Autore: B.A

Pensione - pensione di reversibilità

29
Giu

Pensione di reversibilità con due coniugi, come si divide tra ex e convivente attuale

Come funziona la pensione di reversibilità quando il defunto si è risposato? Ecco le regole da rispettare ed a chi tocca la pensione ai superstiti.

Un caso che riguarda milioni di famiglie alle prese con il decesso di un pensionato che si è lasciato alle spalle due coniugi, è quello della pensione di reversibilità. A chi spetta il trattamento previdenziale ai superstiti, meglio conosciuto come pensione di reversibilità, al primo coniuge o all’ultimo? Questo il quesito su cui occorre un approfondimento. Vediamo tutto ciò che occorre sapere.

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Pensione di reversibilità tra ex e nuovo coniuge

Quali sono i criteri che si usano per dividere la pensione di reversibilità tra ex coniuge e nuovo convivente se entrambi sono superstiti? In linea di massima la pensione ai superstiti spetterebbe ad entrambi, perché la reversibilità prevede l’assegnazione di una quota di assegno a entrambi. Addirittura la Corte di Cassazione ha emesso diverse sentenze al riguardo, con una recentissima in cui mette in evidenza i criteri sulla cui base vengono stabilite le quote spettanti di pensione di reversibilità.

Si tratta di una materia spinosa, ricca di sfaccettature, dal momento che le fattispecie di situazioni possono essere molteplici. La nuova ordinanza dell’ Suprema Corte di Cassazione è la n° 11520/2020. I giudici hanno respinto il ricorso di una donna che risultava essere l’ultima convivente con il pensionato deceduto. A questa signora avevano assegnato solo il 20% della pensione di reversibilità spettante, mentre il restante 80% è stato assegnato al coniuge precedente. Tutto ciò nonostante il primo matrimonio del defunto si fosse concluso con una sentenza di divorzio.

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Reversibilità tra più coniugi, come funziona?

In base alla normativa che di solito i giudici applicano in casi del genere, evidente che gli ermellini della Corte dì Cassazione si siano basati, nel respingere il ricorso dell’ultima convivente del defunto, sul criterio basato sulla durata dei due rapporti. Si tratta di un principio primario in queste circostanze, e i giudici lo hanno applicato. Il principio utilizzato richiama alla Legge Cirinnà che nel caso in oggetto, riconosce solo una minima tutela al convivente di fatto bisognoso economicamente.

Nel caso oggetto della ordinanza della Corte di Cassazione, Il defunto era stato sposato per 36 anni vol primo coniuge da cui ha avuto 4 figli. Con il secondo congiunto, cioè la convivente che è anche colei che ha presentato ricorso, l’uomo è stato insieme 16 anni, senza figli. La differenza di durata delle due unioni, con la prima più del doppio come lunghezza, della seconda, ha determinato la netta differenza di distribuzione delle quote di pensione ai superstiti a vantaggio del primo coniuge.

La giustificazione addotta dai giudici è relativa alla natura stessa della pensione di reversibilità. Tale misura infatti va intesa come sostegno economico che continua agli eredi aventi diritto, come lo era prima del decesso e non è solo uno strumento di perequazione economica, uno strumento collegato a stile di vita e aiuto economico a soggetti in condizione di bisogno.