Autore: B.A

Pensione

Pensione e crisi economica: tagli di assegno se cala il Pil

La crisi e il crollo del Pil non lascerà senza danni le pensioni con gli assegni futuri tagliati.

Quando piove, ti bagni, potrebbe essere questo un detto da utilizzare in questa tremenda fase di crisi economica che sta divampando da quando abbiamo avuto a che fare con la pandemia. Una crisi evidente che non lascia scampo a nessuno, con il Pil che sta crollando e con gli analisti che sottolineano come questo indice continuerà a crollare. E con il crollo del Pil, inevitabilmente anche le pensioni non saranno più le stesse. La caduta del Prodotto interno lordo non potrà lasciare indenni gli assegni previdenziali. Ecco cosa bisogna aspettarsi nel futuro prossimo in materia previdenziale.

Cala il Pil, calano le pensioni

Il crollo del Pil italiano, inevitabile in questa fase di crisi, inciderà negativamente anche sulle pensioni future. Il motivo è la rivalutazione del montante contributivo. Le pensioni calcolate con il metodo contributivo infatti, prevedono un assegno erogato sulla base dei contributi che un lavoratore ha versato durante la carriera lavorativa. In buona sostanza, le pensioni vengono liquidate sulla base dei contributi versati.

La somma di tutti questi contributi sono il montante contributivo che il giorno in cui un lavoratore va in pensione, viene trasformato in pensione rivalutandolo attraverso dei coefficienti. Il crollo del Pil provocherà una trasformazione meno favorevole di questo montante dei contributi, in pensione. Una cosa che riguarda naturalmente le pensioni future ma che non toccherà quelle già in essere, dal momento che si tratta di diritti maturati che non possono essere toccati.

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Pensioni e Pil, connubio nato nel 1995

Il fatto che le pensioni siano strettamente collegate al Prodotto interno lordo, non è una cosa di attualità poiché tutto parte dal 1995, da governo Dini e da quella che per tutti è conosciuta in materia previdenziale come la Riforma Dini. Quella riforma prodotta dall’allora Presidente del Consiglio, Lamberto Dini, prevede che il montante contributivo si rivaluti in base all’andamento del Pil.

Tutti i contributi versati nel sistema contributivo si rivalutano in base all’andamento del Prodotto interno lordo. Parliamo dei contributi che un lavoratore ha versato dal 1° gennaio 1996 in poi. Questa normativa prevede che i contributi versati siano annualmente rivalutati in base all’andamento della crescita nominale del prodotto interno lordo degli ultimi 5 anni e quindi, le variazioni, inevitabilmente negative di questi tempi, impatteranno nei prossimi anni, probabilmente a partire dal 2023.

E per chi andrà in pensione a partire da quell’anno ci dovrebbe essere un calo di assegno rispetto a chi ci andrà prima, naturalmente a parità di montante contributivo versato. In altri termini, con gli stessi anni di contributi una pensione liquidata oggi sarà più alta di una liquidata dopo il 2023. Senza considerare poi che effettivamente con il calcolo dei contributi col sistema contributivo, più anni si versano nel sistema più cala l’importo dell’assegno previdenziale che si va a percepire.