributi a qualsiasi titolo versati. Infatti nella scheda sulla misura, presente sul sito ufficiale dell’Inps si precisa che ai fini del perfezionamento del requisito contributivo è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurato, fermo restando il contestuale perfezionamento del requisito di 35 anni di contribuzione al netto dei contributi figurativi. In pratica, valgono tutti i contributi, ma 35 anni su 38 devono essere da lavoro effettivo.

Inoltre i 38 anni possono essere raggiunti anche usando il cumulo gratuito per riunificare tutti i periodi assicurativi versati o accreditati presso l’AGO, le forme sostitutive ed esclusive della medesima e la Gestione Separata.

La pensione con quota 100 non è cumulabile con i redditi derivanti da qualsiasi attività lavorativa, con l’unica eccezione relativa a quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000 euro lordi annui. Questa non cumulabilità dura per tutta la durata dell’anticipo ottenuti in termini di uscita dal lavoro e pertanto fino ai 67 anni della pensione di vecchiaia.

Decorrenza e finestre, le regole per quota 100

L’ultima cosa da chiarire è la decorrenza della prestazione. Con quota 100 infatti vige il meccanismo delle finestre mobili che sono diverse a seconda che il lavoratore sia un dipendente del settore privato un lavoratore autonomo uno statale.

Per autonomi e lavoratori dipendenti del settore privato, se i requisiti prescritti sono stati raggiunti entro il 31 dicembre 2018, si consegue il diritto alla pensione con decorrenza dal 1° aprile 2019. Con requisiti maturati a decorrere dal 1° gennaio 2019, il diritto alla pensione decorre trascorsi tre mesi dalla maturazione dei requisiti.

Per i lavoratori del settore delle Pubbliche Amministrazioni invece, con requisiti maturati entro il 29 gennaio 2019, il trattamento pensionistico decorre dal 1° agosto 2019. Chi invece matura i requisiti a partire dal 30 gennaio 2019 matura il diritto alla pensione dopo sei mesi dalla data di maturazione dei requisiti.

Solo bel comparto scuola, come per tutte le altre misure previdenziali, le regole di decorrenza delle pensioni seguono l’anno scolastico e non l’anno solare. Pertanto, la quota 100 per il personale del comparto scuola decorrere dal 1° settembre e dal 1° novembre dell’anno di maturazione dei requisiti. La domanda di pensione con la quota 100 va presentata esclusivamente usando la procedura telematica prevista dall’Inps e disponibile sul suo sito. Si può fare da soli o facendosi assistere da professionisti del settore.

Quindi, domanda tramite Patronato o altro ente abilitato a prestare assistenza ai contribuenti, oppure utilizzando il Pin dispositivo INPS per l’accesso ai servizi on line dell’Istituto previdenziale italiano. In alternativa al Pin dispositivo, che tra l’altro dal 1° ottobre 2020 non viene più rilasciato dall’Inps, si può accedere alla procedura tramite Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid), Carta nazionale dei Servizi (Cns) e Carta di identità elettronica (Cie).