Pensione in anticipo nel 2021 per chi è nato dopo il 1954, come fare?

Pensione in anticipo nel 2021 per chi è nato dopo il 1954, come fare?

La pensione di vecchiaia 2021 si centra a 67 anni e riguarda chi è nato nel 1954, ma chi è nato dopo cosa può fare?

Se c’è una cosa certa nel sistema previdenziale italiano che potrebbe presto essere interessato da una riforma, senza dubbio è l’età pensionabile prevista. Servono 67 anni di età per poter accedere alla pensione di vecchiaia ordinaria. Ciò vuol dire che nel 2021 si aprono le porte del pensionamento ai nati nel 1954. Ma per chi è nato dopo, ci sono diverse vie di pensionamento anticipato.

Pensione 2021 prima dei 67 anni, quando accade?

Per la pensione di vecchiaia 2021 servono almeno 20 anni di contributi e almeno 67 anni di età. Anche per l’assegno sociale servono 67 anni di età. E stessa età anche per le tre deroghe Amato, per le quali bastano 15 anni di contribuzione. 67+15 anche per l’opzione Dini.

Ma ci sono anche vie che permettono l’acceso alle pensioni senza aver compiuto i 67 anni. Si tratta di misure spesso sperimentali, oppure temporanee, e altrettanto stesso, ricche di paletti e vincoli che li rendono diverse da quelle misure aperte a tutti.

Inevitabile partire dall’uscita a 62 anni di età prevista dalla quota 100. Dai nati dal 1955 al 1959 la quota 100 può essere la soluzione per anticipare l’uscita prevista con la pensione di vecchiaia a 67 anni. Rispetto alla pensione di vecchiaia però, i contributi previdenziali necessari sono nettamente di più.

Infatti se la pensione di vecchiaia prevede 67 anni di età e 20 di contributi, la pensione con la quota 100 prevede almeno 62 anni di età ed almeno 38 anni di versamenti. La porta del pensionamento con la quota 100 però si chiude il 31 dicembre prossimo e per quanti non riusciranno a raggiungere entrambi i requisiti prima descritti entro la fine del corrente anno, la misura non dovrebbe (salvo proroghe che oggi appaiono quanto meno difficili) essere fruibile.

Altre vie di anticipo, ma per platee ristrette

Tornando alle vie di uscita 2021, per chi non è nato dopo il 1954 e quindi non completerà entro la fine dell’anno i 67 anni di età utili alla pensione di vecchiaia, c’è l’Ape sociale. E con questa misura si consente di lasciare il lavoro a partire dai 63 anni, ma non si tratta di una misura pensionistica classica essendo più una misura assistenziale.

Si può lasciare il lavoro con l’Ape sociale, ricevendo un reddito ponte fino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia. In pratica, già a partire dai 63 anni (ma la scelta è del lavoratore) si può lasciare il lavoro percependo un assegno pari alla pensione maturata al momento dell’uscita e fino a quando si compiono i 67 anni di età a partire dai quali il beneficiario dell’assegno si vedrà sostituire l’Ape sociale con la pensione di vecchiaia ordinaria.

Se quota 100 è destinata a qualsiasi lavoratore, l’Ape sociale riguarda chi svolge i lavori gravosi (15 categorie di attività tra cui edili, camionisti, infermieri, badanti e maestre delle scuole dell’infanzia), per i quali oltre all’età occorre completare 36 anni di contributi versati.

Inoltre l’Ape è appannaggio anche di disoccupati, caregivers e invalidi. Per queste altre categorie servono 30 anni di contributi e non 36. Per i lavori gravosi l’attività deve essere stata effettuata per 7 degli ultimi 10 anni o per 6 degli ultimi 7. Per gli invalidi la percentuale di disabilità deve essere almeno del 74%. Per i caregivers l’assistenza al parente disabile deve essere stata avviata da almeno 6 mesi prima della domanda di Ape sociale.

Per i disoccupati occorre che ci si trovi nella condizione di aver percepito l’ultima Naspi almeno 3 mesi prima della domanda di Ape. L’Ape sociale non prevede tredicesima, non prevede assegni familiari, integrazione al minimo e non è reversibile a causa di decesso dell’assicurato.

Anche l’Ape sociale scadrà il 31 dicembre 2021, come quota 100 e come opzione donna, altra misura di pensionamento anticipato che però riguarda solo determinate lavoratrici che hanno almeno 58 anni di età e 35 di contributi versati completati già il 31 dicembre 2020. La pensione è calcolata interamente con il sistema contributi e quindi penalizzante.

Pensioni anticipate e vie di uscita

Naturalmente tutte le pensioni anticipate previste dall’ordinamento e distaccate da limiti di età consentirebbero di accedere alla quiescenza senza attendere il compimento del 67imo anno di età. Ma servono montanti contributivi elevati, come i 42,10 anni di contribuzione per la anticipata ordinaria (41,10 per le donne), o i 41 anni di contribuzione per la quota 41 precoci.

C’è anche una anticipata che prevede l’uscita a 64 anni, ma riguarda esclusivamente i contributivi puri che oltre ad aver iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995 ed oltre ad avere 20 anni di contributi versati, devono riuscire ad ottenere un assegno di pensione piuttosto elevato, pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale.

Infine altro scivolo esistente è la pensione per usuranti, misura che prevede l’uscita a 61 anni e 7 mesi con 35 di contributi ma con contestuale completamento della quota 97,6. Leggi anche: Pensione 2021 per i maschi nati nel 1960 e le donne del 1966: cos’è l’invalidità pensionabile