Autore: Guido Michelini

pensione di reversibilità

Pensione di reversibilità: diritto, familiari, importi e limitazioni

La guida completa alla pensione ai superstiti, dai requisiti ai beneficiari.

Quando si verifica il decesso di un pensionato o di un assicurato che ha maturato i requisiti per accedere tanto alla pensione di vecchiaia che a quella di invalidità, i familiari di questi soggetti sono tutelati dalla normativa vigente con la pensione di reversibilità. La legge previdenziale italiana prevede infatti il diritto alla pensione in favore dei familiari superstiti, ma solo quando si verificano determinate e prescritte condizioni.

L’istituto della pensione ai superstiti è particolare, con alcuni requisiti particolari tanto per il defunto che per i familiari che eventualmente devono chiedere la reversibilità. Approfondiamo quindi l’argomento entrando nello specifico di questo strumento previdenziale.

Pensione di reversibilità, come deve essere il defunto per cui è riconosciuta

Quando si parla di pensione ai superstiti occorre distinguere tra pensione di reversibilità che è in favore dei superstiti del titolare di una pensione e tra pensione indiretta, a favore dei superstiti di un defunto, assicurato, ma non ancora titolare di pensione.

Per ottenere la pensione ai superstiti in caso di decesso di un pensionati invece, è necessario che il defunto sia titolare di pensione di vecchiaia, inabilità o anzianità. In alternativa, anche se non ancora pensionato, il defunto deve essere nelle condizioni di aver raggiunto i requisiti contributivi per la pensione di vecchiaia o di invalidità alla data del decesso. Quando un lavoratore muore e non è ancora pensionato, per lasciare la pensione di reversibilità ai superstiti deve rispettare determinate condizioni.

Infatti deve avere maturato, alternativamente, almeno 780 contributi settimanali, cioè i requisiti previsti per la pensione di vecchiaia prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo n° 503 del 1992, o almeno 260 contributi settimanali di cui almeno 156 nel quinquennio antecedente la data di decesso, che sono i requisiti previsti per l’assegno ordinario di invalidità. Questi sono i requisiti fondamentali che deve avere il defunto a seconda che sia già pensionato o ancora lavoratore.

Pensione di reversibilità, i beneficiari

Il coniuge del defunto ha diritto automaticamente alla pensione di reversibilità. In questo caso non esistono particolari difficoltà normative o cavilli in termini di requisiti da detenere. Anche il coniuge separato in alcuni casi ha diritto alla pensione di reversibilità.

Ma occorre in questi casi approfondire l’argomento, perché ci sono normative particolari e orientamenti dei Tribunali che determinano il perimetro di applicazione della misura per separati e divorziati alla data del decesso del pensionato o dell’assicurato.

In caso di separazione, la giurisprudenza ha adottato spesso posizioni contraddittorie. Ci sono giudici che hanno ritenuto fattore determinante per la reversibilità in caso di separazione, la presenza di un assegno di mantenimento tra gli ex coniugi, naturalmente a favore del superstite ed a carico del defunto.

Ma ci sono pronunce che per la pensione di reversibilità non hanno indicato nell’assegno alimentare o di mantenimento, il fattore determinate ala sua fruizione da parte del coniuge superstite.

In caso di divorzio invece, la situazione è nettamente più snella. Infatti in questo caso la legge è piuttosto chiara. La reversibilità spetta al coniuge superstite divorziato se il deceduto ha iniziato a versare contribuzione previdenziale prima della sentenza di scioglimento del matrimonio o della cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Inoltre, altra condizione necessaria è che nella sentenza di divorzio deve essere stato concesso al coniuge superstite l’assegno divorzile. Altro requisito da rispettare è quello relativo a nuovi matrimoni del coniuge superstite. Infatti la prestazione è ammessa solo se non è sopraggiunto un nuovo matrimonio o unione civile per il coniuge superstite. Nei casi in cui è il deceduto ad aver lasciato più di in coniuge in vita, cioè se ha contratto nuovo matrimonio dopo un divorzio, la reversibilità spetta a tutti i coniugi, compresi gli ex, ma in quote differenti e in base agli anni di durata del matrimonio e ad altri fattori.

In linea generale la pensione ai superstiti viene divisa tra le due mogli superstiti o tra i due mariti superstiti in base alla durata dei rispettivi matrimoni. Inoltre, la pensione di reversibilità a più coniugi superstiti è erogata anche in base all’importo dell’assegno di mantenimento eventualmente corrisposto all’ex coniuge, nonché alle condizioni economiche di entrambi i coniugi e pure in base alla durata di eventuali convivenze prematrimoniali.

Non esiste normativa che determini in modo chiaro e inconfutabile la proporzione della pensione di reversibilità per ciascun coniuge. Infatti i legislatori hanno demandato ai vari tribunali che di volta in volta affrontano casi simili, di stabilire la proporzione delle singole quote di reversibilità spettanti ai coniugi superstiti.

Pensione di reversibilità anche ai figli? ecco le regole da rispettare

La pensione di reversibilità a determinate condizioni spetta anche ai figli naturali, adottati o affidati. La pensione di reversibilità per i figli però è condizionata da una serie di fattori e da condizioni ben determinate dalla normativa attualmente in vigore. Prima di tutto la reversibilità ai figli può essere concessa solo ai minorenni (sotto i 18 anni di età e fino ai 18 anni di età).

Solo nel caso di figli studenti la reversibilità può essere concessa fino al compimento dei 21 anni o fino al compimento dei 26 anni a seconda del percorso di studio del figlio. Infatti i 21 e 26 anni di età riguardano rispettivamente i figli studenti che frequentano la scuola media o le scuole superiori di secondo grado e i figli studenti che frequentano un corso di laurea, cioè i figli studenti universitari.

Per i figli con determinate situazioni di invalidità e di inabilità al lavoro, la pensione di reversibilità non ha limiti di età, purché questi figli risultino a carico del decuius al momento della morte di quest’ultimo.

Pensione di reversibilità quando mancano coniugi e figli

Quando il defunto non ha coniugi ne tanto meno figli, anche i suoi genitori potrebbero avere diritto alla pensione di reversibilità ed anche in questi casi solo a determinate condizioni. In questi casi è necessario infatti che i genitori del decuius abbiamo almeno 65 anni di età compiuti, che non percepiscano pensioni proprie e che siano a carico del defunto alla data del decesso dello stesso.

In assenza anche dei genitori, oltre che di coniuge e figli, la reversibilità può essere appannaggio anche di fratelli e sorelle. In questo caso occorre che fratello o sorella siano celibi o nubili, a carico del defunto alla data della morte, senza pensioni proprie e inabili al lavoro.

Per chiunque percepisca la prestazione ai superstiti il diritto si perde quando vengono a mancare i requisiti prima citati per ciascun profilo di beneficiario. In pratica, la decadenza del beneficio della pensione ai superstiti può sopraggiungere nel momento in cui un coniuge beneficiario si risposa (ma anche se si unisce civilmente ad un altro partner), quando un figlio supera i limiti di età prima citati e così via dicendo.

Pensione di reversibilità, importi

L’importo della pensione di reversibilità non ha un meccanismo di calcolo fisso ma viene stabilito in percentuale (aliquote) in base alla pensione del deceduto e ad altre determinate condizioni.

La pensione ai superstiti spetta in misura pari al 60% del trattamento previdenziale percepito dal defunto alla data del decesso, nel caso in cui il beneficiario sia l’unico coniuge in assenza di figli. Se invece c’è pure un figlio insieme al coniuge, la prestazione sale all’80% della pensione del defunto.

E passa al coniuge al 100% nel caso in cui ci siano due o più figli. Senza coniuge la reversibilità per il figlio unico è pari al 70% della pensione che percepiva il decuius. Se invece i figli beneficiari sono due, la reversibilità spetta in misura pari all’80% e se sono tre o più, la prestazione è erogata al 100%.

Per i genitori invece, reversibilità al 15% per un unico genitore superstite e al 30% per entrambi. Continuando nell’albero genealogico dei potenziali beneficiari della reversibilità, la prestazione spetta in misura pari al 15% per un unico fratello o sorella, al 30% per due, al 45% per tre e così via, fino alla reversibilità al 100% in presenza di sette o più fratelli.

Condizioni reddituali e importo minimo dell’assegno di reversibilità

Le percentuali o aliquote che dir si voglia, di cui abbiamo parlato sopra, sono però soggette a limiti di importo sia minimi che massimi. La pensione ai superstiti non potrà essere inferiore al trattamento minimo previsto dall’Inps. Inoltre tale pensione erogata ai superstiti non potrà essere mai di importo più alto rispetto a quanto percepiva di pensione il defunto quando era in vita.

Il trattamento minimo risulta molto importante sia per gli importi della pensione di reversibilità teoricamente spettante, ma anche per la condizione reddituale dei beneficiari della reversibilità. Infatti il reddito del beneficiario della pensione di reversibilità è molto importante per determinare l’importo spettante ai superstiti.

Il trattamento minimo Inps per il 2020 è pari a 515,07 euro al mese per 13 mensilità. Per questo la pensione ai superstiti cala se il beneficiario ha reddito sopra 3 volte il trattamento minimo. In estrema sintesi possiamo precisare che un beneficiario con redditi sopra tre e fino a quattro volte il trattamento minimo, avrà diritto alla pensione di reversibilità ma ridotta in misura pari al 25%. Viene tagliata del 40% per un beneficiario che invece ha redditi sopra 4 volte e fino a 5 volte il trattamento minimo e del 50% per redditi ancora superiori a questa soglia.

Pensione di reversibilità, decorrenza e domanda, le informazioni utili

La pensione di reversibilità è erogata esclusivamente dietro domanda da parte dei soggetti interessati. Non è automatica quindi e la sua decorrenza parte dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si è verificato il decesso del pensionato. Non c’è nessuna scadenza per la domanda è quindi anche la decorrenza resta inalterata a prescindere dalla data di presentazione della domanda di reversibilità.

Resta però da sottolineare quanto prevede l’articolo 2946 del Codice Civile. Infatti la domanda per la concessione della pensione ai superstiti può essere presentata in qualsiasi momento successivo alla data del decesso del titolare di una pensione.

Ma se trascorrono 10 anni da questa data, si entra nel perimetro di applicazione della cosiddetta prescrizione. In pratica, decorsi 10 anni dalla morte del parente titolare della prestazione pensionistica su cui si richiederà il trattamento di reversibilità, tutti i ratei di pensione non riscossi cadono in prescrizione.

La domanda di pensione ai superstiti va inoltrata all’INPS. I metodi da usare sono quelli canonici e cioè tramite Patronato o usando il Pin dispositivo Inps, il Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid), la Carta Nazionale dei Servizi (Cns) o la Carta di identità elettronica (Cie).

In tutti i casi il canale è telematico e con le varie credenziali che permettono l’accesso ai servizi telematici dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale si può usare anche il servizio call center dedicato. Con le credenziali di accesso ai servizi digitali Inps, sul portale ufficiale dell’Istituto Previdenziale c’è l’area dedicata, con la procedura e le informazioni utili a procedere da soli alla compilazione e all’invio della domanda di pensione.