Autore: Guido Michelini

Pensione

Pensione lavoro usurante o notturno: requisiti, date e informazioni

In vigore dal 2011, lo scivolo per lavoro usurante con quota 97,6, ecco la guida dettagliata alla misura.

Il Decreto Legislativo n° 67 del 2011 ha disciplinato una misura previdenziale rivolta ad alcune particolari categorie di lavoratori alle prese con particolari mansioni. Si tratta della pensione anticipata in regime lavori usuranti. Per i lavoratori che rientrano in queste tipologie di attività, il cui elenco è allegato proprio al decreto n° 67, le regole per andare in pensione sono diverse dagli altri e si basano sulle cosiddette quote.

Pure la procedura di richiesta della pensione si differenzia dagli altri. Ecco come funziona questa pensione anticipata, quali sono i requisiti, quali attività rientrano tra le beneficiarie dello scivolo, come fare domanda e come funzionano le quote.

I lavori usuranti, quali sono?

Prima di tutto occorre capire bene quali lavori sono considerati usuranti a tal punto da poter sfruttare una misura che permette l’uscita dal lavoro diversi anni prima dei 67 previsti dalla pensione di vecchiaia, cioè a 61 anni e 7 mesi di età.

In base a quanto riportato nel decreto n° 67 del 2011, i lavori usuranti come riposta letteralmente il sito dell’Inps sono:

  • Lavori in galleria, cava o miniera;
  • Lavori in cassoni ad aria compressa;
  • Lavori svolti dai palombari;
  • Lavori svolti ad alte temperature (fonderie, altiforni, refrattaristi);
  • Lavorazione del vetro cavo;
  • Lavori svolti in spazi angusti e ristretti;
  • Lavori di asportazione dell’amianto;
  • Lavoratori addetti alla linea a catena;
  • Conducenti di veicoli pesanti adibiti a servizio di trasporto pubblico.

La pensione per lavoro usurante, come funziona la quota 97,6?

Con questa misura si può accedere al pensionamento con 61 anni e 7 mesi di età e con 35 anni di contributi versati. Nel caso di lavoratori autonomi invece, la pensione in regime usuranti si centra con 35 anni di contributi versati, ma con 62 anni e 7 mesi di età.

L’attività usurante deve essere svolta in 7 degli ultimi 10 anni di lavoro o per metà della vita lavorativa. I 61 anni e 7 mesi di età e i 35 anni di contribuzione versata sono da considerarsi come le soglie minime da raggiungere per poter andare in pensione. Infatti oltre al requisito anagrafico ed a quello contributivo, il lavoratore che vuole accedere allo scivolo per usuranti deve allo stesso tempo centrare la quota 97,6.

La quota è data dalla somma di età e contributi e nel computo sono utili anche le frazioni di anno. Pertanto, oltre a 61,7 anni di età e 35 anni di versamenti contributivi, occorre centrare questa quota.

Per esempio, un lavoratore nato il 1° marzo del 1959 ad ottobre prossimo compirà 61 anni e 7 mesi. Dal punto di vista della quota lui compirà 61 anni e 245 giorni di età. La quota anagrafica si ottiene dividendo i giorni dell’ultimo anno di vita con i 365 giorni dell’anno intero. In pratica la quota anagrafica di questo lavoratore è pari a 61,67 (61+ 245/365).

Per accedere ala pensione per usuranti, questo lavoratore deve avere lavorato almeno 1870 settimane nella sua carriera. Infatti 1870 diviso 52, che è il numero delle settimane di un anno intero di lavoro, da 35,96, che sommato alla quota anagrafica di 61,67, da 97,63.

Lavori notturni e pensione anticipata

Anche i lavoratori notturni hanno un trattamento simile da punto di vista previdenziale, tanto è vero che rientrano anche loro nello scivolo per usuranti. Per lavoro notturno si intende quello svolto tra le ore 24:00 e le 05:00 del mattino seguente.

Anche per i lavoratori notturni si parte sempre dalle due soglie minime anagrafiche e contributive, rispettivamente di 61 anni e 7 mesi di età e di 35 anni di contributi. Ed anche in questo caso occorre centrare la quota, che però varia in base al numero di giornate lavorative in cui si è prestato servizio nelle ore notturne.

Lavoro usurante quindi è pure quello che obbliga il soggetto a lavorare per almeno 78 giorni annui, nelle ore notturne e per almeno 6 ore tra le 24:00 e le 05:00, oppure quello che svolge attività per intero anno di lavoro, per almeno 3 ore nell’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino. Come dicevamo, per questi lavoratori però occorre centrare una quota commisurata alla durata del lavoro notturno nell’anno di lavoro.

Chi lavora almeno 78 giorni all’anno di notte, deve raggiungere quota 97,6, alla stregua di tutti gli altri lavori usuranti prima descritti e con le medesime modalità di calcolo. Più si abbassano le giornate lavorative notturne e più sale la quota che di conseguenza allontana la pensione dai 61 anni e 7 mesi prima citati.

Per i lavoratori che hanno svolto tra le 72 e le 77 notti di lavoro, la quota è 98,6, cioè un punto di quota in più che significa anche un anno di più di requisito anagrafico (62 anni e 7 mesi di soglia minima). Per i lavoratori che invece hanno svolto lavoro di notte tra le 64 e le 71 notti la quota sale a 99,6, due punti di quota in più e pensione a 63 anni e 7 mesi di età. Come dicevamo in precedenza, per quanto concerne i lavoratori autonomi, bisogna sempre calcolare un anno di età in più come soglia minima anagrafica da raggiungere.

Domanda pensione usuranti

Occorre ricordare che questi requisiti sono stati congelati fino al 31 dicembre 2026 e che non si adegueranno ai dati sulla stima di vita degli italiani. Inoltre, non vengono più previste le finestre mobili di 12 mesi per i lavoratori dipendenti e di 18 mesi per i lavoratori autonomi.

La domanda di pensione, o meglio, quella di certificazione del diritto alla pensione in regime usuranti, che è propedeutica della domanda di pensione vera e propria, si presenta entro il primo marzo di ciascun anno. Sono tenuti a presentare domanda quelli che centrano età, contribuzione e quota nell’anno solare in cui si presenta l’istanza.

La domanda può essere presentata anche da lavoratori dipendenti che utilizzeranno il cumulo della contribuzione versata nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Con le domande che vanno presentate entro il primo marzo, l’INPS si assume l’onere di rispondere ai richiedenti entro il primo ottobre dell’anno stesso. Una volta avuto il via libera dall’INPS, il soggetto interessato dovrà presentare domanda di pensionamento sempre all’Istituto Previdenziale.

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