Autore: B.A

Pensione

Pensione lavoratori carriera iniziata nel 1996, le vie di uscita

Come vanno in pensione i cosiddetti contributivi puri? Ecco le regole

In materia previdenziale c’è una dead line molto importante che di fatto segna una netta divisione tra lavoratori. Tale data è il 1996, a partire dal quale è in funzione il metodo contributivo. È stata la riforma Fornero a dare maggiore forza alla distinzione tra i lavoratori la cui carriera è iniziata prima del 1996 e quelli che hanno iniziato dopo. Questi ultimi vengono definiti contributivi puri. Sulla distinzione vanno chiariti alcuni aspetti, soprattutto per quello che concerne le modalità di uscita dal mondo del lavoro e la conseguente pensione.

Metodo contributivo e retributivo

Come dicevamo, molto è cambiato nel 2011, quando entrò in funzione la riforma Fornero. Con le norme introdotte dal governo Monti, in base agli anni di contributi versati fino al 1996, cambiano le regole di calcolo delle pensioni. Infatti il lavoratore con almeno 18 anni di contributi antecedenti il 1996, ha diritto al calcolo della pensione con il metodo retributivo, notoriamente più vantaggioso, per tutti gli anni di lavoro fino al 31 dicembre 2011. Per gli anni successivi si adotterà il calcolo contributivo.

Per chi invece ha una anzianità di lavoro inferiore ai 18 anni entro il 31 dicembre 1995, il calcolo della pensione con il metodo retributivo si ferma al 1995, con gli anni di lavoro successivi che saranno trattati col metodo contributivo. Per i privi di anzianità al 31 dicembre 1995, la pensione viene calcolata interamente con il metodo contributivo. Per questo si chiamano contributivi puri.

Contributivi puri, requisiti per la pensione

I requisiti per andare in pensione, oltre a cambiare in base alla tipologia della misura pensionistica che si utilizza per lasciare il lavoro, cambiano in base alla data in cui si è iniziato a lavorare. Per i contributivi puri i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia, o alle diverse altre misure loro destinate, sono maggiori. La differenza è piuttosto marcata già per la pensione di vecchiaia.

Per andare in pensione con quella di vecchiaia, bisogna arrivare a 67 anni e racimolare 20 anni di contribuzione. Ma per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 è previsto un ulteriore requisito, quello dell’importo della pensione. Per uscire dal lavoro con la pensione di vecchiaia e da contributivo puro, il lavoratore deve aver maturato un assegno di pensione superiore ad 1,5 volte l’assegno sociale.

In pratica, l’assegno deve superare i 689,74 euro dal momento che è pari a 459,83 euro l’assegno sociale 2020. Per i contributivi puri, o per chi opta per il calcolo della pensione con questo sistema, la pensione di vecchiaia si può centrare pure con solo 5 anni di contributi. Ma in questo caso l’età anagrafica sale a 71 anni.

TI POTREBBE INTERESSARE: Pensionamento d’ufficio, quando si è obbligati ad andare in pensione

Le pensioni anticipate per i contributivi puri

Per le pensioni anticipate invece, nulla cambia tra chi ha iniziato a lavorare prima o dopo il 1996. Naturalmente oggi chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995 non può in nessun caso aver raggiunto i requisiti per le pensioni anticipate. Infatti servono 42,10 anni di contributi (per le donne 41,10) per la pensione anticipata senza limiti di età, o 41 anni di contributi, con uno prima dei 19 anni di età per la quota 41.

Esiste però la cosiddetta pensione anticipata contributiva, misura di fatto riservata esclusivamente a coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996 in poi. Questa misura permette l’accesso alla pensione con 64 anni di età sempre con minino 20 anni di contributi versati.

Anche per questo strumento però occorre rispettare il requisito economico.
L’assegno che si va a percepire con la anticipata contributiva deve essere superiore a ben 2,8 volte l’assegno sociale, cioè, per quanto detto prima, deve essere di almeno 1.287,52 euro