Pensione già nel 2021 a 64+20: fortunato chi ha stipendio netto da 1.700 euro

La pensione anticipata contributiva consente una uscita con soli 20 anni di contributi già nel 2021 a 64 anni ma occorre un determinato stipendio.

Andare in pensione a 64 anni è ciò che prevede la quota 102 nel caso in cui questa misura sia quella prescelta per sostituire la quota 100 dal primo gennaio prossimo. Ma una misura che consente l’uscita a 64 anni esiste già e non ha 38 anni di contribuzione minima richiesta come dovrebbe essere l’ipotetica quota 102.

Infatti oggi è in vigore la pensione anticipata contributiva, misura strutturale che sarà a disposizione anche negli anni futuri a prescindere da riforme e nuove misure. Si tratta di una particolare misura previdenziale che riguarda chi non ha contributi versati prima del 1996.

La misura però, oltre ai normali requisiti anagrafici e contributivi ne ha uno relativo all’importo della pensione e di conseguenza, all’importo dello stipendio percepito.

Pensione anticipata contributiva, i requisiti

La misura riguarda chi ha il primo contributo lavorativo versato dopo il 31 dicembre 1995. Perché questa data? Perché dal primo gennaio successivo entrò in vigore il sistema contributivo previsto dalla riforma delle pensioni targata Lanfranco Dini.

La pensione anticipata contributiva ha come requisiti generali:

  • 64 anni di età;
  • 20 anni di contribuzione minima versata;
  • Assenza di contribuzione a qualsiasi titolo versata prima del 1° gennaio 1996.

Il requisito della pensione minima

La misura come anticipato è strutturale, tanto è vero che tra le varie proposte dei sindacati in questa fase di riapertura delle trattative per la riforma delle pensioni, si parla di ritoccarla per quanto riguarda l’ulteriore requisito determinante per la fruizione della misura. Parliamo del requisito di importo del trattamento pensionistico.

Infatti oltre ai requisiti di cui parlavamo nel paragrafo precedente, occorre che la pensione liquidata al momento dell’uscita dal lavoro a 64 anni, sia pari ad almeno 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale previsto per l’anno di riferimento della domanda di pensionamento.

C’è chi vorrebbe abbattere il muro delle 2,8 volte l’assegno sociale (i sindacati), portandolo ad 1,5 volte e quindi estendendo la misura a chi non ha stipendio di un certo rilievo. Infatti per raggiungere una pensione di importo pari o superiore a 1.288 euro (l’assegno sociale 2021 è pari a 460,28 euro al mese) occorre uno stipendio piuttosto elevato.

Nell’ipotesi cara ai sindacati, la pensione minima da centrare per uscire con 64 anni di età e 20 anni di contributi da contributivi puri (così vengono definiti i soggetti privi di anzianità al 1° gennaio 1996), passerebbe dai già citati 1.288 euro circa al mese, a una da circa 690 euro mensili. Una differenza sostanziale che allargherebbe a dismisura la platea dei contributivi puri a cui la misura verrebbe concessa.

Da una variazione del genere sarebbero interessati tutti coloro che sono nati a partire dal 1957 e che magari sono stati esclusi da questa misura proprio per il limite della pensione minima da percepire.

Che stipendio avere per la pensione a 64 anni?

Allo stadio attuale delle cose, con la pensione minima che deve essere pari a 2,8 volte l’assegno sociale, la misura riguarda coloro che sono riusciti ad avere una retribuzione media durante i 20 anni di carriera tale da garantire un montante contributivo pari a circa 299mila euro.

Si tratta di lavoratori che in media hanno avuto uno stipendio lordo pari a 45.330 euro annui. Il sistema contributivo (unico applicabile a questi lavoratori visto che non hanno versamenti in epoca retributiva) prevede che il montante dei contributi versati, ricapitalizzati ogni anno al tasso di inflazione, venga passato con dei coefficienti di trasformazione variabili in base all’età in cui si accede alla pensione.

Per i 64enni oggi tale coefficiente è pari a 5,060%. Una retribuzione media pari a 45.330 euro annui significa che occorre aver percepito uno stipendio medio al netto della tassazione sul lavoro, pari a circa 1.700 euro al mese.