Autore: B.A

Pensione

Pensione di vecchiaia: chi può accedere per altri 2 anni con 66 anni e 7 mesi?

Pensione di vecchiaia, per due anni ancora uscita a 66,7 anni di età per gravosi e usuranti.

Per il biennio 2021-2022, il requisito per la pensione di vecchiaia è stato distaccato da qualsiasi collegamento alle aspettative di vita. Questo significa che anche per i prossimi due anni, gli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla Gestione separata Inps potranno andare in pensione ad una età pari a 67 anni, cioè all’età anagrafica entrata in vigore a gennaio 2019 quando ci fu l’ultimo adeguamento all’aumento della vita media degli italiani.

Un aumento di 5 mesi che fece slittare l’età pensionabile da 66 anni e 7 mesi a 67 anni. Ma ancora oggi ci sono soggetti che possono uscire dal lavoro a 66 anni e 7 mesi di età. E lo potranno fare fino al 31 dicembre 2022 proprio in virtù del fatto che l’età pensionabile è stata scollegata da qualsiasi incremento delle aspettative di vita.

Pensione di vecchiaia con 66 anni e 7 mesi di contributi, ecco a chi tocca ancora

Come detto oggi e per i prossimi due anni, accedere alla pensione di vecchiaia richiede 67 anni di età compiuti e non meno di 20 anni di contributi versati.

È stata la legge di Bilancio del 2018, quella entrata in vigore nel 2019 a decretare lo stop agli incrementi di età pensionabile per determinate categorie di lavoratori.
L’articolo 1 comma 47 di quella manovra finanziaria ha bloccato l’età pensionabile a 66,7 anni per i lavoratori alle prese tanto con mansioni gravose che con attività usuranti. Parliamo di due tipologie di lavoratori che possono godere di questo canale anticipato di 5 mesi, naturalmente se non riescono a maturare i requisiti per altre misure previdenziali loro destinate e ancora migliori rispetto all’uscita per la pensione di vecchiaia.

Parliamo di Ape sociale e quota 41 per i lavori gravosi e di pensione con quota 97,6 per i lavori usuranti.

Pensione a 66,7 anni, ma con 30 di contributi

Se dal punto di vista anagrafico lavori gravosi e usuranti godono di una uscita anticipata di 5 mesi, per la pensione di vecchiaia, meno favorevole è il requisito contributivo. Infatti servono 30 anni di contribuzione versata e non 20 anni come previsto dalla quiescenza di vecchiaia a 67 anni di età.

Tornando alla platea dei beneficiari, a 66,7 anni di età e con 30 di contributi possono uscire dal lavoro quelli che rientrano tra i lavori gravosi che sono:

  • Gli operai edili e dell’industria estrattiva;
  • I gruisti e i conduttori di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • I conciatori di pelli;
  • I macchinisti dei treni e il personale ferroviario viaggiante;
  • I camionisti;
  • Ostetriche e infermieri di sala parto e sale operatorie;
  • Badanti e addetti all’assistenza di persone non autosufficienti;
  • Insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido;
  • I facchini;
  • Addetti alle pulizie;
  • Operatori ecologici;
  • Marittimi;
  • Pescatori;
  • Agricoli;
  • Siderurgici.

Per gli usuranti invece abbiamo:

  • Lavori in galleria, cava o miniera;
  • Lavori in cassoni ad aria compressa;
  • Lavori svolti dai palombari;
  • Lavori svolti ad alte temperature (fonderie, altiforni, refrattaristi);
  • Lavorazione del vetro cavo;
  • Lavori svolti in spazi angusti e ristretti;
  • Lavori di asportazione dell’amianto;
  • Lavoratori addetti alla linea a catena;
  • Lavoro notturno;
  • Conducenti di veicoli pesanti adibiti a servizio di trasporto pubblico.