Pensione: quando un anno di lavoro vale più di 12 mesi di contributi

Maggiorazioni convenzionali all’anzianità contributiva sono disponibili per diversi lavoratori e un anno di lavoro vale più di un anno di contributi.

Esistono nel nostro ordinamento alcuni strumenti che vengono incontro ai lavoratori nel momento in cui si cerca di andare in pensione. Strumenti che servono a raggiungere quelle anzianità contributive necessarie per le misure di pensionamento previste. Infatti nel nostro sistema le regole sono sostanzialmente due, o meglio, sono due i fattori determinanti in materia pensioni.

Serve quasi sempre una determinata età anagrafica per andare in pensione e serve una determinata carriera contributiva. Ed è su quest’ultima che spesso le maggiorazioni convenzionali all’anzianità contributiva incidono. Si tratta di strumenti che permettono di vedersi accreditare ulteriori periodi di contribuzione a quelli già versati. E così che un anno di lavoro può valere per esempio 14 mesi o addirittura 18 mesi.

Le maggiorazioni contributive

Per maggiorazioni contributive si intendono quei surplus di mesi di contributi che vanno oltre l’anno intero. Come anticipato precedentemente, ci sono misure che permettono un accredito maggiore dal punto di vista dei contributi versati, rispetto a quelli effettivamente spettanti in base alle giornate di lavoro svolte. In alcuni casi attività lavorative svolte in particolari condizioni, producono questo particolare effetto.

In genere si utilizzano dei coefficienti che non fanno altro che andare a potenziare la copertura assicurativa di un determinato periodo di lavoro. L’anzianità contributiva effettiva viene potenziata con l’aggiunta dell’anzianità convenzionale. In linea di massima questo surplus di contributi che deriva da una attività lavorativa svolta in determinate condizioni, è valida per il diritto alla pensione ma quasi mai per il calcolo della stessa.

Alcuni esempi di maggiorazione contributiva

Periodi di attività svolte in condizioni meritevoli di tutela sono alla base di questi strumenti che permettono un maggiore recupero in termini di mesi di contribuzione rispetto a quelli effettivamente svolti. A questi lavoratori la normativa in vigore riconosce la possibilità di accedere prima alla pensione e in alcuni rari casi, di aumentare l’importo della stessa proprio in virtù di queste maggiorazioni.

Per esempio, per i lavoratori alle prese con attività sotterranee, come possono essere le attività in cave, miniere e simili, la legge concede 4 mesi di contributi in più per ogni anno di lavoro effettuato. La condizione è che l’attività sotterranea sia stata effettuata per almeno 15 anni. Per questi la contribuzione aggiuntiva è utile sia al calcolo che al diritto alla pensione.

Agevolazione simile per i centralinisti non vedenti se assunti in base alla normativa sul loro collocamento obbligatorio. E tale beneficio può essere richiesto da tutti i lavoratori non vedenti per i periodi svolti con la patologia in atto. Quando si parla di maggiorazioni contributive convenzionali, non si può non ricordare quello che la legge prevede per il personale dello Stato.

Per i periodi di lavoro in sedi disagiate o in condizioni lavorative altrettanto disagiate come possono essere il servizio all’estero, servizio di confine, le attività collegate al volo, alla navigazione, le attività in scenari di guerra e così via, il soggetto interessato ha diritto ad una maggiorazione tra i 7 e i 10 anni rispetto a quella effettivamente spettante.

Invalidi, amianto e altre tipologie di attività degne di maggiorazione

Se si parla di situazioni di disagio o di rischio, non può non essere considerata tale l’attività lavorativa svolta a diretto contatto con l’amianto. Per i lavoratori che durante la carriera hanno effettuato periodi di attività in ambienti in cui vi era presente l’amianto, è prevista la maggiorazione convenzionale del 50% o del 25% della contribuzione effettivamente versata per quei periodi di lavoro svolti a contatto con il pericoloso minerale. È del 2002 che è prevista una maggiorazione convenzionale per i lavoratori sordomuti e agli invalidi per qualsiasi causa.

In questo caso la maggiorazione è pari a 2 mesi per ogni anno di lavoro effettuato in presenza di una invalidità certificata pari ad almeno il 74%. Il beneficio però in questo caso è utile solo ai fini del diritto alla pensione ed entro un tetto massimo di 5 anni di contribuzione. Solo se questi periodi rientrano nel calcolo retributivo, oltre ad essere validi al diritto alla pensione questi periodi sono validi pure per il calcolo.

Alcuni contribuenti quindi, in presenza di una determinata invalidità, hanno diritto a due mesi in più di contributi per ogni anno di lavoro. Parliamo del lavoratore che dopo essere stato riconosciuto invalido, continua a prestare servizio. La disabilità deve essere certificata dalle competenti Commissioni mediche per le Invalidità Civili delle Aziende Sanitarie Locali.

Hanno diritto a questa maggiorazione tutti i lavoratori, a prescindere che siano lavoratori delle Pubbliche Amministrazioni o dipendenti del settore privato. Possono valere di più anche i contributi versati prima dei 18 anni di età. Infatti tra i benefici per i lavoratori precoci c’è anche la maggiorazione contributiva di 6 mesi per ogni anno di lavoro effettuato prima della maggiore età. Una possibilità però che riguarda esclusivamente i lavoratori che hanno iniziato la carriera dopo il 31 dicembre 1995.