Pensione, nuovi requisiti? cala l’aspettativa di vita col Covid, anche 5 anni in meno

Pensione, nuovi requisiti? cala l'aspettativa di vita col Covid, anche 5 anni in meno

I requisiti per le pensioni sono collegati alla vita media degli italiani, ma con la pandemia si muore prima. 

Pensioni ed aspettative di vita sono un connubio che da tempo è in funzione. Più aumenta la vita media degli italiani più si allontanano le pensioni. Cosa significa tutto ciò? Significa che più vivono in media gli italiani, più pesanti diventano i requisiti di accesso alle pensione, che in genere sono età anagrafica e contribuzione versata. 

Ma per la vita media degli italiani il periodo storico che stiamo vivendo è piuttosto negativo. L’Italia è il primo Paese europeo dove i morti per Covid hanno superato quota 100.000. E come conseguenza, l’aspettativa di vita degli italiani si è ridotta, con potenziali effetti sulle pensioni. 

Ci sono posti dove la vita media è scesa di 5 anni

Quando si parla di pensioni più aumenta la vita media degli italiani più pesanti si fanno i requisiti per accedervi. Il sistema però è fatto in modo tale che ci sia salvaguardia al contrario, nel senso che se la vita media degli italiani cala, i requisiti per le pensioni non calano, ma al più vengono congelati. 

In media rispetto agli ultimi periodi analizzati, la vita media degli italiani dopo l’impatto del Covid in termine di decessi, è scesa quasi di un anno e mezzo. Naturalmente questa è la media generale riferita a tutto lo Stivale. Il dato drammatico è che nelle aree più colpite fin dall’inizio della pandemia, la stima di vita è calata anche di 5 anni (alcune aree della Lombardia per esempio, tra bergamasca e bresciano). 

Cosa può accadere sulle pensioni adesso?

Il primo effetto che si potrebbe andare a verificare sulle pensioni in relazione al calo della stima di vita è il congelamento dei requisiti. Se con le pensioni anticipate ordinarie, i 42,10 anni di contributi necessari per gli uomini o i 41,10 anni per le donne sono già da tempo fissati fino al 2026, lo stesso potrebbe accadere per le pensioni di vecchiaia

L’attuale disciplina normativa prevista dal decreto n° 78 del 2010 stabilisce scatti a cadenza biennale e non più a cadenza triennale come previsto in precedenza. L’età pensionabile oggi è fissata a 67 anni e sarà così fino a tutto il 2022. 

A partire dal 2023 però, sarebbe dovuto arrivare un nuovo aumento proprio in collegamento alla vita media della popolazione. Lo scatto arriverà nel momento in cui si verificherà un aumento della stima di vita calcolata sui bienni di riferimento. Per questo, per calcolare la variazione dell’aspettativa di vita per il 2023, si farà riferimento ai bienni 2019-20 e 2017-18. 

Ed è per questo che per via del Covid l’impennata dei decessi avuti nel corso del 2020 dovrebbe inevitabilmente portare ad un blocco dell’età pensionabile che potrebbe essere allineata al blocco del requisito contributivo per le pensioni anticipate, cioè fino al 2026. 
In pratica, anche per chi è nato fino al 1959 che compirà 67 ani entro il 2026 l’età pensionabile per la quiescenza di vecchiaia potrebbe rimanere la medesima di oggi.