Pensione di vecchiaia 2021 e 2022: dai 66 ai 71 anni, ecco le variabili che pochi conoscono

La pensione di vecchiaia sembra un argomento facile da capire ma non lo è soprattutto perché esistono diverse deroghe ai requisiti canonici

Uno dei pilastri del sistema previdenziale è la pensione di vecchiaia. Si tratta della misura strutturale che consente il pensionamento ad una determinata età con un determinato numero di anni di contribuzione versata.

La misura conosciuta come pensione di vecchiaia, escludendo l’assegno sociale che non prevede requisiti contributivi ma solo reddituali e anagrafici, è quella che presenta il requisito contributivo più basso da rispettare (e ci sono deroghe come quelle Amato che lo abbassano ancora un po’).

La pensione di vecchiaia però non è fissa per tutti, anche se molti non lo sanno. Infatti al 67+20 che è la combinazione canonica di età e contributi da versare per la quiescenza di vecchiaia, ci sono varianti che permettono uscite anticipate, magari a 66 anni o posticipate fino a 71 anni.

Pensione di vecchiaia 2021 e 2022, i requisiti generali

La pensione di vecchiaia prevede l’uscita per chi ha 67 anni di età e 20 anni di contribuzione a qualsiasi titolo versata. Dal 2019 l’età è salita dai 66 anni e 7 mesi ai 67 anni e sarà la medesima anche per questo scorcio finale del 2021 e per tutto il 2022.

Non ci saranno incrementi di età pensionabile per la speranza di vita dal momento che nel 2019 si congelarono i requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia fino al biennio 2021-2022. Come detto per la pensione di vecchiaia valgono, oltre ai contributi da lavoro, anche quelli da riscatto, quelli figurativi e i versamenti volontari.

Pensione di vecchiaia senza i 20 anni di contributi, esistono variabili

Chi pur avendo già 67 anni di età non completa i 20 anni di versamenti, si trova a dover attendere i 71 anni di età per accedere alla quiescenza di vecchiaia, quando ne basterebbero anche solo 5 di anni di contributi.

Ma a 67 anni esistono strade che prevedono l’uscita anche con solo 15 anni di versamenti. Si tratta delle tre deroghe Amato. Con la prima per esempio, la pensione di vecchiaia si centra a 67 anni di età con 15 anni di contributi, se questi sono stati completati già alla data del 31 dicembre 1992.

Stessa possibilità per chi alla stessa data era stato autorizzato alla cosiddetta prosecuzione volontaria, anche se non ha effettuato alcun versamento volontario. Infine, bastano 15 anni di contributi per chi ha 25 anni di anzianità assicurativa e si trova con una carriera lavorativa con 10 o più anni di lavoro effettuati per periodi inferiori alle 52 settimane per anno.

Pensione di vecchiaia, a volte non bastano 20 anni di contributi

Per chi non ha versamenti antecedenti il 1996, ovvero per i cosiddetti contributivi puri, maturare 67 anni di età e 20 di contributi può non bastare. Infatti è necessario per avere accesso alla pensione di vecchiaia, anche il fatto che la pensione liquidata sia pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale.

In pratica con una pensione inferiore a 690,43 euro (l’assegno sociale è pari per il 2021 a 460,28 euro), nonostante la combinazione 67+20 sia rispettata, non si accede alla quiescenza. E bisognerebbe in questo caso aspettare i 71 anni di età quando il vincolo sparisce.

Per i lavori gravosi invece, ciò che è successo dal primo gennaio 2019, cioè lo scatto di 5 mesi in più di età pensionabile per via dell’aspettativa di vita, non è valido. Infatti per chi svolge una delle 15 attività di lavoro gravoso oggi previste, l’uscita resta fissata a 66 anni e 7 mesi e sarà così anche nel 2022.

Ma al posto di 20 anni di contributi ne servono 30. Infine bastano 66 anni di età per la pensione di vecchiaia per chi accede alla pensione di vecchiaia tramite totalizzazione, unendo (totalizzando) i contributi versati nel corso della propria vita lavorativa in più gestioni.

Combinazione 66+20 che però prevede il meccanismo delle finestre di uscita che in nessuna forma di pensione di vecchiaia prima descritte, esiste. Infatti occorre aspettare una finestra di decorrenza di 18 mesi, cioè, la prima pensione liquidata decorre dopo 18 mesi dal completamento dei requisiti.